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“Per la maggioranza la situazione si è fatta molto delicata. Sono preoccupata”. Intervista all’ex presidente di Legambiente e deputata di Liberi e Uguali, Rossella Muroni. Il governo reggerà? “Chi pensa di aprire una crisi si assume un’enorme responsabilità di fronte al Paese”. L’errore più grave del governo? “Non aver insistito in tutti i modi nella ricerca del confronto con l’opposizione e le parti sociali”

“Per la maggioranza la situazione si è fatta molto delicata. Sono preoccupata”. L’ex presidente di Legambiente e deputata di Liberi e Uguali, Rossella Muroni, non nasconde la gravità del momento che sta attraversando il governo dopo lo scontro andato in scena ieri in Parlamento, ma prova comunque a gettare acqua sul fuoco. “Dobbiamo mettere da parte la contrapposizione tattica e politicista di queste settimane, in una fase come questa la trovo incomprensibile e credo lo sia anche per il Paese”, ha commentato Muroni in questa intervista a Formiche.net, nella quale ha fatto chiaramente intendere di condividere nel merito una parte delle critiche rivolte a Giuseppe Conte sulla cosiddetta governance del Recovery Fund ma di essere in forte disaccordo sulle modalità. “Ci vogliono meno muscoli e più testa”. E poi – ha aggiunto – “capisco la frustrazione di chi, come il premier, arriva da fuori dalla politica e vede che si fa fatica perché il meccanismo non funziona. La tentazione di creare una scorciatoia operativa c’è, lo comprendo. Però credo sia fondamentale non rinunciare a cambiare il sistema”.

Muroni, ormai navigate a vista? 

Devo dire con grande amarezza che non vedo la necessaria preoccupazione per quello che sta avvenendo nel Paese. Questo continuo botta e risposta ci impedisce di discutere in maniera aperta e costruttiva, le differenze ci sono in tutte le maggioranze. Abbiamo di fronte sfide fondamentali per il Paese. Non possiamo permetterci di fallire.

Ma della proposta avanzata da Palazzo Chigi sulla struttura che sarà chiamata a gestire i fondi europei che ne pensa?

Penso sia una scorciatoia. Guardi, il problema lo capisco: garantire la rapidità, l’efficienza e l’efficacia delle misure che andremo ad adottare. Ma non possiamo evitare di affrontare la situazione, dobbiamo investire sul Paese. Quello che serve è una pubblica amministrazione rigenerata.

In che modo?

Dobbiamo investire sulla qualità della pubblica amministrazione (qui la nostra conversazione con Fabrizio Barca). È questa la prima infrastruttura, l’ossatura principale dello Stato. Inutile cercare strade parallele. Quella dei mega-manager che arrivano e salvano l’Italia è una cultura che non mi appartiene. Anche perché abbiamo visto come sono andati i precedenti. I fondi del Next Generation Eu devono essere un investimento per affrontare i nodi strutturali del Paese.

Mi pare però che, pur con toni e modalità diverse, condivida molte delle critiche avanzate ieri da Matteo Renzi in Senato. Non è così?

Vorrei che si usassero meno i muscoli e di più la testa. Capisco il gusto dell’intervento plateale e pronunciato anche con una certa capacità retorica, ma ci vuole più disponibilità al confronto all’interno della maggioranza. Occorre rinunciare alla politica dei tweet e delle frasi ad effetto, mettersi seduti a tavolino, discutere e trovare soluzioni concrete. Una battuta, una minaccia, un aut aut in questo momento fanno solo male al Paese.

Quanto ritiene che Conte con le sue scelte abbia concorso a creare questo clima, che è un po’ palude e un po’ tutti contro tutti?

Credo che Conte si sia assunto una responsabilità enorme con la vicenda della pandemia e che sia a capo di una maggioranza oggettivamente molto complicata. Penso volesse trovare una soluzione operativa per risolvere i problemi che le dicevo prima. Non credo sia una questione di delirio di onnipotenza o accentramento dei poteri. La sua frustrazione la capisco.

In che senso?

Viste le difficoltà, la tentazione di creare una scorciatoia operativa c’è. Lo comprendo. Anche io nel mio piccolo da parlamentare mi rendo conto che l’approccio alla politica è davvero faticoso. Se arrivi dal mondo reale ti rendi conto che tante cose che vorresti fare rimangono sulla carta perché il meccanismo è inceppato. Però non possiamo rinunciare a cambiare il sistema. Non se ne può costruire uno alternativo perché quello che abbiamo non funziona.

Dunque Muroni, che mediazione pensa potrebbe essere trovata?

Dobbiamo sforzarci di ricomporre il dialogo all’interno della maggioranza. Dobbiamo comprendere le ragioni del premier ma anche fargli capire che quella proposta non è la soluzione ideale. L’obiettivo è individuare un meccanismo innovativo che tenga insieme la presenza di soggetti esterni e l’impegno della pubblica amministrazione.

Ma lei ritiene che Conte e il governo arriveranno a mangiare il panettone e anche la colomba di Pasqua? Oggi sui giornali e non solo non si parla quasi di altro.

Chi pensa di aprire una crisi in un momento di pandemia si assume un’enorme responsabilità di fronte al Paese. Non so come si possa spiegare una scelta del genere agli italiani. E comunque mi preoccupa di più che a mangiare il panettone e la colomba siano gli italiani e le italiane considerata la crisi che stiamo vivendo.

Quindi, a suo avviso, il governo e la maggioranza devono andare avanti a tutti i costi?

La maggioranza deve smettere di pensare al posizionamento pubblico e alla prossima scadenza elettorale e assumersi la responsabilità di prendere decisioni anche impopolari. Non difendo il governo in quanto deputata di maggioranza. Credo che aprire una crisi sostanzialmente al buio, in piena pandemia, sia un capolavoro che la politica può risparmiare al Paese.

Muroni, qual è invece l’errore principale che avete commesso in questi mesi di pandemia?

Non aver insistito in tutti i modi nella ricerca del confronto con l’opposizione e con le parti sociali. In una fase come questa non esistono colori politici, anche perché i fondi che arriveranno sono per le prossime generazioni e non sappiamo chi sarà a governarle. Ecco, da oggi in poi vorrei un po’ meno politica del potere e un po’ più politica della cura.

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