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Vaccini anti Covid, Biden apre oggi i colloqui con il Wto per aumentare la distribuzione. Sul tavolo il nodo dei brevetti

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Quasi la metà della popolazione statunitense ha ricevuto almeno una dose di vaccino contro il Coronavirus. Di un miliardo e 134 milioni di dosi somministrate nel mondo, più del 20% sono state inoculate negli Stati Uniti. Complessivamente, l‘83% delle vaccinazioni sono state realizzate in Paesi ad alto e medio reddito. Con il rapido aumento dei contagi in India, il Paese, primo produttore di vaccini al mondo, ha deciso di limitare il suo export di dosi. L’amministratore delegato del dell’istituto indiano Serum ha confermato in un’intervista al Financial Times che la scarsità nella produzione di vaccini durerà mesi. Con un impatto non solo sulla distribuzione interna, ma anche sull’export.


L’incontro al Wto

Per questo, sempre più organizzazioni non governative, politici e premi Nobel, stanno chiedendo agli Stati Uniti di allentare quanto prima le restrizioni sulla proprietà intellettuale legata ai vaccini contro il Coronavirus. E sarà proprio questo il principale tema di dibattito su cui verterà la riunione di oggi e domani del Consiglio generale dell’Organizzazione mondiale del commercio a cui parteciperò anche Joe Biden. Già a marzo la richiesta di India e Sud Africa di sospendere i brevetti sui vaccini era stata bloccata da diversi Paesi industrializzati, tra cui l’Ue e gli Stati Uniti. 

La proposta avanzata dai due Paesi esenterebbe i Paesi membri dell’Organizzazione mondiale del commercio dall’imporre alcuni brevetti, segreti commerciali o monopoli farmaceutici in base all’accordo TRIPS del Wto sui diritti di proprietà intellettuale. Un’ipotesi che, alla vigilia della riunione del Wto, ha spinto alcune cause farmaceutiche ad accelerare la loro provvigione di vaccini ai Paesi più poveri del mondo. Pfizer e Moderna hanno annunciato di voler aumentare la fornitura di vaccini in tutto il mondo.

La distribuzione nei Paesi poveri

«Questa è una catastrofe creata dall’uomo», ha detto lunedì l’ex premier inglese, Gordon Brown, intervenendo all’Oms. The One Foundation, una ong che lavora per combattere la povertà, ha stimato che l’acquisto di 2 miliardi di dosi di vaccini fatto dai Paesi più ricchi del pianeta, a svantaggio del resto del mondo, potrebbe duplicare il bilancio dei decessi legati alla pandemia. Il programma Covax dell’Oms, sostenuto anche da altre organizzazioni internazionali, per fornire un accesso equo ai vaccini in tutto il mondo mira a distribuire almeno 2 miliardi di dosi ai Paesi più svantaggiati, e raggiungere l’immunità di almeno il 20% delle popolazioni che partecipano al programma. Ad oggi, però, sono state consegnate solo 49 milioni di dosi.

La Casa Bianca divisa sulla sospensione dei brevetti

L’incontro di oggi tra il Wto e Joe Biden avrà un significato anche politico per il presidente americano. Durante la campagna elettorale, Biden aveva promesso all’attivista per la salute, Ady Barkan, che si sarebbe impegnato e condividere la tecnologia per permettere un accesso equo dei vaccini contro il Coronavirus. Tuttavia, gli stessi consiglieri sanitari all’interno della Casa Bianca sono divisi. Secondo il New York Times, alcuni sostengono che Biden ha un imperativo morale di agire per sospendere i brevetti, e che sarebbe una cattiva propaganda per il neo presidente schierarsi dalla parte delle cause farmaceutiche. Altri, invece, dichiarano che divulgare segreti relativi alla produzione dei vaccini non permetterebbe di aumentare il numero delle dosi vista la complessità della tecnologia utilizzata. Inoltre, nel caso in cui le aziende riuscissero ad acquisire il know-how, ci vorrebbe comunque tempo per metterlo in pratica e avviare una produzione con ritmi sostenuti. Anthony Fauci, consigliere medico capo di Biden, in un’intervista a Open ha dichiarato che quello dei brevetti non è il campo di battaglia su cui si fonda il rapporto di solidarietà tra Paesi. La settimana scorsa, era stato Bill Gates a sostenere in un’intervista di non essere favorevole alla sospensione dei brevetti, soprattutto verso l’India, citando motivi legati alla sicurezza della produzione.

I profitti delle case farmaceutiche

Le aziende farmaceutiche sostengono inoltre che una tale decisione disincentiverebbe gli investimenti in ricerca e sviluppo, alla base della produzione di nuovi vaccini. Tuttavia, molti critici hanno fatto notare come le società farmaceutiche abbiano già beneficiato di molti aiuti pubblici e che il ritorno a livello di profitti è già stato elevato. Pfizer ha chiuso il primo trimestre del 2021 con un fatturato di 14.58 miliardi di dollari, di cui 3.5 miliardi dal vaccino. La stima per la fine del 2021 è un ricavo che dovrebbe aggirarsi attorno ai 26 miliardi di dollari. «Mentre l’industria merita sicuramente credito per lo sviluppo rapido dei vaccini – ha osservato il sociologo filippino Walden Bello – non avrebbe potuto farlo senza generosi sussidi governativi: gli Stati Uniti da soli hanno dato oltre 12 miliardi di dollari a sei importanti aziende di vaccini per questo scopo».

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