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“Si parla ancora di lusso ma dovremmo parlare ormai di lifestyle, le aziende che fanno moda fanno lifestyle e quindi design, arte, food e tutto quello che va a completare o massimizzare lo stile di vita”. Ecco cosa ha detto Tomaso Trussardi, presidente di Trussardi Group, nell’Audizione svolta da Valerio De Luca, presidente di Task Force Italia e organizzata in collaborazione con l’Accademia Internazionale per lo Sviluppo Economico e Sociale (AISES), Universal Trust e Global Investors Alliance

Il Made in Italy come un importante valore aggiunto da non perdere, l’evoluzione digitale ma anche il tema degli aiuti al settore, sono alcuni degli elementi affrontati nel web talk di Task Force Italia con ospite Tomaso Trussardi. L’obiettivo è quello di passare dal pensiero all’azione grazie a tavoli di lavoro settoriali e specifici, in questo caso sul settore della moda visto come lifestyle. Tra i partecipanti, coordinati da Diva Moriani, vicepresidente esecutivo di Intek e consigliere di amministrazione di Generali e Moncler, Andrea Gumina, consigliere del ministro degli Affari esteri e componente dello Sherpa Office G7/G20, Alberto Lupoi, consigliere di amministrazione di Mediobanca e Università di Padova, Stefano Caselli. Pro Rettore, Affari internazionali Università Bocconi e Dina Ravera, presidente Pio Albergo Trivulzio e di Destination Italia e consigliere di amministrazione di A2A, Inwit, OTB, Reply.

L’IMPATTO DELLA PANDEMIA SUL SETTORE MODA

Gli aiuti per supportare il settore della moda nel difficile momento della pandemia e delle sue conseguenze richiamano alla necessità di liquidità immediata, sia per le aziende e i fornitori che per i clienti. Nello specifico Tomaso Trussardi ha spiegato come sono state richieste le possibilità di debito di liquidità messe a disposizione con i meccanismi di cessione al credito, le metodologie di erogazione ordinarie con le varie garanzie e come di fatto siano riusciti ad ottenere una parte di finanziamento.

Trussardi ha specificato come ci sia un problema fondamentale di stagnazione dei magazzini: è necessario valorizzare il magazzino che subisce una svalutazione importante e l’obsolescenza, “con il sistema bancario bisognerebbe cercare di impegnare il magazzino a fronte di una liquidità che gli premetta di continuare con il proprio ciclo attivo”.

Il Presidente di Trussardi Group ha specificato come sia un errore a livello statistico far confluire all’interno del settore del lusso in Italia, che conta circa 80 miliardi di fatturato come industria di settore, tantissimi segmenti e business che hanno specificità e logiche di gestione e ciclo attivo completamente differenti. La filiera, secondo Trussardi, va preservata e tutelata perché è il know-how del nostro Made in Italy e creerebbe una perdita di valore permanente.

OPPORTUNITÀ E RISCHI DEL DIGITALE

Uno dei metodi per affrontare questo momento difficile è sicuramente un più ampio ricorso al digitale ma senza rischiare di andare a depauperare il valore del brand creando una sovrapposizione di merci con sconti. Da qui, la proposta secondo la quale il “governo potrebbe e dovrebbe tutelare i brand con marketplace digitali affinché vengano controllati per evitare la vendita agli stockisti che sono price-driven”.

Le aziende nel settore della moda, sottolinea Trussardi, si sono digitalizzate già dieci anni fa, quindi la rivoluzione digitale deve essere legata soprattutto alla capacità dell’azienda di interpretare in maniera diversa lo sviluppo della clientela. Le realtà aziendali che oggi stanno avendo meno problematiche a livello di turnover sono quelle che sanno parlare all’ultima generazione e che sanno far arrivare i messaggi giusti. La digitalizzazione è sicuramente un processo fondamentale, che va finanziato, anche per quanto riguarda tutta la parte consulenziale che serve a cambiare il modello di business.

MODA E SOSTENIBILITÀ

Quando le aziende del settore del lusso sono esplose, quindi a partire dagli anni ’80, la sostenibilità e tutto quello che era green, l’economia circolare, non erano valori prioritari. Oggi, ricorda Trussardi, sono valori inseriti all’interno della vision e mission di un brand.

“L’economia circolare è davvero importante, il nostro scarto è qualcosa di non deperibile e dannoso per l’eco-sistema, mentre le piante ci danno ossigeno. Noi lavoriamo da anni con aziende che sono certificate così come lo sono le nostre sedi, di cui abbiamo diminuito il numero”.

L’attenzione verso la sostenibilità oggi rappresenta certo un valore ma anche un costo, che si ripercuote sul prodotto anche a livello di fornitura.

MADE IN ITALY E COMPETIZIONE GLOBALE

Per il settore del lusso, il Made in Italy è un brand che rappresenta soprattutto un valore aggiunto e per questo può essere venduto al prezzo migliore. Questo riguarda una determinata fascia, tendenzialmente ad appannaggio del mondo del lusso.

Trussardi ha sottolineato come invece per quanto riguarda la fetta di mercato più grande appartenente al cd affordable luxury le aziende sono obbligate a rifornirsi all’estero, è questo il problema, si tratta di una parte di fatturato che non arriva in Italia. Si pensi ad esempio all’Emilia-Romagna le cui aziende da sole fatturano più di 1 miliardo di euro ma che non fanno parte del lusso.

I francesi, che hanno inventato il lusso, producono in Italia e per la legge del mercato di domanda e offerta determinano il prezzo, dato che sono più numerose. Quello che manca è un meccanismo di tutela per le aziende italiane che dovrebbero poter avere agevolazioni e possibilità di approvvigionarsi in Italia in termini di manodopera e materie prime. Molte realtà italiane non possono permettersi la manodopera perché arriverebbero a prezzi non allineati alle loro possibilità.

UNA POSSIBILE COLLABORAZIONE TRA AZIENDE

Le piccole e medie aziende sono oggi più propense a valutare un qualche tipo di accorpamento e di lavoro di squadra, con lo scopo di creare valore per la propria azienda. Questo in Italia accade difficilmente, secondo Trussardi, “ora c’è appena stata l’operazione di Moncler che per me è straordinaria, anche Renzo Rosso ha cercato di creare un polo, sono iniziative da portare avanti e Remo Ruffini, l’imprenditore-direttore creativo di Moncler, è un esempio del continuo tentativo di creare valore a prescindere dal possesso e dalla quantità di possesso dell’azienda”.

Trussardi ha sottolineato come i marchi francesi siano molto forti nel mantenere la specificità di ogni brand o modello di business e come, se un modello funziona, non venga alterata la specificità del brand.

“In Italia è venuta un po’ a mancare la possibilità di fare operazioni e creare sistema. Lascia l’amaro in bocca vedere sempre iniziative di privati mai supportate, c’è come una mancanza di interesse per questo tipo di operazioni”. Poi ha raccontato come sia stato il padre, Nicola Trussardi, ad inventare il lifestyle negli anni 80: “sono stufo del prêt-à-porter, preferisco il prêt à vivre”, diceva, e quanto sia importante oggi questo “stile di vita” che crea aggregazione forte anche in altri settori come, ad esempio, quello del food. Sono tutti campi strategici per l’industria italiana, fonti di guadagno se si riesce a creare una reale attrattiva che li riguardi.

CAMBIAMENTI DI MERCATO E PRODUTTIVITÀ

Diva Moriani, vicepresidente esecutivo di Intek e consigliere di amministrazione di Generali e Moncler ha sottolineato come il Covid, da un certo punto di vista, abbia accelerato una rivoluzione che stava già avvenendo, portando le persone a diventare più famigliari con lo strumento dell’e-commerce attraverso il quale il brand ha cominciato a comunicare con i propri clienti. E da qui parte la rivoluzione per l’azienda in grado di intercettare i cambiamenti più repentini del mercato con una programmazione della produzione più rapida. In questa rivoluzione probabilmente si cela anche una modalità diversa di fare efficienza, rispetto a quella tradizionale a cui il settore era abituato.

Una rivoluzione digitale che richiede investimenti importanti pari all’impatto che può avere, investimenti che le aziende italiane potrebbero fare molta fatica a realizzare. E da qui la necessità di agevolare la messa in atto di piattaforme allargate cui possano partecipare e attaccarsi anche le aziende di dimensioni minori. La logica delle aggregazioni in questo settore deve crescere per investire in sostenibilità.

TECNOLOGIA, FINANZA E MULTILATERALITÀ

Andrea Gumina, consigliere del ministro degli Affari Esteri e componente dello Sherpa Office G7/G20, ha ricordato quanto l’export sia un elemento cruciale per rilanciare strutturalmente il paese. E la necessità di riportare il contributo delle esportazioni al Pil italiano non solo a livello pre-Covid (circa 33%) ma ben oltre.

Gumina ha rilevato come il Covid possa rappresentare non un cambiamento congiunturale di abitudini e modalità di fare business ma forse anche una possibilità per superare il paradosso di Solow in produttività nelle tecnologie. “L’idea che nuovi strumenti tecnologici in realtà diventino le tecnologie del futuro, è una sfida planetaria che evidentemente essendo un’onda noi dobbiamo come paese cogliere piuttosto che evitare”. La prima sfida di policy maker e aziende è quella di capire come facilitare assunzione aziende di questa onda tecnologica e assecondare una serie di processi che portino le nostre aziende a stare nella parte alta della catena globale del valore e questo rappresenta una vera e propria sfida anche in termini di valorizzazione della filiera.

Ci sono tre fattori su cui il dialogo deve andare avanti, secondo Andrea Gumina, la tecnologia, la finanza e il tema della multilateralità nel commercio mondiale. Sono temi che nei prossimi mesi faranno la differenza nel determinare il riposizionamento del contributo italiano a livello di export.

MODA E INVESTIMENTI

Alberto Lupoi, Consigliere di amministrazione di Mediobanca e Università di Padova, ha sottolineato come sia necessario unire strumenti digitali e finanziari riflettendo alla possibilità di creazione di un mercato secondario che possa essere il centro per effettuare degli scambi. Con la block chain e la globalizzazione si possono mettere in circolazione le merci con grande facilità e sicurezza.

Stefano Caselli dell’Università Bocconi ha ricordato come in Italia abbiamo parlato di rimpatrio dei cervelli e quanto sia necessario ragionare di un rimpatrio anche delle aziende e dei processi produttivi.

“Gli investitori oggi sono alla ricerca di carta sostenibile e attraente, per portare a casa un messaggio, un brand e una logica di sostenibilità. Finanziare un settore della moda che abbia brand e in più in crisi con una forte componente di sostenibilità può essere un’occasione unica”, ha detto Caselli.

IL VALORE DELL’EREDITÀ

Dina Ravera, ha sottolineato l’importanza del dare il più possibile continuità alle imprese famigliari. Tomaso Trussardi ha ricordato come a volte i figli non abbiano voglia o interesse di continuare il lavoro dei genitori e quanto questa legacy non debba essere un peso ma un valore aggiunto.

Trussardi ritiene che in Italia ci sia una mentalità sbagliata che invece di incoraggiare tende a denigrare e che sarebbe davvero importante riuscire a gestire un meccanismo di passaggio di consegne da parte dell’imprenditore verso le nuove generazioni.

“Spero che le mie figlie saranno interessate e avranno voglia di portare avanti il gruppo, ma bisogna concentrarsi sul fatto che l’azienda non la possiedi, ma sei chiamato a guidarla per gestirla al meglio per poi poterla tramandare”.

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