Tribunale, è boom di positivi. Gli avvocati: “Non lasciamo che il virus uccida il diritto alla difesa”

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Boom di positivi

Francesca Sabella — 25 Ottobre 2020

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«La situazione nel Palazzo di Giustizia è critica, a questo punto credo sarebbe meglio chiuderlo, anziché continuare a lavorare in queste condizioni, e rivedere tutta l’organizzazione dell’attività forense». Ne è convinto l’avvocato Gennaro De Falco che non ha dubbi sul da farsi dopo l’impennata di contagi registrata tra le aule del Tribunale e della Procura di Napoli. Il Coronavirus dilaga tra magistrati e cancellieri, il foro napoletano è in tilt, ogni misura adottata finora sembra essere inutile: è delle scorse ore la notizia di cinque pm, una stenotipista e un amministrativo positivi al Covid-19. Di qui la decisione del procuratore Giovanni Melillo, comunicata con la circolare numero 10, di introdurre limitazioni agli accessi negli uffici e disporre l’obbligo di sottoporsi alla misurazione della temperatura.

Bisognerà, in particolare, «limitare ai casi di assoluta necessità l’accesso di estranei all’ufficio, trasmettere le deleghe di indagine, le richieste di intercettazioni e quelli di proroga, come gli atti analoghi, esclusivamente tramite posta elettronica». Gli avvocati dovranno prendere appuntamento per essere ricevuti dai magistrati, mentre gli accessi dei giornalisti «saranno consentiti soltanto previa autorizzazione del procuratore». Infine «non si terrà alcuna riunione in presenza» se non strettamente necessaria. È saltato anche il tentativo di effettuare test rapidi all’esterno del Tribunale per bloccare l’ingresso dei positivi e tracciarne i contatti più recenti. «All’esterno del Palazzo c’è una fila immensa per fare il test – racconta De Falco – ma la cosa peggiore è che i risultati non sono attendibili. Alcuni colleghi, pur non essendosi mai sottoposti al test, sono stati contattati dai medici ed è stata comunicata loro la positività al virus. Se si scambiano i test e si alimenta un simile caos, questo servizio è completamente inutile».

Non solo: per De Falco ci sono alcune procedure che andrebbero riviste perchè non fanno altro che agevolare la diffusione del virus all’interno degli uffici e delle aule. «Una cosa che trovo davvero allucinante è l’identificazione continua di noi avvocati – dice il penalista – Dobbiamo mostrare il tesserino decine di volte al giorno a persone diverse che lo maneggiano e poi ce lo restituiscono: non credo sia l’ideale con una pandemia in atto. E poi non ho mai visto nessuno disinfettare i banchi delle aule o l’ascensore». A questo si aggiunge il sistema di organizzazione delle attività forensi messo in crisi dal Covid. «È allucinante – conclude De Falco – che gli avvocati possano presentare le richieste di impugnazione delle sentenze solo personalmente: bisognerebbe ritenere valide solo quelle presentate tramite pec in modo tale da evitare assembramenti inutili. Allo stesso modo servirebbero calendari di udienza precisi e invece no, gli orari sono sbagliati e puntualmente scattano i rinvii».

Anche Ermanno Carnevale, presidente della Camera Penale di Napoli, sente l’esigenza di riorganizzare tutte le procedure e trovare una soluzione per continuare a lavorare in questo momento drammatico. «Viste le circostanze – si legge in una nota della giunta della Camera Penale – abbiamo immediatamente rivolto al presidente della Corte di Appello una sollecitazione in vista della convocazione, nel più beve tempo possibile, del tavolo tecnico del settore penale per fare il punto sulle misure volte a contrastare l’emergenza». «Dobbiamo garantire la sicurezza di tutti – conclude Carnevale – ma dobbiamo anche trovare il modo per adempiere al mandato defensionale. Per questo dobbiamo indire subito una discussione e, alla luce degli ultimi numeri drammatici, cercare insieme una soluzione equilibrata».

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