Se l’Europa si impantana (ancora) sul Recovery Fund

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Ancora uno stop dei negoziati tra Commissione, Consiglio e Parlamento Ue. Lo scontro è sempre sui programmi. Ma il tempo stringe e i 750 miliardi servono ora e subito. Soprattutto per Conte

Nell’ora più difficile, quella delle decisioni solenni, all’Europa tremano ancora una volta le gambe. Proprio su quel Recovery Fund che rappresenta il vero salvagente di un’Europa a rischio naufragio e senza troppe scialuppe. Succede qualcosa a poche ore dal Consiglio europeo, il secondo del mese. E cioè che è stallo nel negoziato tra Commissione, Consiglio Ue e Parlamento europeo sul bilancio comune dei prossimi sette anni che include proprio il Recovery Fund.

Perché? Il problema sono sempre i finanziamenti ai programmi. “Senza toccare i fondi di coesione e per l’agricoltura”, ha spiegato l’eurodeputato Jan Olbrycht, uno dei negoziatori, “vogliamo evitare tagli nei 15 programmi bandiera orientati al futuro”, ovvero Erasmus, Horizon e tanti altri. “Ma tutte le nostre proposte sono state rifiutate dal Consiglio”, lamenta l’esponente del Partito popolare europeo.

Di qui la tensione tra le istituzioni di Bruxelles che si accusano a vicenda di bloccare non solo il bilancio 2021-2027, ma anche di rallentare la procedura che dovrebbe portare all’erogazione dei 750 miliardi in sussidi e prestiti stabiliti a luglio dai leader Ue. I negoziatori del Parlamento affermano di aver offerto, durante il trilogo di ieri, nuove soluzioni per trovare i 10-15 miliardi che gli eurodeputati ritengono necessari per aumentare la dotazione dei programmi.

“Forse abbiamo partecipato a diversi negoziati”, risponde con sarcasmo Sebastian Fischer, portavoce della presidenza tedesca del Consiglio Ue. Da parte dell’Eurocamera, aggiunge il tedesco, “non c’è stata né una nuova proposta né un tentativo di svolta. Continuiamo i negoziati al più tardi la prossima settimana”, chiede Fischer su Twitter. Ma la prossima settimana l’attività del Parlamento europeo si ferma e i negoziatori hanno già fatto sapere che se ne riparlerà dopo il 9 novembre. Il tempo stringe.

Anche per Giuseppe Conte per il quale “rimane urgente una positiva conclusione del negoziato su Next Generation Eu e sul nuovo Quadro finanziario pluriennale perché far partire al più presto i programmi, l’erogazione dei fondi europei rappresenta un obbligo innanzitutto morale verso le decine di migliaia di vittime europee, verso i cittadini del nostro continente”. Appunto.



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