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Con quelle cifre gli ospedali cadranno ancora a pezzi

Francesca Sabella — 11 Dicembre 2020

Sanità: per la Campania i 9 miliardi del Recovery Fund sono pochi, serve il Mes

«Nove miliardi alla sanità nazionale sono una cifra ridicola, basterebbero a stento per quella campana. Inoltre si tratta di un provvedimento anticostituzionale poiché ancora una volta il diritto alla salute sarà appannaggio di pochi»: durissimo il commento di Lorenzo Medici, segretario regionale della Cisl Funzione Pubblica, sulla ripartizione delle risorse del Recovery Fund. Dei 209 miliardi in arrivo, alla salute ne andranno solo nove, cioè (il 4,25%) e l’idea è di spenderli per il rinnovo dell’assistenza territoriale e per la digitalizzazione. È quanto prevede la bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) italiano per l’accesso ai fondi del Next Generation Eu.

La cifra destinata al comparto sanità è decisamente lontana dai 68 miliardi ipotizzati dal ministro della Salute Roberto Speranza che, poco tempo fa, ha spiegato di ritenere quella cifra «ottimale per costruire un Servizio sanitario nazionale più forte» dopo la pandemia da Covid-19. «Destinare così poco denaro alla sanità è da incoscienti – sottolinea Medici – Inoltre, al centro del dibattito politico c’è chi deve spendere questi soldi e non come dovranno essere spesi, fermo restando che sono assolutamente insufficienti». Quanti ne servirebbero? «Dal Recvoery Fund dovrebbero arrivare almeno 30 miliardi – sostiene Medici – e a questi dovremmo aggiungere necessariamente i 37 del Mes. Così forse riusciremmo a uniformarci agli standard europei». Niente da fare, a quanto pare la salute degli italiani vale solo poche briciole e quella dei campani ancora meno.

La nostra regione paga già un prezzo altissimo sia in termini di assunzioni che di sostegni economici: è quella che riceve meno soldi di tutte nel riparto del fondo sanitario nazionale, incassando ogni anno 45 euro pro capite in meno rispetto del Veneto, 40 in meno rispetto alla Lombardia, 60 in meno rispetto all’Emilia Romagna, 30 in meno rispetto al Lazio. Inoltre, il commissariamento della sanità campana ha per lungo tempo comportato il blocco del turnover facendo perdere circa 15mila operatori sanitari al sistema regionale. Basti pensare che il Veneto, con un milione di cittadini in meno rispetto alla Campania, dispone di circa 12mila operatori sanitari in più. «La nostra Regione – dice Medici – ancora una volta è stata penalizzata e questo provvedimento aumenterà il gap storico tra la sanità campana, che ha bisogno di grandi interventi, e quella delle regioni del Nord: è anticostituzionale».

Come dovranno essere utilizzati i fondi del Recovery Fund? «Innanzitutto si dovrà rivedere l’edilizia delle nostre strutture sanitarie, vecchie di 50 anni e che durante la pandemia hanno mostrato tutte le loro criticità a partire dal fatto che non è stato possibile creare percorsi separati per i malati di Covid – risponde il sindacalista – Poi bisogna pensare alle strumentazioni: abbiamo tac di 20 anni fa. Infine c’è da risolvere un problema vecchissimo che è quello della medicina territoriale, praticamente inesistente in Campania». La nuova medicina generale dovrebbe funzionare in questo modo: un paziente, che si reca dal proprio medico di base, dovrebbe poter fare nell’ambulatorio tutti gli accertamenti standard (primo livello dell’assistenza); qualora dovesse emergere una situazione clinica anomala, il paziente verrebbe indirizzato verso uno specialista ambulatoriale (secondo livello) che a quel punto procederebbe con indagini più approfondite; solo dopo questi primi due passaggi, se necessario, al paziente verrebbe suggerito di recarsi in ospedale (terzo livello).

«Il tema della medicina territoriale è fondamentale – spiega Silvestro Scotti – presidente dell’Ordine dei medici di Napoli – anche perché mettere in condizione i medici di base di assumere assistenti e infermieri rappresenta un costo in meno per lo Stato e, quindi, contribuisce ad abbattere la spesa pubblica». Ma i soldi del Recovery Fund basteranno? «Credo proprio di no – risponde Scotti – ma un’altra battaglia da fare è quella sui criteri di ripartizione del denaro». Per assegnare i fondi alla sanità si tiene conto dell’età media della popolazione e la Campania, che conta abitanti più giovani che anziani, riceve meno delle altre Regioni. «È una logica sbagliata – conclude Scotti – Se questi parametri non saranno rivisti, nemmeno una pioggia di euro basterà a riequilibrare il rapporto tra la sanità campana e quelle delle altre regioni».

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