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Ritorno a scuola, ora le regioni chiedono nuovi orari di entrata e uscita. Fedriga: «I bus non bastano»

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Tutti in classe a partire dal 26 aprile. È questa una delle novità annunciate dal governo in merito alle riaperture delle prossime settimane. Le scuole di ogni ordine e grado potranno aprire in zona gialla e arancione. Mentre sarà vietato il ritorno in classe per gli studenti delle scuole superiori in zona rossa. Domani mattina – secondo quanto detto da fonti del ministero dell’Istruzione all’Ansa – è previsto un incontro con i sindacati per fare il punto sui protocolli di sicurezza e sugli esami.


«Abbiamo scelto la scuola perché è l’architrave della nostra società per ripartire e dare un segnale di fiducia ai ragazzi, la scelta del governo è stata chiara e netta e vogliamo che il più altro numero di ragazzi possa essere in presenza», ha dichiarato oggi il ministro della Salute, Roberto Speranza, a Mezz’ora in più su Rai 3.

Uno degli aspetti critici continua a essere quello dei trasporti. Una difficoltà riconosciuta anche dal presidente del Friuli Venezia-Giulia, Massimiliano Fedriga, che sempre a Mezz’ora in Più ha parlato di «un limite fisiologico rappresentato dal numero insufficiente di bus. Come Conferenza delle Regioni, insieme ad Upi ed Anci, abbiamo chiesto un incontro al Governo per rivedere gli orari di entrata ed uscita dalle scuole».

Non solo trasporti. Per l’associazione nazionale presidi (Anp), la scelta presa dal governo non ha tenuto conto di molti rischi. «La scuola è un luogo naturale di assembramento. Se si torna al 100% in molte aule non sarà possibile rispettare il metro di distanziamento», ha detto all’Ansa il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli.

La criticità denunciata da mesi da sindacati, ed esperti sanitari, riguarda la mancanza di strutture scolastiche adeguate al distanziamento. «In questo caso – continua Giannelli – la scuola si vedrà costretta a ridurre la presenza dei ragazzi e alternarla alla dad, facendo rotazioni. Bisogna valutare questo rischio». Rischio che è stato mitigato in parte dalla vaccinazione del personale scolastico. Un aspetto che Giannelli definisce “positivo”.

Tuttavia, le nuove raccomandazioni del governo su AstraZeneca hanno portato a uno stop alle vaccinazioni «nei confronti del mondo della scuola che riguarda 1,5 milioni di persone, per procedere invece con fasce d’età. Dovrebbe essere invece fatto parallelamente», aggiunge Giannelli.

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