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Riforma giustizia, Conte atteso domani alla Camera. Di Maio: «I reati di mafia non restino impuniti»

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Piena fiducia da parte di Luigi di Maio al leader in pectore del Movimento 5 stelle. «Sta pianificando una nuova fase. Come ho sempre detto, confido molto in Giuseppe Conte, ha la mia totale fiducia e dobbiamo lavorare tutti insieme per rafforzare la sua leadership», ha dichiarato il ministro degli Esteri sbilanciandosi anche sulla riforma della giustizia. «Sostengo il lavoro che sta portando avanti Conte e sono certo che troverà una soluzione all’altezza delle nostre aspirazioni. Bisogna intervenire – ha aggiunto Di Maio – per evitare il rischio che i responsabili di reati gravi come quelli di mafia rimangano impuniti». Una presa di posizione che arriva in una settimana chiave per la riforma del processo penale che venerdì approda alla Camera. In vista del voto di fiducia del 30 luglio, Conte avrebbe minacciato di far saltare il governo se le modifiche richieste dal Movimento non verranno accettate. Minacce subito smentite dal suo portavoce, Rocco Casalino. Secondo il quotidiano la Repubblica, negli ultimi giorni ci sarebbe stata una mediazione tra Conte, Mario Draghi, e la ministra della Giustizia Marta Cartabia. Mediazione che sembra essere andata a buon fine.


Intanto, domani, 27 luglio, sarà il turno di Conte. Il leader in pectore del Movimento sarà alla Camera per fare il punto con i parlamentari pentastellati proprio sul tavolo aperto con il governo. Sono due i punti su cui l’ex premier ha chiesto modifiche: il primo prevede di escludere dall’improcedibilità tutti i reati per cui si applica il regime carcerario del 41 bis. Nella fattispecie non solo i reati di mafia, ma anche quelli di corruzione e concussione, terrorismo e alcuni reati a sfondo sessuale. L’altra modifica chiesta da Giuseppe Conte riguarda la decorrenza dei tempi di processo di secondo grado dalla prima udienza, e non dal deposito della richiesta d’appello, come invece chiesto da Cartabia. Intanto, oggi pomeriggio la commissione Giustizia avrebbe dovuto iniziare a esaminare gli emendamenti presentati alla riforma del processo penale ma i lavori sono stati bloccati dopo che il centrodestra ha presentato un ricorso al presidente della Camera, Roberto Fico, sui propri sub-emendamenti dichiarati inammissibili. Il ricorso ha fatto slittare a domattina l’ufficio di presidenza che deve definire il calendario delle sedute.


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