“Rem prorogato, ma le procedure scoraggiano chi ne avrebbe bisogno. Serve ripensamento generale sulla distribuzione del reddito”

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Il decreto Ristori prevede una ulteriore mensilità per chi già lo riceveva e per chi lo chiederà entro fine novembre. Elena Granaglia, docente di Scienza delle Finanze a Roma3 e membro del coordinamento del Forum Disuguaglianze: “Perché in un momento di difficoltà chiedere l’Isee, che di fatto non serve a selezionare i beneficiari?”. E l’aiuto, per chi riesce a ottenerlo, è “sotto la soglia di povertà”. In futuro l’unica strada sarà “ripartirsi in modo più equo quanto produciamo”

| 28 Ottobre 2020

Bene il rinnovo del Reddito di emergenza a sostegno delle fasce più vulnerabili della popolazione. “Peccato, però, che non si sia intervenuto per superare le criticità che lo rendono difficilmente accessibile“. Il giorno dopo il varo del decreto Ristori, è questo il commento che arriva da Fabrizio Barca (Forum Disuguaglianze e Diversità), Enrico Giovannini (ASviS) e Cristiano Gori (Università di Trento), che a marzo sono stati i primi a proporre un aiuto emergenziale per chi non ha altri ammortizzatori e due giorni fa avevano chiesto al governo di semplificare requisiti e procedure per l’accesso al Rem. La proroga prevista dal nuovo provvedimento – una nuova mensilità per chi già lo riceveva e per chi lo chiederà entro fine novembre – non è sufficiente, spiegano. Perché rimangono i paletti a causa dei quali lo hanno ricevuto solo 700mila persone rispetto ai due milioni che ne avrebbero avuto diritto.

“Perché in un momento di difficoltà chiedere come condizione la documentazione Isee, che non serve a selezionare i beneficiari visto che il 70% degli italiani è sotto la soglia di 15mila euro?”, commenta Elena Granaglia, docente di Scienza delle Finanze all’università di Roma3 e membro del coordinamento del Forum Disuguaglianze. “L’Isee poi si riferisce al 2018 mentre la soglia reddituale (4.800 euro per un singolo) al 2020 e il tetto al patrimonio mobiliare familiare, che deve essere inferiore a 10.000 euro per un singolo, al 2019″. Insomma, un sovrappiù di complicazioni che inevitabilmente scoraggia chi già in partenza è in una condizione di disagio ed esclude di fatto chi è fuori dalla rete del welfare. “Molti soggetti che ne avrebbero diritto come stranieri residenti o irregolari potrebbero non avere informazioni sufficienti”.

A dimostrarlo sono gli stessi dati del governo a dirci che il Rem è un sostegno difficile da ottenere”, ricordano nella loro nota Barca, Giovannini e Gori. “Lo ha ricevuto solo il 35% degli aventi diritto e ben il 50% delle domande sono state rifiutate“. Tra i motivi non solo “la complessità delle procedure per presentare la domanda” e “la scarsa informazione offerta alla popolazione” ma anche “il mancato coordinamento tra questa misura straordinaria e quella ordinaria di contrasto alla povertà (il Reddito di Cittadinanza)”.

In più c’è il nodo delle cifre: il Rem vale 400 euro per un single, 720 per una coppia con due figli, un massimo di 800 per i nuclei più numerosi. “Sotto la soglia di povertà“, sottolinea Granaglia. “Per il futuro c’è assoluto bisogno di un ripensamento generale sulla distribuzione del reddito. Se la disoccupazione ritorna violentemente a essere un ‘problema dell’industria’, occorre ripartirsi in modo più equo quanto produciamo“. Cosa che però “implica che la questione del sostegno al reddito non può essere sganciata da quella del dovere alla contribuzione fiscale“.

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