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Recovery Plan, via libera del Cdm al dl Reclutamento per la Pa e alla misura ponte per l’assegno unico per i figli

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Dopo i rinvii dei giorni scorsi, è arrivato il via libera del Consiglio dei ministri al decreto Reclutamento, il pacchetto di interventi su assunzioni e governance nella Pubblica amministrazione. Il decreto era l’ultima misura propedeutica da approvare per poter procedere con l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), dopo le approvazioni del decreto sulla governance e il dl semplificazioni. Un’impasse sbloccatasi nella serata di ieri, giovedì 3 giugno, quando il presidente Mario Draghi ha riunito la cabina di regia per sciogliere i nodi residui. Oltre al dl Reclutamento, l’esecutivo ha dato il via libera anche al decreto legge “ponte” per l’assegno unico, ossia l’assegno da destinare a famiglie con figli a carico che – al momento – non possono accedere ad aiuti e sostegni economici, come nel caso di quelle costituite da lavoratori autonomi con Isee fino a 50 mila euro. L’intenzione del governo Draghi è quella di estendere la misura di sostegno economico per i nuclei familiari con figli minori a tutte le famiglie nel 2022.


Cosa prevede il dl Reclutamento

Nella mattinata di oggi, 4 giugno, si sono limati gli ultimi dettagli. Il dl Reclutamento, che consta di 20 articoli, prevede l’assunzione di 20.045 figure specializzate per la governance del Pnrr, con contratti a tempo determinato che avranno una durata massima di 5 anni: il tempo a disposizione per realizzare i progetti per il Recovery Plan (che dovranno rispettare le linee guida indicate dalla Commissione europea). Nel documento si legge: «Le amministrazioni titolari di interventi previsti nel Piano possono porre a carico del Pnrr esclusivamente le spese per assunzioni di personale specificamente destinato a realizzare i progetti di cui hanno la diretta titolarità di attuazione, nei limiti degli importi previsti dalle corrispondenti voci di costo del quadro economico del progetto».


Con l’approvazione del dl Reclutamento la Pa aprirà le sue porte anche a giovani diplomati e neolaureati. Secondo il decreto, nel loro caso è prevista «l’attivazione di specifici progetti di formazione e lavoro nelle pubbliche amministrazioni per l’acquisizione, attraverso contratti di apprendistato di competenze di base e trasversali, nonché per l’orientamento professionale da parte di diplomati che non accedono a percorsi universitari e di studenti universitari compresi gli studenti iscritti a master di secondo livello, corsi di specializzazione e percorsi di dottorato di ricerca».

Via libera del Cdm a 500 assunzioni per il Recovery e alle procedure semplificate per i concorsi

Per la gestione del Recovery plan, invece, il governo ha optato per un pacchetto di 500 assunzioni di figure tecniche, economisti e ingegneri che andranno a costituire le diverse task force per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Non è ancora nota la ripartizione delle risorse tra i diversi ministeri. Secondo le prime indiscrezioni, il numero maggiore di risorse dovrebbe essere destinato ai ministeri del Tesoro, dell’Innovazione e a quello delle Infrastrutture, mentre per gli altri ministeri la ripartizione di personale specializzato sarà comunque «congrua». La bozza del decreto prevede concorsi rapidi così come definiti dal ministro della Pa, Renato Brunetta, con valutazione dei titoli e una sola prova scritta. I concorsi per il reclutamento del personale a tempo determinato per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza si svolgeranno con le «modalità digitali, decentrate e semplificate» previste dal decreto Brunetta per i concorsi in pandemia, «oltre alla valutazione dei titoli, lo svolgimento della sola prova scritta».

Cos’è la misura ponte per l’assegno unico per i figli

La misura “ponte” per l’assegno unico per i figli è, per l’appunto, una misura temporanea prima di istituire il vero e proprio assegno unico universale per famiglie con figli da 0 a 18 anni, promessa dal presidente Draghi. La misura sarebbe dovuta entrare in vigore il 1º luglio, ma a causa del ritardo dell’approvazione della legge delega 41/2021, l’esecutivo ha optato per una versione semplificata dell’assegno unico universale, che verrà – di fatto – introdotto dal 2022. Da luglio fino a dicembre 2021, le famiglie con figli a carico, con un Isee massimo di 50 mila euro e che non godono già di assegni familiari di sostegno, potranno far richiesta dell’assegno unico. L’importo varierà da un minimo di 30 euro a un massimo di 167,5 euro per ciascun figlio. Nei nuclei familiari che rispondono ai requisiti con due figli a carico l’assegno avrà lo stesso valore per entrambi. Dal terzo figlio in poi l’importo base verrà maggiorato del 30% per ciascun figlio a carico. Inoltre, per i nuclei familiari in cui è presente un figlio disabile è previsto un assegno unico maggiorato di 50 euro.

Foto in copertina: ANSA/ANGELO CARCONI

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