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Recovery Plan, il Senato approva la risoluzione di maggioranza con 224 sì. Draghi: «Dobbiamo sconfiggere l’inerzia istituzionale»

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Con 224 voti a favore, 16 contrari e 21 astenuti l’aula del Senato ha approvato la risoluzione delle forze di maggioranza (Pd, M5s, Lega, Leu, Italia viva, gruppo delle Autonomie) sulle comunicazioni del premier Mario Draghi sul Recovery plan. Gli unici a essersi astenuti sono stati i senatori di Fratelli d’Italia.


La giornata al Senato

Dopo l’intervento andato in scena alla Camera dei deputati, Mario Draghi è arrivato in Senato alle 15 per presentare il Recovery Plan. L’aula di Montecitorio ha già dato il suo ok con 442 sì, 19 no e 51 astenuti. Una volta compiuto il passaggio a Palazzo Madama, con votazione prevista in tarda serata, tra domani e giovedì toccherà al Consiglio dei ministri mettere il sigillo definitivo sul testo, che entro il 30 aprile dovrà essere trasmesso alle autorità europee. Una data non perentoria, ma come ha spiegato Draghi conviene rispettarla, per avere in tempi brevi un primo anticipo del 10% sul totale delle risorse messe a disposizione per l’Italia dal Dispositivo europeo per la ripresa e resilienza (191,5 miliardi), mentre il restante 90% sarà condizionato al raggiungimento degli obiettivi economici stabiliti in partenza tra governi e Commissione europea sulle tempistiche dei progetti e/o sulle riforme richieste come contropartita.

Il premier ha esordito chiamando «onorevoli deputati» i senatori e si è prontamente scusato, facendo sorridere e raccogliendo l’applauso dell’Aula. Per lunghi tratti del suo discorso, Draghi ha ripetuto quanto già detto alla Camera, ricordando come il Recovery Plan affronti «debolezze che affliggono la nostra economia da decenni» e sia articolato in «progetti di investimento e riforme». «Le riforme», ha precisato il capo del governo andando a braccio, «saranno fondamentali per dare attuazione agli investimenti del piano, senza riforme sarà difficilissimo spendere questi soldi, già oggi è difficile farlo».

Tra le sei missioni lungo le quali si organizza il Recovery Plan, quella dedicata alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica è stata definita dal premier «particolarmente importante per l’Italia, che, un po’ per l’orografia, un po’ per gli abusi a cui è stata sottoposta, è maggiormente esposta a rischi climatici rispetto ad altri Paesi». Mentre per quanto riguarda le riforme, Draghi ha posto l’accento in primis sulla riforma della giustizia, che dovrà affrontare i nodi del processo civile e penale: «Questo è uno degli impegni più importanti che abbiamo preso con l’Unione europea, puntiamo a ridurre del 40% i tempi del processo civile e almeno del 25% quelli del processo penale».

L’intervento di Draghi è stato interrotto a un certo punto dalle intemperanze del senatore Ignazio La Russa, subito censurate dalla presidente del Senato Elisabetta Casellati. La Russa aveva invitato i suoi colleghi a non applaudire il discorso del premier, perché non tutto ciò che è contenuto nel Recovery Plan sarebbe «buono». Casellati lo ha subito riportato all’ordine, restituendo la parola al presidente del Consiglio: «Senatore La Russa, lei è un vice presidente. Basta, l’Aula la dirigo io».

Il dibattito a Palazzo Madama

Al termine dell’intervento di Draghi è iniziato il dibattito. La senatrice a vita Elena Cattaneo si è augurata che gli investimenti in ricerca previsti dal Recovery Plan diventino strutturali: «Fondi specifici per la ricerca di base, per gli studi in tutti gli ambiti umanistici, artistici, scientifici, di un ordine di grandezza mai visto in passato, allocati solo ed esclusivamente in maniera competitiva e trasparente, con importi e tempistiche certe. Chiediamo l’ordinario, oltre lo straordinario». Le risorse investite, infatti, «non sono in grado di compensare la deprivazione sofferta nell’ultimo ventennio dal settore». Ma rappresentano «senza dubbio una base importante per il rilancio della ricerca italiana». Cattaneo ha apprezzato soprattutto l’enfasi posta dal piano sui dottorati di ricerca, con l’aumento di 3.600 posti: «Un segnale atteso da anni».

Un altro senatore a vita, Mario Monti, ha sottolineato invece come le riforme siano «quelle riparazioni all’economia e al motore della società italiana necessarie per trasformare i soldi europei in crescita». Ogni riforma, ha aggiunto l’ex premier, «costa fatica e voti, ci vuole una spinta che può venire dall’interno o dall’esterno, Europa o mercati. In Italia le riforme da qualche anno sono ferme e ci si sta sempre più rintanando nel concetto Europa-papà e Stato-mamma».

Mentre Paola Taverna, vice presidente del Senato, ha rivendicato su Facebook il ruolo del parlamento: «Anche in questo momento sarà centrale. Il M5s è in questo governo proprio con l’obiettivo di dare il suo contributo e le sue idee, nonché per garantire la piena attuazione delle misure previste e monitorare il corretto utilizzo degli oltre 200 miliardi che arriveranno dalle istituzioni europee».

Il leader della Lega, Matteo Salvini, nel suo intervento al Senato ha voluto innanzitutto ringraziare il premier Draghi: «Grazie per l’autorevolezza che sta restituendo all’Italia, altri aspettavano consigli se non gli ordini dalla signora Merkel. Il fatto che lei abbia chiamato la presidente della Commissione europea e chiesto rispetto per l’Italia, mi ha reso orgoglioso di essere parlamentare e cittadino di questo Paese. Essere in Europa sì, ma da protagonisti e non da comparse. Anche i simboli sono importanti». Poi ha rivendicato le risorse del Recovery Fund che saranno destinate ai disabili e ha invocato la sospensione del codice degli appalti: «Agli amici del Pd e del M5s dico: azzeriamo il codice italiano degli appalti e applichiamo le normative europee, pagamenti entro 30 giorni per le imprese, non entro 90 giorni. Così si combatte la corruzione».

La replica di Draghi

Draghi ha replicato agli interventi dei senatori dicendo:

Oggi è un giorno positivo per l’Italia. Il Senato è stato protagonista nel disegno del Recovery Plan e sarà protagonista nell’attuazione del piano. Molte delle osservazioni fatte richiamano giustamente la scarsità dei tempi che c’è stata. Ma la data del 30 aprile non è una data mediatica, è una data per avere subito i soldi. Se non avessimo rispettato questa data, i soldi li avremmo avuti a giugno o dopo l’estate.

Al centro del piano c’è l’Italia. Questo piano è anche un’occasione per farci riflettere. Dobbiamo lavorare insieme, anche con gli enti locali, con tutto il popolo italiano. Perché i cambiamenti che questo piano porterà, si possono attuare solo se c’è accordo, volontà di successo e non di sconfitta. Corruzione, stupidità e interessi costituiti continueranno a essere i nostri nemici e sono certo che saranno battuti. Ma c’è anche un altro nemico, l’inerzia istituzionale che si è radicata in Italia anche per la stratificazione normativa degli ultimi 30 anni.

Le riforme del piano ci aiuteranno a superarla, per questo sono così importanti. E per le riforme serviranno atti legislativi nei quali il parlamento avrà un ruolo determinante, quindi la collaborazione tra governo e parlamento sarà cruciale.

Poi si è concentrato sulle risorse del Recovery Plan per il Sud: «Sarà importante evitare che i programmi straordinari siano compensati da una riduzione della spesa ordinaria. Ma la prima lezione è che il Sud non è stato discriminato: si potrà far meglio, rimediare a qualche mancanza, ma non c’è una discriminazione colpevole. La seconda lezione è che le risorse saranno sempre poche se uno non le usa. Per usarle, certamente le riforme aiuteranno. Ma c’è una storica inerzia soprattutto nella fase di progettazione. Il governo ha previsto nel Piano l’istituzione di appositi gruppi di lavoro, che possono essere d’aiuto in questa fase se graditi».

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