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Rapporti commerciali: come l’economia tedesca dipende da quella italiana. L’influenza di Draghi

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Rapporti commerciali: come l’economia tedesca dipende da quella italiana. L’influenza di Draghi

La Camera di Commercio Italo-Germanica (AHK Italien) è un’associazione di imprese che agisce su incarico del Ministero dell’Economia e dell’Energia tedesco per promuovere le relazioni economiche tra aziende italiane e tedesche. Attiva dal 1921, riunisce dai grandi gruppi tedeschi alle piccole e medie imprese italiane, dalle filiali di multinazionali ai singoli imprenditori e professionisti.

Con quasi 700 soci, 10 rappresentanze locali e più di 40 collaboratori nella sede di Milano, è la più grande Camera di Commercio estera e associazione bilaterale in Italia. La Camera di Commercio Italo-Germanica è parte integrante della più ampia rete di rappresentanze dell’economia tedesca all’estero composta da più di 130 tra Camere di Commercio, enti e delegazioni presenti in tutto il mondo.

A gennaio ha compiuto 100 anni. Quella che allora ha avuto un inizio esitante è ora diventata una mutua interdipendenza economica, soprattutto per ciò che conerne il nord Italia. Il volume degli scambi di entrambi i paesi è stato di circa 125 miliardi di euro nel 2019.

L’Italia è al quinto posto per la Germania dopo Cina, Paesi Bassi, Stati Uniti e Francia. Gli investimenti diretti reciproci ammontano a oltre 41 miliardi di euro, segue più del 16 per cento delle esportazioni, il dodici per cento delle importazioni proviene dalla Germania.

Il volume degli scambi tra Lombardia (con Milano al centro) e Germania supera da solo l’intero volume italo-giapponese, attestandosi a 44,3 miliardi di euro. Il volume tra Veneto e Germania ha superato invece quello tra Italia e Brasile con poco meno di 20 miliardi di euro. Questo elenco potrebbe continuare e mostra le dimensioni delle interdipendenze.

Insomma, l’Italia non è solo il popolare cliché della pasta, del vino e del turismo. Il nord, in particolarem è un motore economico in Europa, con le eccellenze nell’ingegneria meccanica, farmaceutica ed elettrica. Spesso leader di mercato mondiale di nicchia, di fondamentale importanza per le multinazionali e le medie imprese tedesche.

Sono molte le partnership italo-tedesche: solo di recente, ad esempio, l’operatore del porto di Amburgo (HHLA) ha rilevato la maggior parte di un terminal multifunzionale di Trieste, il porto più settentrionale del Mediterraneo. Duisburg, il più grande porto interno d’Europa, ha già investito lì. Oltre all’industria finanziaria milanese, alla moda di lusso e alla Motor Valley in Emilia-Romagna attorno a Ferrari and Co., tra Torino e Venezia si sono stabilite start-up e speranze tecnologiche.

Cosa spesso si dimentica: in Lombardia, Piemonte e Veneto la produttività è superiore alla media UE. Le regioni possono facilmente affrontare pesi massimi tedeschi come la Baviera, il Baden-Württemberg o l’Assia.

Stephan Grigolli conosce entrambi i mondi: sua madre è di Colonia, suo padre viene dal Trentino, nel nord Italia. Il 49enne è a capo di uno studio legale di dieci persone a Milano e si occupa quasi esclusivamente di clienti tedeschi che gestiscono filiali in Italia o che vogliono investire in nuove. Per lui il rapporto tra i due Paesi è “solido come una roccia”, due partner contro il protezionismo e l’isolamento, esemplari per il resto d’Europa.

Tuttaviam negli ultimi anni di continue crisi di governo, Grigolli ha notato anche come sia cresciuto lo scetticismo in Germania. “Quando un Paese così importante come l’Italia non offre più sicurezza giuridica e fiducia, l’interesse delle aziende tedesche svanisce rapidamente”, osserva l’avvocato. La magistratura deve diventare più affidabile qui in tutto il paese. Se un processo al tribunale regionale di Bolzano dura in media 250 giorni in primo grado, non può durare 800 giorni nel sud Italia”, stigmatizza Grigolli.

L’ultima “fase di riposo” è stata quella sotto Matteo Renzi come presidente del Consiglio, dal 2014 al 2016. Anche se Renzi ha avuto molti problemi a livello interno: esteriormente, per gli investitori, la posizione dell’Italia era migliore all’epoca. Grigolli spera che il nuovo Presidente del Consiglio Mario Draghi riporti questa fiducia all’Italia come location, vista la sua fama.

Il ministro dell’Economia Altmaier vede margini di miglioramento nella digitalizzazione, come ha spiegato all’incontro digitale dell’AHK, che conta circa 2000 aziende associate con oltre 190.000 dipendenti: conosce aziende di medie dimensioni in entrambi i paesi che esportano in tutto il mondo, ma “devono rendere i loro processi produttivi fondamentalmente più efficienti con l’Industria 4.0”. A lungo termine, gli ordini minacciavano infatti di migrare in Cina e Vietnam.

Entrambi i paesi affrontano le stesse sfide, secondo quanto asserito da Altmaier. Le scuole devono essere digitalizzate di più, le industrie automobilistiche e di ingegneria meccanica devono trasformarsi, guidate dal Green Deal dell’UE, con l’obiettivo ambizioso della neutralità climatica entro il 2050.

Draghi può finanziare molto di questo con i 209 miliardi di euro del fondo per la ricostruzione dell’UE, e l’ex capo della BCE ha persino creato il suo ministero per la transizione ecologica.

Le aziende tedesche locali sono molto ottimiste per l’anno in corso, come ha mostrato un sondaggio AHK: il 76% delle aziende intervistate si aspetta un miglioramento della propria attività. Per inciso, l’effetto Draghi non era stato ancora preso in considerazione: l’indagine risale all’autunno dello scorso anno.

Fonte: https://amp2.handelsblatt.com/politik/international/wirtschaftsbeziehungen-wie-die-deutsche-wirtschaft-von-italien-abhaengt-und-welchen-einfluss-draghi-jetzt-hat/26912372.html

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