Poggioreale, è tornato il Covid. L’allarme degli avvocati: Basta arresti facili, misure alternative “

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Carcere e covid

Viviana Lanza — 25 Ottobre 2020

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L’antica struttura penitenziaria, posizionata nel cuore della città, aveva resistito alla pandemia riuscendo a contenere la situazione sanitaria durante i mesi della diffusione del Covid-19, anche durante la prima e più critica fase. Ora i riflessi della situazione attuale esterna, con la seconda ondata che ha spinto il presidente della Regione Vincenzo De Luca a varare il coprifuoco e valutare la necessità di un nuovo lockdown, si sono manifestati anche oltre le mura di Poggioreale. All’interno del carcere cittadino ci sono nuovi casi di positività al Covid: riguardano tre detenuti risultati positivi al tampone effettuato, come da prassi, prima del loro ingresso in carcere e una quindicina fra agenti della polizia penitenziaria, infermieri e paramedici in servizio nell’istituto di pena.

La notizia dei contagi, tuttavia, non è tale da alimentare allarmismi ma induce a riflettere sulle misure più opportune da adottare per gestire al meglio la situazione. Ieri pomeriggio i rappresentanti dell’Ordine degli avvocati e i penalisti Sabina Coppola e Sergio Schlitzer della Camera Penale di Napoli hanno partecipato a un tavolo tecnico con il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Antonio Fullone e con il garante dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello. Proseguendo una linea già adottata nei mesi scorsi e in un’ottica di trasparenza che vale a evitare allarmi e trovare soluzioni, avvocati, garante e vertici dell’amministrazione penitenziaria si sono confrontati sulla situazione. Una situazione che al momento è sotto controllo ma che spinge i penalisti a chiedere formalmente ai vertici degli uffici giudiziari napoletani di ripristinare le misure adottate durante la prima fase della pandemia per decongestionare il flusso di presenze in carcere e limitare di riflesso i rischi di ulteriori contagi. Quali misure? Sospendere l’esecuzione degli ordini di carcerazione e consentire ai detenuti in semilibertà di rimanere nelle loro case senza il quotidiano viavai dal carcere.

Meno carcere e più misure alternative, quindi, volendo comprimere il concetto in poche parole. Una richiesta su cui concordano gli avvocati della onlus Carcere Possibile e il garante Ciambriello. E ciò in linea anche con le misure che intanto si stanno valutando nel mondo fuori, tenuto conto del numero crescente dei contagi in tutta la regione e della necessità di contenere i rischi. Inoltre, nel grande penitenziario cittadino il numero dei detenuti è vertiginosamente salito negli ultimi mesi, passando dai 1.700 reclusi durante il lockdown della scorsa primavera ai 2.173 di adesso. Numeri su cui molto ha influito proprio la ripresa dell’esecuzione degli ordini di carcerazione dopo la sospensione durante la prima fase della pandemia. In pratica, a parte quelli relativi a qualche arresto in flagrante, i più recenti ingressi a Poggioreale sono stati quelli dei destinatari di ordini di carcerazione risalenti al periodo tra marzo e maggio che si sono aggiunti ai provvedimenti scaturiti da indagini e sentenze di questi ultimi mesi. Il risultato è stato il ritorno dell’incubo sovraffollamento.

Per i tre nuovi detenuti risultati positivi sono subito scattate le procedure di sicurezza e di isolamento. Quanto al personale paramedico e agli agenti della polizia penitenziaria positivi al Covid, sembrerebbero casi isolati, che non hanno riguardato intere sezioni e più che a un possibile focolaio fanno pensare a contagi avvenuti al di fuori del carcere. In ogni caso la situazione è costantemente monitorata. Intanto i penalisti sono pronti a scrivere al presidente del Tribunale di Sorveglianza Adriana Pangia, al Procuratore generale Luigi Riello e al procuratore Giovanni Melillo affinché decidano di ripristinare le misure per contenere gli ingressi in carcere.

Quando iniziò la pandemia, i presidenti dei Tribunali di Sorveglianza di Napoli e Salerno intervennero con tempismo con una circolare in cui si stabiliva che i semiliberi potevano restare nelle proprie case per evitare continui contatti tra il mondo fuori e quello interno al carcere e i capi di Procura e Procura generale adottarono provvedimenti per sospendere gli ordini di carcerazione e valutare l’applicazione di misure cautelari. Una nuova scala di priorità si delinea adesso, per contenere un’emergenza che in carcere deve fare i conti con le già croniche carenze di risorse per spazi e tutela della salute.

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