Palestre, si va verso la chiusura ma mancano aree per sport all’aperto

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L’indagine di Openpolis

Francesca Sabella — 20 Ottobre 2020

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La pandemia continua a tenere il Paese con il fiato sospeso e i casi di Coronavirus non accennano a diminuire. Domenica l’ultimo decreto firmato dal presidente del Consiglio ha vietato gli sport da contatto a livello amatoriale e le gare dilettantistiche di base, a differenza dello sport a livello professionistico che resta consentito. Per quanto riguarda le palestre e le piscine, il governo si è riservato di annunciarne o meno la chiusura tra una settimana; nel frattempo, però, i titolari dovranno adeguarsi alle misure anti-Covid. E quindi, se chiuderanno palestre e piscine, bambini e ragazzi come potranno continuare a svolgere attività fisica? Dovranno farla all’aperto. La risposta è più che ovvia, ma a Napoli sarà più complicato che altrove: il capoluogo partenopeo ha soltanto 5,6 metri quadrati di aree sportive all’aperto per minore. A rivelarlo è uno studio di Openpolis che ha analizzato la presenza di spazi aperti attrezzati per lo svolgimento di attività sportive nei capoluoghi italiani.

Con oltre 60 metri quadrati per residente minorenne, Ferrara e Pordenone sono i Comuni capoluogo con la maggior offerta di aree sportive. Al terzo posto c’è invece Oristano che, con 58 metri quadrati per minore, si distingue dagli altri capoluoghi del Sud. Tra quelli che si distinguono in positivo figura anche Benevento che mette a disposizione di bambini e adolescenti 36,4 metri quadrati di zone dedicate allo sport. Napoli è tra i capoluoghi che registrano i numeri peggiori, insieme con altri centri del Sud. Sarà anche per questo che, in Campania, meno di quattro ragazzi su dieci svolgono attività motoria con continuità. Nella pratica sportiva, infatti, le differenze territoriali risultano piuttosto nette. In tre regioni (Lazio, Umbria e Toscana) oltre il 60% dei minori pratica sport con continuità. Le regioni al di sotto della media sono tutte del Mezzogiorno. Nel 10% dei casi la motivazione è da attribuirsi proprio alla mancanza di impianti e aree sportive.

Eppure lo sport ha una valenza importantissima nella crescita dei bambini e degli adolescenti, tanto da esser riconosciuto dalle Nazioni Unite come un diritto fondamentale. Tralasciando i benefici fisici appurati e ormai noti a tutti, l’attività fisica ha anche un’importanza enorme per ciò che concerne la socializzazione e la crescita personale di un uomo o di una donna. «Lo sport è fondamentale nei bambini e negli adolescenti, è una palestra di vita a tutti gli effetti – spiega Fabrizio Manuel Sirignano, professore di Pedagogia generale e sociale presso l’università Suor Orsola Benincasa di Napoli – È fondamentale perché un giovane impari la lealtà, il rispetto delle regole e per gli altri. E forse è proprio questo che è mancato nella cosiddetta fase 2 della pandemia, durante la quale eravamo chiamati a un atteggiamento responsabile e invece ci siamo dati alla pazza gioia».

L’impossibilità di fare sport per i bambini sarebbe un’eventualità disastrosa. «Sono d’accordo con tutti i decreti e la salute va tutelata, ma si deve continuare a fare sport e si può fare in sicurezza – spiega Sirignano – Sarebbe deleterio sospendere le attività fisiche che aiutano i bimbi a trasformare i loro fallimenti in occasioni per ripartire, formano il loro carattere e insegnano loro a stare in mezzo agli altri» . Ma se dovessero chiudere davvero palestre e piscine, dove potranno riunirsi per fare sport? «Io credo che a Napoli ci siano molti spazi inutilizzati – dice Sirignano – che, se riqualificati, potrebbero essere messi a disposizione dei cittadini. E soprattutto credo che l’attività sportiva vada delocalizzata: non è detto che tutti debbano allenarsi a via Caracciolo. C’è il parco di Capodimonte, ma anche aree verdi a Pianura e Soccavo che andrebbero ripulite e rese fruibili». La ricetta, dunque, consiste nel riqualificare le zone verdi della città per destinarle allo sport. «Però bisogna pure aumentare i controlli – conclude Sirignano – perché, oltre l’emergenza sanitaria, c’è quella educativa».

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