Omotransfobia, la Camera ha approvato i primi cinque articoli della legge Zan

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L’esame del ddl è ripreso oggi pomeriggio con il sesto dei dieci articoli del testo: si discute dell’introduzione della giornata nazionale contro l’omotransfobia, che verrà fissata il 17 maggio. Si spacca il centrodestra, Sgarbi viene espulso

| 29 Ottobre 2020

Sono stati approvati alla Camera nella serata del 28 ottobre i primi cinque articoli della legge Zan sull’omotransfobia, la misoginia e le discriminazioni verso i disabili. In totale il ddl è composto da dieci articoli e contiene misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alla disabilità.

L’esame della proposta di legge è ripreso oggi pomeriggio in Aula con il sesto dei dieci articoli del testo: si discute dell’introduzione della giornata nazionale contro l’omotransfobia, che verrà fissata il 17 maggio. Il centrodestra ha chiesto di eliminare questa previsione, difesa da Vittorio Sgarbi: “Solo una mente alterata può pensare che questa giornata sia pericolosa, allora abroghiamo anche l’8 marzo“, ha detto. Sgarbi, nel corso del battibecco, ha rifiutato di indossare la mascherina e per questo è stato espulso dall’Aula dalla presidente di turno Maria Edera Spadoni. La Camera ha infine bocciato gli emendamenti che sopprimevano il sesto articolo e la giornata contro l’omotransfobia.

Su uno degli emendamenti, il centrodestra ha provato a forzare il voto: tentando di far mancare il numero legale, come due settimane fa, non ha partecipato alla votazione. Ma questa volta erano presenti 237 deputati che, alla luce delle missioni – assenze giustificate -, sono risultati sufficienti per raggiungere il numero legale.

La discussione sulla proposta di legge ha infiammato e spaccato il centrodestra. Alessandro Pagano (Lega), esponente del fronte cattolico tradizionalista, ha sostenuto che se verrà approvata la legge, verranno indagate e condannate persone che esprimeranno delle opinioni, o i sacerdoti che in chiesa leggono brani biblici in cui si parla di discriminazione della donna. A rispondergli è stata Giusi Bartolozzi di Forza Italia, che invece in Commissione ha votato la legge: “A questo gioco non ci sto. Ai colleghi ricordo che sono stati presentati emendamenti che parificavano l’omofobia e la pedofilia, e questo è un insulto. Non si gioca su temi così importanti perché si deve fare lo show”. L’Aula si è divida tra chi gridava contro Bartolozzi, chi taceva imbarazzato e chi applaudiva la deputata “azzurra”, anche tra i banchi del centrodestra. L’esame della legge riprenderà martedì pomeriggio 3 novembre, per proseguire mercoledì. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio.

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