Oculus Quest 2, recensione. Prezzo più basso, tanta qualità e qualche compromesso

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Oculus Quest 2, recensione. Prezzo più basso, tanta qualità e qualche compromesso

Oculus ha rinnovato il suo visore più famoso che diventa ora una sorta di visore “unico”: Quest 2 sostituire Quest e Rift S, il tutto ad un prezzo più abbordabile. Per raggiungere questo obiettivo Oculus è scesa a qualche compromesso.

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 – 16/10/2020 19:210

Oculus Quest 2 è il nuovo visore di Oculus: sostituisce in un solo colpo il precedente Oculus Quest e la versione che si collega ad un computer con un cavo, Oculus Rift S. Oculus Quest 2 può infatti essere usato in entrambe le modalità: come visore stand alone, da usare in piedi e senza fili per giocare a tutti i giochi già disponibile per Quest, e sono tantissimi, oppure collegato tramite il cavo USB Oculus Link da 5 metri ad un computer da gioco, diventando a tutti gli eccetti un Oculus Rift. In questa modalità ci penserà il computer ad elaborare la parte grafica, e il visore sarà alimentato tramite USB Type C: si potrà così accedere a tutta la libreria di giochi di alto livello compatibili con Oculus Rift S come l’eccezionale Half-Life:Alyx o il recente Star Wars: Squadrons.

Oculus Rift S resta al momento ordinabile, ma Oculus Quest 2 che parte da 349 euro viene visto facilmente come il prodotto del futuro, quello più flessibile e anche quello che sulla carta offre le prestazioni migliori. I numeri difficilmente mentono, e quando si parla di visori VR la prima cosa che si guarda è la risoluzione dello schermo unita al frame rate, e qui il nuovo Oculus Quest 2 tira fuori una pagella da primo della classe: display LCD a commutazione rapida, risoluzione di 1832×1920 per occhio e supporto per frequenza di aggiornamento a 60, 72 e 90 Hz, anche se i 90 Hz ad oggi sono solo una promessa: Oculus li aggiungerà in un secondo momento, non esiste una data. Al momento, in via sperimentale, funzionano solo sulla dashboard attivando una opzione.

I dati del Quest 2, se guardiamo alla qualità visiva, sono decisamente ben più promettenti di quelli del Quest e del Rift S: Rift S aveva un pannello unico da 2560×1440 che arrivava a 80 Hz di refresh mentre il vecchio Quest aveva due OLED da 1600×1440 e 72 Hz di refresh.

Sembra tutto incredibilmente meraviglioso: un visore con un processore all’interno molto più potente, c’è il nuovo Snapdragon, con una risoluzione più elevata, un refresh rate più alto, che funziona da solo o con il PC venduto ad un prezzo inferiore, 349 euro.

Ma è davvero così? Si e no, perché questo Quest 2 ha sicuramente tanti punti di forza ma ha anche qualche punto dove è facile capire dove Oculus ha risparmiato, nel tentativo ovviamente di abbassare il prezzo rendendolo un prodotto più di massa.

Il più grosso difetto, ed è anche quello che potrebbe fermare una persona dall’acquistare il nuovo Quest è l’obbligo dell’account Facebook. Oculus è di Facebook, e mai come quest’anno Facebook entra a gamba tesa sul mondo della realtà virtuale facendo sentire che quella azienda è sua. Chi ha già in casa un Oculus, per usare il Quest 2 sarà obbligato ad unire il proprio account Oculus con quello di Facebook, e considerare tutto quello che questa unione comporta. Non è cosa da poco, perché da una parte c’è un account pensato per giocare con le sue regole, anche a livello di privacy, dall’altra invece c’è l’account di un colosso dei social che cerca di anni di utilizzare ogni informazione possibile per costruire attorno all’utente un mondo profilato a sua immagine, dalla pubblicità ai suggerimenti.

Ci sono persone che stanno scappando dai social network, e non ne vogliono più sapere: chi compra un Oculus Quest 2 non potrà farlo. Anche perché Facebook è abbastanza invadente nel cercare di capire se un account è fake o reale: non provate a fare un account solo per l’Oculus, Facebook se ne accorge.

Sul capitolo Oculus – Facebook si potrebbe aprire un intero dibattito: ci si potrebbe chiedere ad esempio cosa accede se un utente viene bannato da Facebook per quale motivo, o se si comporta male all’interno degli spazi Oculus a marchio Facebook come ad esempio Venue, ma il discorso diventerebbe lungo.

Quello che l’utente deve sapere è che acquistando Oculus Quest 2 deve fare un patto con Facebook: a qualcuno potrebbe non interessare affatto la cosa, ad altri potrebbe dare fastidio. Abbiamo deciso di premetterlo, perché riteniamo che questo aspetto possa condizionare le intenzioni di acquisto più della risoluzione o della comodità.

La realtà virtuale non sono più soldi buttati

Qualcuno potrebbe dire “dai, su, raccontateci di sto visore” ma vi teniamo ancora un po’ sulle spine. Quest 2 permette di accedere ai contenuti di Quest e di Rift, quindi sia ai contenuti più leggeri renderizzati e gestiti dal processore all’interno del visore, da scaricare direttamente sulla memoria interna, sia ai contenuti più pesanti che richiedono un computer per l’elaborazione.

Spesso quando si parla di realtà virtuale si pensa ad un mondo ancora acerbo, all’eterna ricerca di quella affermazione e di quella diffusione che in tutti questi anni non c’è mai stata. In realtà negli ultimi anni, grazie proprio a Oculus, sono stati fatti passi enormi e oggi crediamo che si possa definire la realtà virtuale una piattaforma vera e propria come la Playstation, il PC o l’Xbox.

C’è una varietà enorme di contenuti, ci sono giochi di un certo livello, anche in italiano, ci sono filmati, documentari, rompicapi e applicazioni per il fitness e l’allenamento.

Abbiamo giocato tutto l’anno con il vecchio Oculus Quest, soprattutto durante il periodo di lock down e abbiamo provato ogni tipo di gioco, apprezzando davvero lo sforzo fatto dai programmatori per creare esperienze diverse.

Se prima i giochi “giocabili” erano i classici Light Saber o Job Simulator, oggi c’è davvero di tutto. Abbiamo provato tantissimi titoli, incluso il recente The Walking Dead: Saints and Sinners e Warhammer, al momento in beta, e dobbiamo dire che l’assortimento non manca.

Non si può ancora fare un paragone con i giochi per PC o console perché molti giochi per Quest, soprattutto le avventure come Vader Immortal o The Room VR: A Dark Matter sono tutto sommato brevi come durata, qualche ora e si finiscono, ma tutto il mondo dei contenuti e l’ecosistema attorno alla realtà virtuale sta cambiando velocemente.

Senza calcolare quei contenuti immersivi come il simulatore di shuttle e i video di National Geographic che oggi non sono godibili in nessun altro modo se non tramite una visione a 360° che ci pone al centro della scena.

Dove Quest è migliorato e dove si è risparmiato

Prendendo in mano il nuovo visore si capisce subito dove Oculus è andata a risparmiare. La finitura molto elegante in tessuto del primo modello è sostituita ora da una plastica chiara. Restano le camere per il tracciamento esterno, cambiano la regolazione intrapupillare e la cinghia che tiene il visore incollato al viso.

Sebbene sia più leggero, non di tanto, dopo diverse sessioni di gioco ci siamo resi conto che forse la vestibilità del precedente modello era nettamente migliore. La fascia elastica scelta da Oculus è scomoda, è difficile da regolare con precisione e dopo un po’ di tempo si allenta, non permette un passaggio rapido da una testa all’altra, soprattutto se lo passiamo ad una persona con una testa più piccola. Se ben stretta comprime un po’ troppo. Oculus vende un’altra fascia “premium” che consigliamo assolutamente di acquistare.

Sparisce come abbiamo detto la distanza intrapupillare con regolazione di precisione: ci sono solo tre step che si regolano direttamente sulle lenti all’interno del visore. Tre scatti, non tanti, che devono per forza di cose andarvi bene: se per qualche motivo non vi trovate alla precisione con i tre step potrebbe essere un problema. Come è un problema tutte le volte che si passa il visore a qualcuno andarli a regolare, era molto più pratica la regolazione precedente.

C’è un motivo però per il quale Oculus ha scelto questa soluzione: nel vecchio modello la regolazione agiva direttamente sui pannelli, due, e muoveva interamente il blocco occhio pannello. In questo nuovo modello il pannello LCD all’interno è unico: Oculus parla di 1832×1920, che sono quasi 8 megapixel in totale, ma viene usato un solo ed unico pannello diviso in due. La correzione della distanza intrapupillare viene quindi fatta agendo tramite hardware sulla lente e poi con una compensazione software direttamente sul pannello, questo su tre diversi livelli: 58mm, 63mm e 68mm.

All’interno del visore c’è un processore potentissimo, molto più potente di quello che era stato usato sulla prima versione: dallo Snapdragon 835 si passa allo Snapdragon XR2, costruito sulla base dell’865 che spinge i migliori smartphone top di gamma. Con 6 GB di RAM e 64 GB di storage il visore ha finalmente le potenza che gli server per spingere gli 8 megapixel e gestire in modo fluido l’interfaccia e i giochi.

Sotto il profilo dell’autonomia Facebook dichiara 2 ore di autonomia circa e dobbiamo dire che le due ore come stima ci stanno tutte, dipende un dopo’ dal livello di luminosità e dal tipo di gioco. Dai 100 ai 140 minuti è una stima più che credibile.

Non sappiamo come possa cambiare l’autonomia quando arriverà il salto ai 90 Hz, con i titoli compatibili: i 90 Hz consumano sensibilmente di più, sia per lo schermo sia per la GPU.

La cosa interessante è che la stessa Facebook ha dichiarato di aver rivisto in meglio anche i controller tra Quest e Quest 2, tuttavia i nuovi controller sono leggermente più pesanti e privi anche del grip presente invece sui controller del Quest. Entrambi i controller hanno ancora una sola batteria stilo per l’alimentazione ma l’autonomia è migliorata; ci siamo chiesti come abbia fatto Facebook a migliorare l’autonomia dei controller senza cambiare le batterie, visto che il numero di LED IR presenti nei due dischi è lo stesso. Il sospetto è che abbiano ridotto la potenza dei Led o il refresh rate, cercando di compensare tramite software. 

Abbiamo provato a fare dei confronti diretti tra Quest e Quest 2 con la boxe e un altro paio di giochi di fitness e, sebbene in qualche caso non abbia sentito alcuna differenza, c’è chi giura (un adolescente molto svelto nei riflessi) che la nuova versione è leggermente meno precisa nel tracking. Cosa che conferma anche con un paio di sessioni di Beat Saber. Non una differenza che la maggior parte delle persone noterebbero: a nostro avviso sono assolutamente identici, con la differenza che effettivamente il controller del nuovo modello dura di più. Peccato per la mancanza del grip gommato, a nostro avviso era comodo.

L’audio è integrato ma è il classico piccolo altoparlante: immersivo, buono, ma un paio di cuffie che si possono collegare al jack esterno sono decisamente consigliate. Con la nuova fascia che regge il visore non è facilissimo usare ogni tipo di cuffia, soprattutto quelle più ampie: Oculus consiglia le PRO Gaming Headset o G333 VR Gaming Earphones di Logitech, noi abbiamo usato un paio di ottimi auricolari.

Che definizione. Ma come contrasto era meglio l’OLED

Indossando il visore la prima cosa che si percepisce è l’aumento netto di definizione. Chi si concentra sulla risoluzione vedrà ancora la griglia di pixel, servirebbero almeno 8 megapixel per occhio per farla scomparire del tutto, ma possiamo dire tranquillamente che la risoluzione è l’ultimo dei problemi di questo visore: l’immagine è bellissima. L’angolo di visione interno non è ampissimo e resta il problema dell’entrata di luce nella parte bassa, vicino al naso.

Oculus ha ovviamente cercato di trovare una forma che fosse comoda e ergonomica per tutti i visi, e attorno al naso restano circa 5 mm di spazio che impediscono l’isolamento completo. Anche qui esiste una soluzione che si chiama Quest Kit Pack, accessorio opzionale che comprende due interfacce facciali intercambiabili e due light blockers, per adattarsi a ogni tipo di naso e viso. Con quelli si riesce a migliorare la situazione.

Il Quest 2 mantiene lo stesso sistema di tracking integrato nel primo Quest, con le camere periferiche montate sul visore che localizzano i movimenti dei due controller o, anche se quasi nessun gioco lo supporta, delle sole mani. Questa disposizione è sempre più comoda di quella con i sensori esterni, tuttavia permangono i limiti visti anche sul primo modello: se avviciniamo troppo le mani al corpo il sistema perde di precisione. Lo si può notare se proviamo Gun Club VR, dove possiamo prendere granate e caricatori e attaccarli “virtualmente” al giubbetto antiproiettile: non sempre il movimento riesce alla perfezione.

Le sensazioni a livello di giocabilità restano le stesse del primo Quest, con la differenza però della resa visiva: i giochi rendono molto meglio. Tantissimi titoli sono stati aggiornati per supportare la maggiore risoluzione del nuovo visore e sono perfettamente godibili. I 90 Hz, quando arriveranno, potranno migliorare ulteriormente una resa che comunque è già eccellente, con un blur ridotto e la quasi totale assenza di fastidio quando si gioca. Il fastidio, nel VR, resta comunque una cosa molto soggettiva.

C’è però un punto dove il Quest 2, se parliamo di qualità di visione, è inferiore al primo Quest e questo è il contrasto: il pannello LCD non è un pannello OLED e l’immagine è slavata. Lo si percepisce sui film, nei giochi, un po’ meno sull’interfaccia: il nero non è nero, è grigio. Lo stesso The Walking Dead: Saints and Sinners o Vader Immortal sono giochi molto scuri, e la dinamica restituita dai pannelli OLED della prima versione di Quest è decisamente superiore rispetto all’immagine offerta dal nuovo modello. Che però può contare su una risoluzione decisamente più elevata.

Il Quest perfetto sarebbe stato quello che univa i due: la strap, i pannelli OLED e la regolazione intrapupillare precisa del primo modello con la risoluzione, il refresh rate e il processore del nuovo modello.

Quest 2 collegato al PC, niente 90 Hz per ora e risoluzione ridotta

Il Quest 2 può essere collegato anche al PC. Per farlo abbiamo usato un cavo ad alta velocità da 3 metri, ma non è la soluzione più comoda: un cavo standard infatti pende sulla sinistra del visore e ostacola i movimenti. Oculus vende a 99 euro il suo cavo, che ha il vantaggio di essere lungo 5 metri ma soprattutto è pensato per essere collegato ad angolo e seguire la fascia fino alla parte posteriore della testa. Il cavo Oculus, 99 euro, non ostacola i movimenti. Anche la versione di strap con batteria ha una soluzione integrata per il cavo.

Per utilizzare il Quest 2 in “modalità Rift”, occorre installare l’app Oculus ed accedere con il proprio account. Questo è l’unico caso in cui Facebook consente ancora di riutilizzare per un po’ di tempo il proprio account Oculus senza associarlo a quello Facebook, mossa che rivela come l’azienda sia in realtà ben conscia del fatto che forzare l’adesione al social network potrebbe infastidire gli utenti. Del resto l’Oculus Rift, ormai in via di pensionamento, è stato utilizzato a lungo non solo dai consumatori, ma anche in ambito business per realizzare esperienze di vario tipo sia b2b che b2c.

La configurazione su PC è estremamente semplice, visto che il riconoscimento del dispositivo è automatico e non c’è nulla da configurare. Con l’app per PC è possibile installare i titoli specifici per Oculus Rift, usualmente più complessi e “pesanti” rispetto a quelli per Quest ma non solo. Tramite Oculus Link, il Quest 2 viene anche riconosciuto in un battibaleno da SteamVR, con la possibilità di utilizzare anche il vasto catalogo di giochi ed esperienze disponibili su questa piattaforma. Anche con SteamVR, il riconoscimento del visore e dei controller è immediato e non c’è nulla da configurare per quanto riguarda l’hardware. Lato visore, collegando Quest 2 al PC tramite Oculus Link compare il pop-up per abilitare la funzionalità e a questo punto la libreria di Quest viene sostituita con la dashboard di Oculus Rift e la libreria dell’app Oculus per PC, che può essere anche agganciata ad un diverso account rispetto a quello con cui si è effettuato l’accesso su Quest 2. Lo stesso SteamVR diventa un’app disponibile in libreria.

Il refresh rate bloccato a 72 Hz è in questo momento il limite maggiore all’utilizzo di Quest 2 in sostituzione del Rift S, che aveva già ridotto la frequenza di aggiornamento a 80 Hz dai 90 Hz dell’originale Rift. I titoli per PC sono più complessi e lunghi e portano a stare “in immersione” per più tempo. Se da un lato giocare ad un titolo come Half-Life: Alyx con la riduzione dello screen door offerta dal Quest 2 è estremamente gratificante, i 72 Hz si fanno sentire sulla motion sickness e la risoluzione via Link non è ancora stata ottimizzata per sfruttare i miglioramenti introdotti con il nuovo visore con l’introduzione di evidente aliasing: attualmente Oculus Link effettua l’encoding del video solo alla risoluzione del Quest. Anche la maschera che lascia filtrare più luce da sotto gli occhi, alla lunga tende a infastidire e distrarre. I 90 Hz e l’aumento della risoluzione dovrebbero essere sbloccati presto, ma al momento del lancio il Quest 2 non è un vero e proprio sostituito del Rift.

Un visore eccellente, a patto di spendere qualcosa in più

Il Quest 2 è un eccellente visore VR: la risoluzione è quasi 8 megapixel e questo aumento di risoluzione si vede tutto, l’effetto fastidioso dei primi visori è quasi scomparso. L’elevato refresh del pannello LCD uniti anche alla bontà delle lenti permettono di giocare senza provare alcun senso di nausea o fastidio, e con una eccellente resa. Purtroppo a rovinare le sessioni di gioco più lunghe ci pensa l’assurdo sistema di cinghie pensato da Oculus per reggere il Quest 2: non sono affatto comode, si allargano dopo un po’, stringono sul retro e soprattutto se dobbiamo passare il visore ad un’altra persona la regolazione dev’essere vista ogni volta, così come la regolazione della distanza intrapupillare.

Oculus permette di acquistare come accessorio una “strap” premium molto più comoda, anche in versione con batteria integrata che servirà sicuramente quando arriveranno i giochi a 90 Hz. Refresh più elevato equivale anche a consumi più elevati. Se i 64 GB possono anche essere sufficienti, ma 256 GB sono meglio, la strap più ergonomica è a nostro avviso un acquisto quasi obbligato. Come è un acquisto quasi obbligato, per chi vuole connettere il Quest 2 al PC, il cavo Oculus Link da 5 metri che ha il connettore USB Type C angolato, e si può collegare quindi senza ostacolare i movimenti.

A conti fatti i 349 euro che chiede Oculus diventano più di 500 euro. Oculus Quest 2, come il modello precedente, resta un prodotto fantastico per quello che può dare e nel suo essere totalmente integrato. Oculus ha voluto abbassare la soglia di ingresso in termini di prezzo, Facebook ha terribilmente bisogno di trasformare il VR in un fenomeno di massa, ma non ci sarebbe dispiaciuto un modello più “hi-end” con una custodia, la strap di fascia alta, un paio di cuffie integrate di qualità e il cavo.

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