‘Nobel’ per l’insegnamento a un prof italiano: per fare il proprio mestiere non serve essere eroi

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di Ilaria Muggianu Scano

Daniele Manni è il primo italiano a vincere il “Premio Nobel” per l’insegnamento, il Global Teacher Award. Manni è insegnante di Informatica all’Istituto Tecnico Informatico “Galilei – Costa – Scarambone” di Lecce, dove insegna a studentesse e studenti a ideare piccole e micro imprese che concretamente lanciano sul mercato nuovi prodotti e servizi.

È la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina a darne notizia: “Complimenti dunque al prof. Manni, alla dirigente scolastica Addolorata Mazzotta e a tutto l’Istituto per il prezioso lavoro portato avanti e i traguardi raggiunti”. Il 22 novembre, in India, avrà luogo la cerimonia di consegna del riconoscimento. Già a settembre il professor Manni è stato sul podio degli “Innovation and Entrepreneurship Teaching Excellence Awards”, arrivando terzo.

La notizia che crea più giubilo è che ad essere insignito della più alta onorificenza relativa all’Insegnamento sia un docente che ha egregiamente svolto il suo semplice ruolo di insegnante. Non un eroe. Il percorso per arrivare alla docenza è lungo, talvolta non è sufficiente una laurea e una specializzazione o un semplice concorso. In Italia ad ogni Governo cambiano le carte in tavola e spesso gli insegnanti encomiati sono quelli che perdonano, che stoicamente decidono di tollerare i soprusi delle sacche più fragili del Paese per non complicare la vita di uno studente davanti ad un consiglio di classe.

Di non troppo tempo fa l’episodio della professoressa accoltellata in una scuola secondaria superiore di secondo grado che decide di non denunciare lo studente per concedergli una seconda opportunità, ne conseguono clamore generale e onore delle cronache per un gesto, certamente ammirevole per umanità e attaccamento al lavoro; ma veramente è necessario tanto eroismo da parte dei docenti, stanno facendo il bene dello studente, della classe, della società? Alcuni si trovano a tacere per timore di eventuali ripercussioni all’esterno delle mura scolastiche.

La Scuola non è un gioco, gli studenti non sono, sempre, idilliacamente gli ideali destinatari dei bei libri di formazione che riempiono gli scaffali delle librerie, quelli che stanno in religioso silenzio e capiscono che la Scuola per tanti di loro è l’unico ascensore sociale possibile. Talvolta l’indulgenza di un docente può effettivamente essere il salvacondotto per gli studenti occasionalmente disorientati, ma non può e non deve essere la regola.

L’insegnante ideale non può essere costretto a divenire l’eroe metropolitano in balìa degli umori di adolescenti poco propensi allo studio e di genitori fin troppo avvezzi a scovare che risarcimento ottenere dalla macchina “Scuola” in questa o in quella circostanza. Di poche ore fa il quesito di una madre su un blog gestito da docenti: “Se mio figlio si fa male durante la Dad è considerabile come infortunio scolastico?”.

Dieci, cento, mille Global Teacher Award ai legittimamente ordinari esecutori della propria semplice professione.

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