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No, il 60-70% dei nuovi casi e decessi Covid-19 non proviene da soggetti già vaccinati

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Esiste un report del governo britannico risalente al 31 marzo 2021 che ha dimostrato che il 6070% di vaccinati contro il nuovo Coronavirus è stato ricoverato per Covid-19? In realtà no, questa è l’interpretazione che viene data da un paio di mesi su vari siti, e che di recente rimbalza sui social. Quando abbiamo analizzato circa una settimana fa lo stesso documento per la rubrica Scienze, non vi abbiamo trovato nulla di sconvolgente. Anche se ci aspettavamo dei fraintendimenti, che effettivamente stavano già cominciando a montare in giro per la Rete, e si registravano già affermazioni decontestualizzate dell’epidemiologo Harvey Risch, per rafforzare una immagine distorta delle campagne vaccinali.

Per chi ha fretta:

  • Nessun documento britannico ha registrato che oltre il 60% dei vaccinati si è ammalato di Covid-19;
  • Lo studio citato in diversi siti riguarda dei modelli che tengono conto di eventuali allentamenti degli interventi non farmaceutici per contenere i contagi;
  • Oggi i dati confermano quanto ci si aspetta normalmente: solo una piccola quota di vaccinati si ammala, ed è per questo che deve essere immunizzata sempre un’ampia fascia di popolazione.
  • È statisticamente plausibile che futuri casi di Covid-19 riguarderanno buona parte dei vaccinati, se ricevere i vaccini diventerà esperienza comune;
  • Le affermazioni dell’epidemiologo Harvey Risch sono palesemente distorte rispetto al reale contenuto del documento britannico e vengono usate dal noto complottista Steve Bannon per rafforzare le idee negazioniste.

Analisi

Il documento britannico suggerisce che in futuro buona parte dei ricoveri per Covid-19 riguarderanno pazienti che hanno ricevuto tutte le dosi di vaccino previste. Come spiegavamo nel precedente articolo, il paper riguarda dei modelli che calcolano le probabili conseguenze di un totale allentamento delle misure di contenimento a seguito della vaccinazione di massa.

L’interpretazione distorta di Harvey Risch

Tutto questo è piuttosto normale. Ci sarà sempre una quota di popolazione, per quanto minima, che non risponderà al vaccino in maniera ottimale, inoltre l’immunità per SARS-CoV-2 non dura per tutta la vita e occorreranno ulteriori richiami. Succede anche con altre malattie, come nelle epidemie di morbillo, in cui risulta una quota di persone malate vaccinate; questo perché la maggior parte delle persone ha ricevuto il vaccino. Parliamo quindi di «rischio relativo».

Ecco perché in generale si punta sempre a raggiungere una ampia quota di persone vaccinate, in modo da raggiungere la cosiddetta immunità di comunità, in cui anche i pochi soggetti che non avranno beneficio dal vaccino o non potranno vaccinarsi, risulteranno protette, anche solo perché la probabilità di entrare in contatto con un infetto si riduce notevolmente.

Quindi il report britannico stima, in una situazione con ripresa dei ricoveri, che risulterebbero tra il 60% e il 70% dei vaccinati. Probabilmente è a questo che si riferiva Risch, intervistato dal noto complottista Steve Bannon il 19 aprile 2021:

«Quello che i medici mi dicono è che più della metà dei nuovi casi COVID che stanno vedendo trattare sono persone che sono state vaccinate – continua Risch – Hanno stimato che il 60% dei nuovi pazienti che sono stati ricoverati erano persone vaccinate».

Risch trasforma quanto letto nel report britannico in una affermazione aneddotica. Il significato del documento viene del tutto travisato, trasformando delle proiezioni basate su modelli, che stimano il pericolo di un allentamento degli interventi non farmaceutici, in un vago dato di attualità. Non è così.

Cosa suggeriscono gli studi attuali

Studi preliminari analizzati nel  technical report dell’European centre for disease prevention and control (Ecdc) del 21 aprile 2021 suggeriscono che chi è stato vaccinato in Europa anche se infetto avrebbe meno probabilità di trasmettere il virus. Ma anche questo dato va contestualizzato:

«Prove limitate indicano che le persone completamente vaccinate, se infette, possono avere meno probabilità di trasmettere SARS CoV-2 ai loro contatti non vaccinati – continua la relativa nota introduttiva del Ecdc – Rimane incertezza sulla durata della protezione in questi casi, nonché sulla possibile protezione contro le varianti SARS-CoV-2 emergenti». 

Riportiamo quanto avevamo raccolto in un precedente articolo, riguardo ad altri studi:

Secondo uno studio in attesa di revisione (preprint) condotto in Scozia dai registri sanitari risulta una riduzione delle infezioni nelle famiglie di operatori sanitari vaccinati del 30%. I dati riguardano le sole prime dosi dei vaccini di AstraZeneca e Pfizer. Su quest’ultimo abbiamo conferme anche in un preprint israeliano, dove si vede una riduzione della carica virale nei 12-28 giorni dalla prima dose. Lo studio preprint di un modello basato sui dati della sperimentazione del vaccino di Moderna ha portato a una stima della riduzione del potenziale di trasmissione pari al 61% negli individui vaccinati. 

Una recente ricerca non ancora revisionata ha mostrato come AstraZeneca riduca la carica virale, a prescindere dalla presenza o meno della variante inglese. Dai registri dell’assistenza sanitaria spagnola è stato possibile stimare una protezione indiretta dei non vaccinati, associata alla presenza di persone che avevano assunto una prima dose di vaccino a mRNA.

Non di meno, i dati sono ancora limitati per poter dire con certezza che carica virale e durata siano un indice fedele per dedurre il livello di trasmissibilità.

Secondo l’ultimo monitoraggio dei CDC americani del 26 aprile 2021, risultavano 95 milioni di persone pienamente vaccinate. Di queste solo 9.245 risultano essersi infettate con 835 ospedalizzazioni, di cui 241 non collegabili alla Covid-19. Tra i vaccinati ospedalizzati risultano anche 132 morti, di cui 20 non-Covid.

Conclusioni

Esempi attuali come i picchi di ospedalizzati in Cile e India – nonostante le ampie campagne vaccinali (al netto di eventuali carenze dovute all’uso di vaccini poco affidabili) – dimostrano che i timori dei ricercatori britannici sono fondati, mentre non viene a mancare mai la fiducia nel ruolo dei vaccini, che da soli non possono bastare. In questi casi semplificare fenomeni complessi come quelli che riguardano una pandemia, può risultare anche più pericoloso delle riaperture mal gestite o delle chiusure comunicate male.

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