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No! I dati israeliani non dimostrano che l’efficacia del vaccino Pfizer è «vicina allo zero»

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Il 14 luglio 2021 l’utente Rafael Zioni (@rzioni) pubblica un tweet con due tabelle relative ai casi positivi Covid19 in Israele dal 4 al 10 luglio 2021 comprensivo delle percentuali di vaccinati e non. Secondo l’utente, questi dati riportati nell’immagine farebbero pensare che l’efficacia del vaccino Pfizer sia «vicina allo zero». La tabella riporta una fonte, ossia il sito del Ministero della Salute israeliano nella sezione dedicata ai dati riguardanti la Covid19. Il primo problema relativo a questo grafico è l’estrema brevità del periodo considerato, di circa 6 giorni, mentre il secondo riguarda la mancanza di altri indicatori utili come le ospedalizzazioni.

Per chi ha fretta

  • Nessun vaccino è efficace al 100%.
  • L’obiettivo dei vaccini è quello di limitare la replicazione del virus e impedire le forme gravi della malattia.
  • Una persona che riceve anche entrambe le dosi di vaccino Pfizer può essere infettato dal virus e risultare positivo.
  • La tabella prende in esame un periodo troppo ridotto per trarre delle conclusioni.
  • La tabella non considera le ospedalizzazioni e i decessi, in mancanza di questi non è possibile trarre delle conclusioni.
  • Con l’aumentare dei casi non sono aumentati, come in passato, le ospedalizzazioni e i decessi.
  • Uno studio israeliano pubblicato a inizio luglio 2021 dichiara che il vaccino sia efficace per il 93% contro le forme gravi della malattia.

Analisi

La tabella fa riferimento ai casi positivi, ma il fatto che ci siano anche dei vaccinati non è affatto una novità sconvolgente dato che è noto (fin dal 2020) che i vaccini anti Covid19 non sono efficaci al 100% contro il virus, così come è nota l’importanza della seconda somministrazione del prodotto Pfizer e delle dovute tempistiche affinché possa essere raggiunta la sua maggiore efficacia riscontrata durante la sperimentazione.

I dati grezzi

I dati della tabella risultano essere stati prelevati da un file CSV scaricabile dal sito Data.gov.il dove notiamo che vengono ignorate due fasce di età, quella degli under 20 (dove i non vaccinati sono 1.225) e degli over 89 (una decina tra vaccinati e non). Inoltre, vengono equiparati i casi relativi ai vaccinati con una sola dose a quelli con due in qualunque arco temporale.

In un secondo file CSV è possibile riscontrare le ospedalizzazioni e i decessi suddivisi per età e per vaccinati con una dose, con due dosi o per niente vaccinati. Ciò che viene riscontrato è un basso numero di decessi, così come basso rimane il numero delle ospedalizzazioni. Queste ultime non indicano la gravità del ricovero, come spiegato dal file PDF allegato per la lettura dei dati, così come vengono considerati “vaccinati con due dosi” anche coloro che sono stati portati in ospedale poco dopo aver ricevuto la seconda somministrazione (dunque senza il periodo di attesa necessario affinché raggiunge l’effetto desiderato).

Ospedalizzazioni e decessi

Come si riscontra dalla tabella, il periodo preso in esame riguarda un periodo estremamente ridotto per poter giudicare l’efficacia del vaccino, arrivando a sostenere che sia «vicina allo zero».

Il grafico dei casi positivi dal 20 marzo 2020 al 18 luglio 2021.

Ciò che risulta è che la maggior parte dei casi positivi riguardano la variante Delta.

Le percentuali dei casi relativi alla variante Delta. Nel grafico viene riportata anche l’Italia.

Al momento, visti i grafici, il 18 luglio 2021 risultavano circa 755 casi positivi con circa 148 ospedalizzazioni, mentre tenendo dei dati passati a parità di casi positivi le ospedalizzazioni erano di gran lunga superiori.

Il grafico delle ospedalizzazioni dal 20 marzo 2020 al 18 luglio 2021.

Stesso discorso vale per i decessi.

Il grafico dei decessi dal 20 marzo 2020 al 18 luglio 2021.

Lo studio israeliano e la variante Delta

Secondo uno studio israeliano, pubblicato il 6 luglio 2021, il vaccino Pfizer (una volta somministrato e rispettando i tempi affinché faccia effetto) sarebbe efficace del 64% nel prevenire la malattia sintomatica causata dalla variante Delta. Un dato che va in conflitto con il più alto 80-90% dichiarato da altri studi (qui, qui e qui). Ciò che però viene riscontrato dallo studio israeliano è che il vaccino risulta efficace nel 93% contro le forme gravi della malattia e le ospedalizzazioni derivanti dalla variante Delta.

Variabili da tenere in considerazione

Con l’aumentare delle percentuali di “vaccinati completi”, come sta avvenendo in Israele, risulterà plausibile riscontrare un maggior numero di positivi con due dosi rispetto ai non vaccinati.

In verde chiaro le percentuali, divise per età, delle persone che hanno ricevuto entrambe le dosi del vaccino. In verde scuro soltanto una dose.

Non basta considerare solo i casi positivi, ma anche le ospedalizzazioni e i decessi nell’arco del tempo per poter valutare l’impatto dei vaccini. Variabili alle quali vanno aggiunte altre, come l’età e le condizioni di salute degli ospedalizzati che potrebbero includere persone con malattie autoimmuni o con un sistema immunitario molto debole.

Chi è “Zioni”

L’utente Rafael Zioni (@rzioni) risulta essere un medico israeliano, coinvolto a inizio 2021 nel contestato intervento del rabbino Asherov riguardo al discusso fenomeno ADE (ne avevamo parlato qui). Il coinvolgimento riguardava un documento preparato dallo stesso Rafael che a seguito della pubblicazione da parte del rabbino dichiarò di avergli mandato soltanto una bozza contenente errori. C’è da dire, inoltre, che Rafael Zioni risulterebbe far parte di un gruppo di sostenitori della Great Barrington Declaration (ne avevamo parlato qui). Alcuni siti, anche italiani, presentano Rafael Zioni come un virologo e ricercatore della Stanford University, ma risulta essere un medico internista presso il Laniado Hospital che, a seguito delle voci circolate sul loro dipendente, affermò che la direzione incoraggiava tutto il personale e la popolazione alla vaccinazione, prendendo di fatto le distanze da posizioni contrarie.

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