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Marchisio durissimo sulla lettera di Seid Visin: «Siamo il Paese dell’integrazione solo con i talenti del calcio. Facciamo tutti un po’ schifo»

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«Io non posso neanche immaginare cosa abbia provato #SeidVisin, ma sono certo che un Paese che spinge un giovane ragazzo a fare un gesto così estremo è un Paese che ha fallito». A scrivere è l’ex giocatore della Juventus Claudio Marchisio che con un post su Facebook commenta la tragica fine di Seid Visin, il 20enne di origini etiopi morto suicida ieri 4 giugno schiacciato dal peso dell’odio razzista diventato per lui ormai insostenibile. «Pensateci quando fate le vostre battute da imbecilli, quando fate discorsi stupidi e cinici sui gommoni e sul colore della pelle, soprattutto sui social network. Facciamo un po’ schifo. Tutti. Di centro, di destra, di sinistra» ha continuato Marchisio postando le foto in campo del giovane Seid insieme alla notizia della morte. Il ventenne di origine etiopi era arrivato in Italia da bambino. Con un passato nelle giovanili del Milan era tornato a Nocera Inferiore dalla sua famiglia.



«I danni irreversibili della politica dell’odio»

«Siamo il Paese dell’integrazione quando sei un giovane talento o quando segni il gol decisivo in una partita importante, ma che si rifiuta di essere servito al ristorante da un ragazzo di colore». Le parole di Marchisio fanno eco a quelle dello stesso Seid scritte pochi mesi fa e diffuse sui social dall’associazione Mamme per la Pelle. «Qualche mese fa ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare», scriveva il ventenne nella lettera, «perché troppe persone, prevalentemente anziane, si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non bastasse, come se non mi sentissi già a disagio, mi additavano anche la responsabilità del fatto che molti giovani italiani (bianchi) non trovassero lavoro». Il peso del rifiuto da parte di una società «più fredda e cattiva» ha schiacciato Seid fino alla decisione di mettere fine alle sofferenze in un modo tragico.


«Siamo il Paese dell’integrazione quando l’atleta vince la medaglia alle Olimpiadi. Siamo il Paese dell’integrazione che cerca improbabili origini italiane quando l’attrice che ci fa emozionare vince il Premio Oscar, ma che quando in classe con i propri figli ci sono dei ragazzi di colore storce il naso». Il post di Claudio Marchisio continua con i commenti commossi di migliaia di utenti. Tra questi anche quello dell’attivista politico maliano, scrittore e autore di poesie rifugiato in Italia, Soumaila Diawara: «I danni irreversibili della politica dell’odio. Questo ragazzo doveva essere tutelato dalla società che l’ha ucciso. Le parole e le azioni spesso e volentieri feriscono più di una pallottola».

Donnarumma: «Vivevamo insieme, non dimenticherò il suo sorriso»

«Ho conosciuto Seid appena arrivato a Milano, vivevamo insieme in convitto, sono passati alcuni anni ma non posso e non voglio dimenticare quel suo sorriso incredibile, quella sua gioia di vivere». A parlare di Seid è anche Gianluigi Donnarumma, giovane portiere della Nazionale di calcio che all’Ansa ha deciso di condividere il dolore per la perdita di un amico e compagno di strada. «Era un ragazzo come me, un amico» racconta l’atleta ancora incredulo per il tragico gesto del 20enne.

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