L’erede di Davigo al Csm? Tramava con Palamara…

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Le chat con lo zar delle nomine

Paolo Comi — 27 Ottobre 2020

L’erede di Davigo al Csm? Tramava con Palamara…

Con l’uscita di scena, contro la sua volontà, di Piercamillo Davigo, dalla scorsa settimana il posto dell’icona di Mani pulite al Csm è stato preso da Carmelo Celentano, il primo dei non eletti. Sconosciuto al grande pubblico, Celentano, sostituto procuratore generale in Cassazione, è stato per anni uno dei fedelissimi dell’ex zar delle nomine Luca Palamara, recentemente radiato dalla magistratura. Entrambi di Unicost, la corrente di centro, i due si sono messaggiati per anni. In particolare, Celentano sponsorizzava i colleghi che aspiravano a una nomina, chiedendo di essere costantemente aggiornato sullo stato delle pratiche. «Ho parlato con Salzano (Francesco, ora avvocato generale in Cassazione, ndr), lo ho tranquillizzato per il futuro e gli ho detto che lo avresti chiamato. Se gli dai la prospettiva dei prossimi posti sarà sereno», scrive Celentano a novembre del 2017. Palamara risponde: «Ho parlato con Salzano, è tutto ok».

«Votato Salvato (Luigi, ndr) unanime», esordisce qualche settimana più tardi Palamara. «Sei fondamentale come sempre. È tutto nelle tue mani. Per questo sono tranquillo», replica Celentano. «Volevo notizie su PAT (procuratore aggiunto, ndr) Trapani; alcuni colleghi mi parlavano di Rossana Penna attualmente a Trapani, che a detta di Area (la corrente di sinistra, ndr) se la dovrebbe contendere con Marzella (Carlo) ora a Palermo. Oltre a questo mi hanno ricordato di Pst (presidente sezione, ndr) Padova. Se puoi chiamami», scrive Celentano nella primavera del 2018. «PAT Trapani ancora non trattata. Per PST Padova lo metto prossima settimana», risponde Palamara che da zar delle nomine aveva il potere di decidere anche l’ordine cronologico dei posti da assegnare. «Scusa caro Luca, potresti aggiornarmi sulla situazione di Rossana Penna per procuratore aggiunto Trapani e procuratore aggiunto Bergamo? La dovrei sentire domani. Un abbraccio», ancora Celentano. «Bergamo ti spiego tutta situazione a Milano. Per aggiunto Trapani trattiamo prossima settimana con PAT Palermo», risponde Palamara.

«Martusciello – prosegue Celentano – voleva notizie su Lagonegro, gli ho detto che tu mi hai detto che già sapevi tutto e che la situazione è un po’ complicata». E poi: «Come sta messo Raffaele Frasca per PS (presidente di sezione, ndr) Cassazione? Ce la fa? Avvisami quando sai qualcosa». All’indomani del voto per il rinnovo del Csm, a luglio del 2018, Celentano, non eletto, è furente: «Come vedi mi hanno venduto per un pugno di voti». E subito Palamara: «È una cosa vergognosa e assurda: non riesco ad accettare quello che è accaduto. Avevamo fiutato il pericolo di Davigo. Io non accetto che un elettore di Unicost lo abbia votato!!! E non lo accetterò mai. Voglio dirti che ti voglio bene e che ti sono e ti sarò sempre vicino. Solo chi cade può rialzarsi e ancora più forte!!! Un abbraccio».

Rincuorato dal messaggio dello zar, Celentano scrive: «Caro Luca, ti ringrazio per l’affetto che ricambio immutato! Io so riconoscere le persone che hanno testa e cuore come te. Abbiamo tuttavia entrambi la necessità di far crescere davvero il gruppo, liberandolo da qualche bassezza che la magistratura non merita. E su questo conto ancora una volta su di te e su pochi altri. Un abbraccio sincero». Dopo aver chattato come un forsennato con Palamara, Celentano sarà adesso il “giudice di se stesso”, essendo stato destinato a coprire il posto di Davigo anche alla sezione disciplinare del Csm.

Dopo essere stato fra i più stretti collaboratori del titolare dell’azione disciplinare, il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, Celentano giudicherà adesso l’attività svolta dal suo momentaneamente “ex” ufficio. Quando fra due anni terminerà il mandato al Csm, infatti, Celentano dovrà far ritorno a piazza Cavour. Si poteva evitare questa “incompatibilità d’ufficio”? Certo. Al posto di Davigo alla disciplinare poteva andare Loredana Miccichè, già giudice in Cassazione. Sulla non scelta della togata pare (il condizionale è d’obbligo) abbia pesato nei giorni scorsi una sua intervista al quotidiano Il Giornale in cui manifestava perplessità sul modo in cui era stato condotto il turbo processo a Palamara.

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