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Lega di governo contro Lega di piazza: i malumori nel partito dopo la manifestazione anti Green pass

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Lega contro Lega dopo la manifestazione flop di Piazza del Popolo sul no al Green Pass obbligatorio. All’evento di ieri organizzato dal Comitato Liberi di Scegliere si sono presentati i parlamentari Armando Siri, Claudio Borghi, Alberto Bagnai e Simone Pillon. Contestando, di fatto, un provvedimento – il decreto Covid che ha introdotto il Green Pass obbligatorio – votato da un governo appoggiato dal Carroccio. E mentre ai microfoni di Open il senatore Siri ha sostenuto che nella Lega «c’è molto pluralismo» e che Matteo Salvini «è la persona più plurale che io conosca», stamattina il capogruppo del Carroccio alla Camera ha detto che i parlamentari leghisti hanno sbagliato ad andare.


Lega contro Lega sul Green Pass obbligatorio

«Io non ci sono andato e ritengo che i miei colleghi abbiano sbagliato ad andare», ha detto stamattina Molinari ad Agorà Estate su Rai Tre. «Nonostante sia libera la scelta di manifestare e di esprimere un pensiero, credo che gli esponenti del mio partito che sono nel governo abbiano sbagliato ad andare in piazza – ha ribadito – E quella comunque non era la piazza della Lega. Era una piazza autoconvocata su un tema che però la Lega ha posto al governo». Non solo: anche il leghista Massimiliano Fedriga, presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, si è dissociato: «Personalmente non condivido la campagna No vax o No pass: dunque quella della fiaccolata non è la mia piazza», ha detto in un’intervista a la Repubblica, anche se «la libertà di manifestare e di esprimere dissenso è sacra. E non bisogna criminalizzare chi pone dei dubbi».


D’altro canto quella di Piazza del Popolo, convocata contemporaneamente in altre 14 città italiane con risultati simili, non era una manifestazione della Lega. A manifestare c’erano anche cani sciolti come Vittorio Sgarbi e Florian Philippot, organizzatore delle proteste contro Macron in Francia. Mentre mancavano Giuliano Castellino e Forza Nuova, gli ideatori delle proteste della scorsa settimana, che vedono nel Carroccio un potenziale concorrente politico. Ma che la partecipazione dei leghisti alla piazza che critica il governo a cui partecipa la Lega dia qualche problema al Carroccio lo si intuisce dalle parole di Borghi oggi all’Adnkronos: «Che ci sia qualcuno che dice, dalla notte dei tempi, che non è d’accordo con il governo mi pare normale, nessun parlamentare leghista, comunque ha fomentato gli slogan contro il premier. È un governo di unità nazionale, ma questo non vuol dire che tutto il Paese deve essere d’accordo».

Cosa c’è dietro le liti sul Green Pass

Ma forse dietro la Lega che litiga sul Green Pass obbligatorio c’è anche altro. Ovvero quella contrapposizione tra il “vecchio” Carroccio, da sempre ancorato ai confini del Nord, e la svolta nazionalista impressa dal nuovo segretario Salvini. Il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti da un paio di giorni è silente sulla tematica mentre si precipita a fare i complimenti agli atleti che vincono medaglie a Tokyo. Lo stesso Giorgetti viene puntualmente preso di mira dai fan del Salvini populista e sovranista che non hanno mai visto di buon occhio la partecipazione della Lega al governo Draghi e oggi gli chiedono di uscirne. Naturalmente non è un problema solo di Giorgetti, visto che oltre a Fedriga anche altri governatori come Luca Zaia a volte vengono dipinti come insofferenti nei confronti della linea barricadera di alcuni parlamentari che sono entrati nella Lega dopo l’avvento di Salvini in segreteria. E allora ecco che le frizioni di oggi possono essere la spia di uno scontro sempre meno sotterraneo tra la Lega di lotta e quella di governo. Che potrebbe prima o poi scoppiare. Oppure rimanere per mesi o anni latente (dipende da quanto dura l’esecutivo, o meglio: per quanto il Carroccio deciderà di appoggiarlo). Fino a quando il Capitano non sarà costretto a scegliere.

Foto copertina da: Alberto Bagnai su Twitter

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