Le navi quarantena sono diventate luogo di dolore, contagio e illegalità

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L’accusa

Riccardo Magi — 16 Ottobre 2020

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“Rubattino”, “Moby Zazà”, “Rapsody”, “Allegra”, “Aurelia”, “Azzurra”, “Adriatico”: traghetti da turismo che a molti evocheranno bei ricordi, momenti di svago e vacanza. E invece quelle elencate sono diventate le navi che compongono la flotta italiana della vergogna, allestita a partire dal mese di aprile affinché a bordo di queste imbarcazioni si svolgesse il periodo di sorveglianza sanitaria per i migranti soccorsi in mare o arrivati autonomamente sulle nostre coste. Questa misura, disposta con provvedimento del Capo della Protezione civile Borrelli, aveva presentato sin da subito problemi sotto il profilo giuridico e dei costi, eppure il trasferimento dei naufraghi su queste navi con una adeguata assistenza sembrò una iniziativa persino migliorativa rispetto allo stallo che li teneva per giorni e settimane bloccati sulle imbarcazioni che li avevano soccorsi.

Già a maggio avevo presentato un’interpellanza al governo per fare luce su queste criticità, ma senza ricevere risposta. Il disagio e la sofferenza causati da questa nuova misura anti Covid per soli stranieri si sono rivelati nel modo più tragico in quello stesso mese, con la morte di un ragazzo tunisino di 28 anni che si è gettato dalla Moby Zazà nel mare forza 5 davanti Porto Empedocle. Un esito imprevedibile? Una disgrazia? No, perché, se ce ne fosse bisogno, è documentato nel dettaglio anche dalle relazioni frutto dei sopralluoghi dei Procuratori di Agrigento quale sia la situazione di esasperazione, di prostrazione e di malessere psichico e fisico che vivono i naufraghi che hanno attraversato il Mediterraneo Centrale fuggendo dalla Libia. Ma questa tragedia non è stata sufficiente a indurre il nostro governo a un ripensamento sulle navi quarantena. Passano i mesi e altre centinaia di persone vengono portate su quelle navi e altre navi si aggiungono a questa flotta. Tra questa la “Allegra” che – a dispetto del nome – accoglie il dolore, la solitudine e l’agonia di Abou, quindicenne della Costa D’Avorio, salvato in mare dalla Ong Open Arms, tenuto sulla nave quarantena per due settimane di “sorveglianza sanitaria” talmente efficace da non riuscire a evitargli la morte, per cause ancora tutte da accertare.

Nel frattempo l’estate è trascorsa e la misura della quarantena a bordo delle navi degenera: non viene più disposta solo nei confronti di chi viene soccorso in mare o arriva autonomamente sulle coste italiane (come previsto dal decreto del Capo della Protezione Civile di aprile), bensì anche nei confronti di cittadini stranieri regolarmente soggiornanti e ospitati in centri di accoglienza. Come denunciato e documentato da Arci e Asgi, alcuni stranieri risultati positivi al test Covid vengono trasferiti con viaggi di centinaia di chilometri, contro la propria volontà e senza fornire loro alcuna informazione, per essere rinchiusi su queste navi della disperazione, senza ricevere assistenza medica né supporto di alcun tipo. La degenerazione di questa prassi in vera e propria illegalità è così completata sotto la spinta della paura del virus che si somma alla paura della straniero (portatore del virus), in una miscela esplosiva per lo stato di diritto.

Le navi quarantena si stanno trasformando in veri e propri hotspot galleggianti – proprio quello che si temeva e che andava evitato – e da luoghi di sorveglianza sanitaria finalizzata alla prevenzione della diffusione del virus in luoghi in cui il virus viene portato. Vengono ristrette in spazi spesso privi di finestre, e notoriamente favorevoli alla diffusione dei contagi, persone che devono solo trascorrere un periodo di osservazione insieme a persone positive. Cioè, ci si mette dentro il Covid, letteralmente, e poi si butta la chiave. Illustri virologi hanno lanciato l’allarme sull’enorme errore che si sta facendo, ricordando la vicenda della nave da crociera “Diamond Princess”. In quel caso il capitano Arma gestì con controllo e saggezza una situazione difficile e improvvisa, ricevendo il ringraziamento del Presidente Mattarella e il titolo di Commendatore. Quale onorificenza meritano gli esponenti del governo e della Protezione Civile responsabili dello scempio delle navi quarantena?

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