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Il bollettino

Redazione — 22 Ottobre 2020

L’allarme di Zaia: “Numeri sono paurosi, anche in Veneto coprifuoco”” title=”L’allarme di Zaia: “Numeri sono paurosi, anche in Veneto coprifuoco”” width=”900″>

Noi crediamo nei tamponi, ma la mole quotidiana di positivi è molto superiore a quella di marzo. Il contact tracing è la nostra forza, ma se c’erano già difficoltà allora, adesso sono ancora di più. Non abbiamo gettato la spugna, ma i numeri sono paurosi“. Lo ha detto il governatore Luca Zaia, commentando la nuova fase di diffusione del virus. “Quando si hanno 1.325 contagiati in 24 ore – ha aggiunto – significa che questi generano 20.000 contatti. Bisogna dire ai cittadini che oltre un certo limite non si va. E’ come in tempo di guerra, non puoi andare al pronto soccorso dopo il bombardamento della tua città e pretendere che ti facciano il triage“.

Emetterò un’ordinanza per alleggerire gli assembramenti: ci servirà creare meno contatto possibile“. Il Veneto quindi si allinea a Lazio, Lombardia e Campania. “Quello su cui ci stiamo concentrando è il contact tracing: il modello si evolve. Non a caso il Governo ha convocato un incontro a proposito oggi“, ha spiegato. “Sottolineo che la storia di questa infezione è la stessa in tutti i Paesi: ogni tanto leggo che abbiamo più contagi per poca oculatezza nella gestione di focolai. Ci paragoniamo a Stati Uniti, Germania, Cina: tutti hanno gli stessi problemi. Fondamentale ora è il rapporto tra positivo e sanità pubblica“, ha aggiunto.

E’ opportuno semplificare le attuali regole sul tracciamento“. E’ quanto ha affermato il presidente del Veneto Luca Zaia nel corso della riunione tra governo e regioni convocata dal ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia. “Siamo diventati molto bravi come Paese nella quantità di tamponi effettuati, ma adesso il tracciamento sta diventando un problema per l’altissima quantita’ di tamponi che facciamo – ha sottolineato – Ok dunque ad ogni operazione per efficentare il sistema, ma forse è il caso di modificare anche il piano di sanità pubblica per evitare l’ospedalizzazione di pazienti che possono curarsi in casa“.

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