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La Super Lega agita la politica. Salvini: «Così cade la poesia». Di Battista: «Agnelli dittatore del calcio italiano»

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Sulla nascita di una Superlega, una competizione calcistica esclusiva riservata a soli 12 club sportivi tra cui la Juventus, la politica italiana è già scesa in campo, è il caso di dire, schierandosi pro o contro la decisione già bocciata, ad esempio, dalla Fifa. È «contrario» il segretario della Lega, Matteo Salvini, che ospite a Un giorno da pecora su Rai Radio1 ha spiegato: «è evidente che serva un cambiamento, ma non in questi modi e in questi termini. Va messo un tetto anche agli stipendi dell’impiego privato del gioco del pallone». E ha poi aggiunto: «Non mi convince questa Superlega, non mi sembra qualcosa di meritocratico, ci sarà pure un aumento di fatturato ma così cade la poesia. Non mi convince che ci siano lì 12 squadre per diritto divino, che fanno parte di una elite».


Giorgia Meloni

Cavalca la stessa onda anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: «La nuova Super League è la deriva da tempo avviata alle nostre società applicata al mondo del calcio», ha dichiarato ad Adnkronos. «Scavalcare la rappresentanza dal basso e imporre dall’alto l’istituzione di una oligarchia. Che non esista più il calcio di una volta purtroppo è evidente, così come il business che gira intorno a questa disciplina ma almeno finora il merito sportivo era un punto di partenza, non un dettaglio. E non si distrugge il merito in nome dei profitti».

Stefano Bonaccini

In linea di massima contrario all’istituzione di una Superlega è il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. Interpellato sulla questione, ha detto: «Di certo l’idea di un calcio che mette in competizione sempre gli stessi e sempre i più ricchi da un lato e dall’altra tutti gli altri, non so quanto riesca a cogliere il favore di milioni e milioni di appassionati, di sportivi». E ha poi chiarito che questa vicenda ancora non gli è del tutto chiara, «me la leggo meglio. Mi pare anche di avere capito che rischiano l’esclusione dai campionati dalle coppe europee, per cui, aspettiamo di capire meglio nei prossimi giorni».

Alessandro Di Battista

Scomoda addirittura il premier Draghi l’autoesiliato del Movimento Cinque Stelle Alessandro Di Battista, chiedendosi se proprio il primo ministro sarà capace di «prendere posizione» sulla faccenda. «Speriamo, almeno, che eviti frasi del tipo: “Andrea Agnelli sta diventando il dittatore del calcio italiano ma è un dittatore di cui abbiamo bisogno», scrive sul suo profilo Facebook. «Di certo se il progetto non dovesse esser bocciato dal governo la “fuitina” tra l’apostolo Draghi e la Exor – l’holding di John Elkann che possiede, tra le altre cose, la Juve, il gruppo Gedi (Repubblica, La Stampa, etc, etc.) e una parte di Stellantis – verrebbe immediatamente svelata. E certi amori meglio tenerli nascosti. Non sia mai che qualcuno iniziasse a comprendere i giochi di palazzo che sono stati fatti per portare il Messia a Palazzo Chigi».

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