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La suddivisione dell’Italia in fasce colorate a novembre «ha evitato 25.000 ricoveri per Covid» – Lo studio

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Le misure per contenere la seconda ondata della pandemia da Coronavirus, introdotte dal governo Conte bis con il Dpcm del 3 novembre 2020, hanno avuto un significativo impatto positivo sull’emergenza. Tra queste spiccavano la divisione dell’Italia in tre zone di rischio (gialla, arancione e rossa) e il coprifuoco. Le misure restrittive date dall’ingresso di una Regione o di una Provincia autonoma in una determinata zona colorata, nell’arco di tre settimane, hanno riportato i contagi e l’epidemia sotto controllo in 85 provincie su 107. Al contempo, l’applicazione delle misure restrittive differenziate per zone colorate ha scongiurato l’ospedalizzazione di circa 25.000 pazienti, a fronte di 44.000 ricoveri per Covid registrati nel mese di novembre. In sostanza, senza la suddivisione in zone diversificate, i pazienti ospedalizzati per Covid sarebbero stati quasi 70.000, nel solo mese di novembre. A rivelarlo è un recente studio condotto dalla Fondazione Bruno Kessler, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e l’Inail e pubblicato su Nature Communications. La suddivisione delle Regioni in fasce colorate ha permesso dunque di ridurre la trasmissibilità del virus del 13-19% nelle Regioni in zona gialla, del 27-38% nelle zone arancione e del 36-45% in quelle rosse. Ma gli effetti positivi sui ricoveri sono ben più evidenti se osservati su intervalli di tempo più lunghi, anche in virtù della riduzione nell’incidenza di infezione ottenuta con le misure, come spiegato nella nota congiunta degli istituti di ricerca. 


L’impatto della suddivisione a colori sull’indice Rt

Dall’indagine è emerso anche che l’ingresso delle Regioni in zona gialla ha avuto un impatto nella stabilizzazione dell’incidenza dei casi, e ha portato l’indice Rt a valori intorno a 1. Nelle zone arancioni e rosse l’impatto sull’incidenza e sull’indice Rt è stato maggiore, anche a causa delle più stringenti misure messe in atto. Le restrizioni nelle zone arancioni hanno infatti fatto diminuire l’indice Rt a valori compresi tra 0,80 e 0,93. Nelle zone rosse, con misure ancor più stringenti, l’Rt è sceso ancor di più, attestandosi in un intervallo compreso tra 0,74 e 0,83. Infine, dallo studio emerge che la suddivisione differenziata in zone, rispetto al lockdown della primavera 2020, ha inevitabilmente avuto un impatto inferiore sulle attività sociali. Se nel periodo pre-pandemico gli italiani trascorrevano a casa in media circa 16 ore al giorno, durante il primo lockdown del 2020 le ore sono salite a 20,3. Con il sistema a colori, secondo le rilevazioni dell’Istat, il dato è sceso a 18,7 ore trascorse a casa nelle zone rosse.


Foto in copertina: Ansa/Max Cavallari

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