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La quarantena impossibile dei tifosi inglesi a Roma e il rischio variante Delta

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«Tifosi inglesi, non venite a Roma per la partita Inghilterra-Ucraina allo Stadio Olimpico». Il ministero dell’Interno ha invitato ieri i fans inglesi e ucraini a evitare di presentarsi per il quarto di finale di Euro 2020. E ha preannunciato una stretta dei controlli negli aeroporti a partire da oggi fino a sabato 3 luglio, quando si giocherà il match.


Anche perché le stime della Public Health Scotland hanno contato 1.991 tifosi scozzesi risultati positivi al Coronavirusper eventi legati all’Europeo. E, di questi, quasi i due terzi dei casi (ovvero, 1.294) riguardano persone che si trovavano a Londra il 18 giugno, il giorno della sfida della fase a giorni contro l’Inghilterra; 397 erano seduti in tribuna a Wembley. Ma in ballo ci sono 4mila biglietti, di cui 2mila già venduti da tempo.


Gli inglesi a Roma per la partita e il rischio variante Delta

Gli altri 2mila sono a disposizione della Football Association, che però ha vietato la vendita ai cittadini del Regno Unito. I quali dovranno sfidare l’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che dispone cinque giorni di quarantena per chi proviene dal Regno Unito di Gran Bretagna e dall’Irlanda del Nord. Una regola impossibile da rispettare per chi arriverebbe a Roma soltanto per vedere la partita e poi tornarsene in patria. E ieri anche il governo di Boris Johnson ha sconsigliato ai suoi cittadini di muoversi. «La nostra richiesta è di tifare per la nazionale da casa, ed esultare davanti alla tv più forte che si può», ha dichiarato ieri Anne Marie Trevelyan, la sottosegretaria al Commercio.

D’altro canto in Italia risiedono circa 30mila cittadini britannici e i posti a disposizione allo stadio sarebbero in teoria soltanto 2.500. Ma intanto, ricorda Repubblica, gli aerei Ryanair del weekend per Londra ieri mattina hanno registrato aumenti di prezzo fino a 300 euro per il volo diretto per Roma, segno che la gente li acquistava. E, soprattutto, il quotidiano ricorda che in teoria, ci sono altre soluzioni per aggirare la quarantena. Una è quella di arrivare in Francia, che accetta gli inglesi doppiamente vaccinati senza quarantena, affittare un’auto e di lì guidare fino a Roma. Oppure i fans inglesi potrebbero fare scalo a Malta e fingere di essere rimasti sull’isola per due settimane. Anche se questo pare impossibile visto che basterebbe un controllo per finire bloccati a Fiumicino e poi “reclusi” per almeno cinque giorni.

I contagi in UK e il caso dei tifosi scozzesi

Intanto ieri si è verificato ancora un picco di contagi Covid nel Regno Unito, alimentati ormai al 99% dalla variante Delta importata dall’India: altri 26.068 casi nelle ultime 24 ore censite (su quasi 900.000 tamponi), record nel paese dal 23 gennaio. Si tratta d’una nuova impennata, anche se l’effetto dei vaccini (con la somministrazione delle prime dosi salita al’85% della popolazione adulta e i richiami al 62,4%) continua per ora a frenarne l’impatto sull’incremento dei ricoveri negli ospedali e soprattutto sui morti giornalieri: non superiori a 14, in calo rispetto ai 23 registrati ieri. E proprio ieri un gruppo di esperti britannici guidati da Alex Crozier dello University College di Londra ha consigliato di ampliare la lista dei sintomi che definiscono i casi sospetti di Covid da sottoporre a tampone e quarantena. Febbre, tosse, perdita di gusto e olfatto non sono infatti sufficienti per identificare i casi più lievi, che rischiano di sfuggire ai controlli soprattutto in questa fase della campagna vaccinale.

Intanto le stime delle autorità sanitarie locali di Public Health Scotland (PHS) hanno contato 1.991 tifosi scozzesi risultati positivi al Covid nelle ultime due settimane dopo aver assistito alle partite della Scozia agli Europei di calcio, allo stadio o in eventi collettivi. Oltre ai 397 di Wembley, il resto ha partecipato a visioni e festeggiamenti collettivi fra strade e locali. Un centinaio aveva assistito allo stadio Hampden Park di Glasgow alle partite della nazionale scozzese con la Croazia e la Repubblica Ceca.

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