Infrastrutture, occhio a non disperdere competenze ed energie. Le linee guida di Marco De Benedetti

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“Uno dei problemi principali riguarda le sfide infrastrutturali, bisogna pensare alla selezione, uno dei difetti degli ultimi tempi sono stati i cosiddetti interventi a pioggia, dove si disperdono competenze ed energie. È importante piuttosto individuare alcuni temi, pochi, su cui puntare. Ecco cosa ha detto Marco De Benedetti, managing director di Carlyle, consigliere di Cir, Moncler e Gedi, nel corso dell’intervista con Valerio De Luca, presidente di Task Force Italia

Telecomunicazioni, finanza, moda: tre settori diversi ma che affrontano una serie di sfide comuni di fronte alle priorità delineate con l’arrivo e l’utilizzo dei fondi europei sono stati al centro del web talk “Rilanciare il potenziale dell’Italia” durante il quale Valerio De Luca, presidente di Task Force Italia ha intervistato Marco De Benedetti, managing director di Carlyle, consigliere di Cir, Moncler e Gedi.

Tra i partecipanti, moderati da Diva Moriani vicepresidente esecutivo di Intek e consigliere di amministrazione di Generali e Moncler, Alberto Lupoi consigliere di amministrazione di Mediobanca e università di Padova, Massimo Lapucci segretario generale, Fondazione cassa risparmio Torino e presidente European foundation centre Brussels e Dina Ravera presidente Pio Albergo Trivulzio e Destination Italia, presidente Comitato consultivo Neva ventures, cda di A2a, Inwit, Otb, Reply.

LE SFIDE INFRASTRUTTURALI

Marco De Benedetti ha ricordato come la crisi legata alla pandemia porti con sé una serie di accelerazioni di tendenze preesistenti e si spera che si trasformerà in un motore per risolvere i problemi strutturali che il nostro Paese si porta dietro da anni.

“Uno dei problemi principali riguarda le sfide infrastrutturali, ci sono due direttive importanti da seguire: la prima è la selezione, uno dei difetti degli ultimi tempi sono stati i cosiddetti interventi a pioggia, dove si disperdono competenze ed energie. È importante piuttosto individuare alcuni temi, pochi, su cui puntare. La seconda linea guida riguarda il ruolo che il settore pubblico può avere nel momento attuale, come generatore di domanda, a cui devono essere rivolti gli investimenti”.

Da questo punto di vista De Benedetti ha sottolineato come ci sia la possibilità, l’opportunità e il dovere verso i cittadini, soprattutto quelli più giovani, di garantire un utilizzo dei fondi con un’ottica più prospettica che rappresenti un volano e un moltiplicatore per tutti gli altri settori.

PICCOLO È BELLO?

“È stato fatto un danno molto grave nell’esaltare il concetto che il piccolo è bello, perché solo le grandi aziende fanno ricerca e possono investire nella formazione dei loro manager, mentre le piccole aziende non possono farlo. E questo è un handicap che ha un costo molto elevato: la smania della crescita che si vede nei mercati anglosassoni è qualcosa che manca da noi, in Italia c’è la sindrome del cosiddetto vivo e basta”.

Il tema principale, di cui si parla sempre più spesso, è quello dell’eventuale aggregazione tra aziende di diverse dimensioni, di modo che queste possano aiutarsi a vicenda, progetto che, con i suoi vantaggi e limiti, può rappresentare in questo momento un reale asset per l’inizio della rinascita.

“Oggi qualunque business in qualunque settore ha sfide che solo la grande distribuzione permette di affrontare. Io sono un fanatico dell’importanza di crescita e dimensione delle aziende e le aggregazioni sono un modo per arrivare a questi obiettivi. Le aggregazioni devono essere dei campioni che garantiscano la competizione a livello globale o perlomeno a livello europeo”.

LA DIGITALIZZAZIONE NEL SETTORE MODA

Anche nel settore della moda il Covid ha rappresentato un acceleratore della tendenza verso un diverso modo di acquistare da parte dei consumatori. Marco De Benedetti ha affermato che c’è un grande cambiamento nell’industria della moda, ricordando come questa sia nata e andata avanti per un secolo con il ciclo dell’azienda orientato su due grandi eventi all’anno: la stagione autunno-inverno e quella primavera-estate. I consumatori erano disposti a vedere il prodotto che avrebbero trovato nei negozi dopo 6-9 mesi, ma oggi questi stessi consumatori non intendono più aspettare: la nostra società è diventata quella della velocità e del “tutto e subito”.

Di conseguenza, questo ciclo di rapidità e di cambiamento ha avuto un forte impatto su tutta l’azienda. La digitalizzazione ha garantito un cambiamento nel modello di business che va dalla creazione di una collezione al merchandising.

“Inizialmente c’era un problema tecnologico che riguardava gli esperimenti di vendita online, oggi la sfida non è più tecnologica come all’inizio ma di know-how e capacità, occorre trovare persone esperte in questo settore”.

De Benedetti ha sottolineato come sia necessario puntare sulla formazione per garantire risorse che comprendano e sappiano gestire le nuove sfide derivanti dalla gestione dei dati, importante sia per il settore lavorativo che, ormai, per la vita privata. “Serve una formazione delle caratteristiche intellettuali delle persone per poter risolvere tante tematiche di carattere tecnologico” ha aggiunto Alberto Lupoi.

Sulla formazione rapportata anche alla scuola, Diva Moriani ha rilevato che il nostro paese dovrebbe fare un “salto quantico culturale. La formazione deve essere l’elemento cruciale della nostra società, purtroppo sarà difficilissimo farla diventare il centro della cultura di questo Paese”.

FINANZA E DEFICIT DI CAPITALIZZAZIONE

“La tematica di sottocapitalizzazione delle aziende italiane è un problema che il Paese si porta avanti da tempo e che il 2020 non ha fatto che peggiorare. Gli interventi fatti in Italia e in altri paesi di mettere a disposizione le linee di credito garantite e altri strumenti sono stati sacrosanti, ma è una soluzione di breve respiro, perché viene fuori un ulteriore problema di capitalizzazione”.

Tutti gli incentivi che possano favorire le tematiche fiscali, attirare i capitali dall’estero e garantire la gestione del debito devono essere una priorità – ha ricordato De Benedetti – come anche concentrarsi sulla realizzazione dei progetti e sulla formazione delle competenze necessarie per il futuro.

Massimo Lapucci ha sottolineato come, di fronte agli interventi dettati dall’emergenza attuale, il termometro-lancetta sul debito continui ad aumentare e c’è il timore che quando l’emergenza sarà passata il Paese si ritroverà con un tema di sostenibilità del debito molto forte. Lapucci ha rilevato una sottoutilizzazione del risparmio privato come sostegno del mondo produttivo e dell’importanza che potrebbe avere per le piccole e medie imprese senza dimenticare le grandi imprese e il ruolo che possono giocare. “Noi come fondazioni e gestori di patrimoni dobbiamo poter supportare il risparmio privato affinché possa arrivare all’economia reale”.

Lo spostamento del risparmio privato verso un capitale di rischio, non quello delle grandi società quotate ma di un’area fuori dai mercati primari, è un lavoro che deve fare il sistema bancario in senso lato, cioè gli intermediari – ha detto Alberto Lupoi – questo perché le opportunità di investimento sono sconosciute al risparmiatore privato. “È un compito delicato perché qui l’intermediario non soltanto informa l’autorità di investimento ma ha anche ruolo di garante dell’attendibilità delle informazioni che è in grado di presentare al risparmiatore”.

DATI, SOCIAL NETWORK E TELECOMUNICAZIONI

La gestione dei dati è diventata una questione di sempre maggiore importanza negli ultimi anni. “Su questa questione si incontrano diversi settori, quello finanziario e imprenditoriale in generale, esistono ormai regolamentazioni molto specifiche su come i mercati debbano distribuire le informazioni al pubblico. Oggi il business è rappresentato dalla vendita dei dati, elemento che fa suonare tutti i campanelli di allarme rispetto a quello che accade nei social media” ha affermato Lupoi.

Dina Ravera ha ricordato come alla base dei grandi cambiamenti, nei quali i dati hanno preso una grande rilevanza, ci siano le reti. I dati andranno a trasformare tutti i settori, certo, ma in particolare quello dell’editoria. Con l’avvento e la preponderanza sempre crescente dei social network si ha l’impressione che “una manciata di progettisti digitali ha il controllo totale su come le persone vivono la loro vita, pensano e agiscono”. Quindi l’editoria, che un tempo, ricorda Dina Ravera, aveva le sue logiche e regole è stata sostituita da questi grossi organismi che possono avere importanti implicazioni sulle democrazie esistenti.

Marco De Benedetti ha rilevato come i social network debbano essere regolamentati, dal momento che, ad esempio, Facebook rappresenta una delle principali fonti di notizie con il suo algoritmo che decide quali informazioni mostrare e “ha quindi un’incidenza maggiore rispetto a un qualsiasi editore”.

De Benedetti ha inoltre affermato che “Google e Facebook sono due aziende sviluppate molto più velocemente di quella che è stata la capacità del regolatore di capire e intervenire, queste società sono dei monopoli che hanno la fallacia di dire che è tutto a beneficio dei consumatori perché sono servizi gratis”.

“Quando un servizio è gratis, in realtà il prodotto diventa il fruitore stesso, ed è esattamente così, di fatto noi siamo la merce di scambio, i nostri dati sono la merce di scambio per questi grandi operatori” ha risposto Diva Moriani, sottolineando come in questo caso sia importante far parte dell’Unione europea che tutela i cittadini con la legge sulla privacy.