Il libro dei sogni di de Magistris: con 4 miliardi di debito chiede soldi senza idee

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Le pretese della giunta arancione

Ciriaco M. Viggiano — 28 Ottobre 2020

Il libro dei sogni di de Magistris: con 4 miliardi di debito chiede soldi senza idee

Nell’agosto del 1939 il mondo era a un passo dalla guerra. E, quando la Germania nazista chiese all’Italia fascista che cosa le occorresse per scendere subito in campo, la risposta di Benito Mussolini fu un interminabile elenco di materie prime e materiali bellici. Incluso un quantitativo di molibdeno, metallo usato per produrre un acciaio particolarmente duro, pari all’intera produzione mondiale dell’epoca. Quel documento, passato alla storia come la lista del molibdeno, altro non era che un pretesto per rinviare l’entrata in guerra dell’Italia, non ancora pronta a sostenere lo sforzo bellico. Ecco, per certi versi le «proposte concrete» che la Giunta comunale di Napoli ha presentato alla Regione e al Governo somigliano molto all’elenco che l’ambasciatore italiano a Berlino, Bernardo Attolico, sottopose a suo tempo al ministro degli Esteri nazista, Joachim von Ribbentrop.

Il sindaco Luigi de Magistris e i suoi assessori invocano una misura universale di sostegno alla povertà, contributi agli enti per la sospensione dei tributi locali, la revisione del sistema degli ammortizzatori sociali, un piano per il lavoro nel Mezzogiorno e misure a sostegno di famiglie, didattica a distanza, scuola, cultura, turismo e spettacolo. In altri termini, la giunta arancione si esercita in una delle poche attività in cui ha dimostrato di eccellere: chiedere soldi fino a fare di Napoli una delle città italiane più finanziate dagli enti sovraordinati, nonostante il debito complessivo prossimo ai quattro miliardi di euro e una pressoché totale mancanza di visione strategica. Il risultato è un libro dei sogni che ha la stessa funzione delle ordinanze di chiusura dei parchi in caso di allerta meteo o del programma televisivo condotto da Massimo Giletti: ricordare a tutti che Napoli un sindaco ce l’ha.

Già, perché, nel corso della prima fase della pandemia, il dubbio che de Magistris fosse in “isolamento domiciliare perpetuo” è sorto a molti. Il Covid ha travolto il troppo debole modello economico, fatto di baretti e bed and breakfast, che la giunta arancione ha pensato per Napoli. Il primo cittadino, però, non è stato in grado di delineare una strategia di contenimento degli effetti della crisi e di rilancio. E così, mentre a Firenze si è colta l’occasione per ridefinire le norme urbanistiche e in altre città si è ragionato su modelli di sviluppo alternativi, Napoli è rimasta al palo. Per la verità, de Magistris aveva annunciato l’intenzione di rivitalizzare il Centro direzionale in modo tale da decongestionare il lungomare e le altre tradizionali mete della movida. Alla fine, però, tutto ciò che ha saputo fare è stato replicare l’esperienza di Chiaia, fatta di tavolini e baretti, in piazza del Gesù e dintorni. La ciliegina sulla torta è la sua lista del molibdeno, un coacervo di ovvietà demagogiche e immancabili richieste di denaro con cui l’ex pm vorrebbe coprire il vuoto amministrativo in cui è piombata Napoli.

Insomma, il bonus spesa che l’amministrazione comunale ha messo a disposizione delle famiglie colpite dalla crisi non basta. Serve un’idea di città basata finalmente su gestione oculata delle finanze, servizi efficienti e modelli di sviluppo solidi. La capitale del Mezzogiorno non ha bisogno di improbabili libri dei sogni o di fantasiose liste della spesa, magari stilate in un clima di perenne scontro con le stesse istituzioni alle quali si chiede aiuto. La storia ci ha mostrato gli esiti di certe strategie. E Napoli non merita di essere trascinata in quel baratro.

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