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Il Ddl Zan approda oggi in aula al Senato. Numeri in bilico: sarà decisiva Italia viva

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Dopo l’approvazione alla Camera nel novembre 2020, il Ddl Zan approda oggi in aula al Senato per l’inizio della discussione generale, dopo la calendarizzazione passata la scorsa settimana in commissione Giustizia di Palazzo Madama con 13 voti a favore e 11 contrari. Ma il destino del disegno di legge contro l’omotransfobia è tutt’altro che scontato. Il voto sarà, con tutte le probabilità, segreto. Ragion per cui si teme che anche tra le fila dei partiti che più strenuamente han dichiarato l’intenzione di votare a favore del disegno di legge (Pd, M5s e LeU) potrebbero esserci dei franchi tiratori. La sorte del Ddl Zan dipenderà però fondamentalmente dal voto dei senatori e delle senatrici di Italia Viva, delle Autonomie e di una parte del gruppo Misto, mentre Lega, FdI e Forza Italia han già espresso che voteranno contro, a eccezione di circa sette esponenti forzisti pronti a votare a supporto del disegno di legge.


Renzi e Salvini chiedono una mediazione, Letta tira dritto

Negli ultimi giorni il leader di Italia viva, Matteo Renzi, ha richiesto più volte all’ex “asse giallorosso” una mediazione sul testo, così come il leghista Matteo Salvini. Ma la posizione del Partito Democratico, del M5s e di LeU è stata sempre netta: il testo deve andare in aula così come è stato approvato dalla Camera, altrimenti qualora dovesse subire modifiche, dovrebbe tornare a Montecitorio. Ma il segretario del Pd, Enrico Letta, non intende cedere: «Se il Ddl è stato calendarizzato vuol dire che ci sono i voti. Allora, in trasparenza e assumendosi ognuno le sue responsabilità, andiamo avanti e approviamolo». Salvini, in risposta al segretario dem, ha dichiarato: «Se la legge sarà affossata, il nome di chi ha impedito che si arrivasse all’unità è Letta. Gli è stata proposta mille volte, anche dai renziani, una mediazione. Noi continueremo ad insistere sul dialogo». 


I sospetti del Pd sull’asse Renzi – Salvini: prova tecnica per l’elezione del prossimo Capo dello Stato?

Ma l’asse tra Renzi e Salvini sul Ddl Zan è visto con sospetto dal Pd, che teme si tratti di una sorta di “prova tecnica” in vista di un ipotetico accordo tra i due leader per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica nel 2022, una volta che si sarà concluso il mandato del presidente Mattarella. Dal fronte renziano queste ipotesi vengono definite «illazioni», e son state rigettate. Al contempo, Renzi e i suoi han fatto sapere che in aula al Senato riproporranno gli emendamenti già presentati in Commissione. Se queste modifiche dovessero essere accolte dall’Aula di Palazzo Madama, il Ddl Zan tornerebbe indietro alla Camera.

Le modifiche al Ddl Zan proposte da Italia viva

Ma quali sono le modifiche richieste dai renziani sul testo già approvato alla Camera? Anzitutto viene richiesta la modifica dell’articolo 1, che prevede l’ampliamento della legge Mancino sulle aggravanti relative alle discriminazioni per razza, etnia o religione. Se nel testo originario del Ddl Zan approvato alla Camera si prevede l’aggiunta delle aggravanti legate a sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità, nell’emendamento proposto da Italia viva, a firma del deputato Ivan Scalfarotto, le aggravanti riguarderebbero le discriminazioni fondate sull’omofobia, sulla transfobia e sulla disabilità. A venir meno, dunque, sarebbe la discriminazione sulla cosiddetta identità di genere. 

Altra modifica richiesta da Italia viva riguarda la soppressione dell’articolo 4 del Ddl Zan che, in sintesi, contiene un passaggio la cui interpretazione viene considerata eccessivamente labile e vaga nella protezione della libertà di espressione, già garantita dalla Costituzione e che dunque, a detta di Faraone, «non può essere degradata a una legge ordinaria». 

Infine l’ultima richiesta riguarda la modifica dell’articolo 7 del Ddl Zan che prevede l’istituzione della «Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la tran­sfobia», introducendo nelle scuole la possibilità di organizzare «cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa» per sensibilizzare le persone. Italia Viva, dal canto suo, chiede di specificare che le scuole abbiano «piena autonomia di scelta» su questo punto. Un aspetto che si ricollega all’ormai nota querelle sulla presunta introduzione della cosiddetta “ideologia gender” nelle scuole italiane, uno degli aspetti spesso contestati in passato sia dalla leader di FdI, Giorgia Meloni, sia dal leader leghista Matteo Salvini, oltre che da diverse associazioni pro-life e a difesa della famiglia tradizionale. 

Foto in copertina: ANSA / PAOLO SALMOIRAGO

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