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I numeri in chiaro, Pregliasco: «La polemica sui posti a tavola? Può sembrare ridicola, ma serve cautela. Io sto con Speranza» – Il video

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Mentre prosegue la riduzione del numero di pazienti in terapia intensiva e migliora il quadro epidemiologico generale, come testimoniato dagli ultimi dati sul contagio di Coronavirus, la polemica sul numero di commensali nei ristoranti ha monopolizzato il dibattito delle ultime ore. Una questione che il direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi di Milano Fabrizio Pregliasco definisce «politica». «La scelta sui quattro posti a tavola può sembrare una decisione ridicola, forse un po’ lo è anche, ma riduce i rischi in una fase in cui è ancora necessario mantenere la prudenza. Non esiste un manuale di gestione del lockdown», dice a Open, spiegando di sostenere la linea della massima cautela del ministro Roberto Speranza. «È chiaro che ogni contatto umano è un fattore di rischio, specie visti gli oltre 240 mila positivi notificati, ai quali vanno aggiunti quelli non registrati. A mio avviso», prosegue il virologo, «bisogna restare cauti e attendere un miglioramento ulteriore della campagna vaccinale, così da arrivare alla situazione che si vive in altri paesi come Regno Unito, Stati Uniti e Israele».


La pressione sugli hub vaccinali

Nel giorno delle lunghe code e delle proteste che si sono viste durante l’open day delle dosi Johnson & Johnson a Bologna, Pregliasco commenta: «Gli hub sono un’ottima scelta per una vaccinazione massiva, sono strutture complesse che ci permettono di fare numeri importanti», afferma il virologo, che sottolinea la necessità di alleggerire i poli vaccinali integrando altre infrastrutture nel corso della campagna vaccinale. «Occorre un principio di prossimità», spiega, «così da coprire anche le località più lontane e isolate. Bisogna coinvolgere medici di base e strutture come le farmacia, lavorando a un’opera di convincimento nei confronti di tutta la popolazione che desidera ricevere il vaccino».


I dubbi sul vaccino Sinovac

Dopo l’approvazione da parte dell’Oms del vaccino cinese Sinovac, gli esperti si sono divisi. C’è chi solleva dubbi sui criteri di valutazione e chi sottolinea l’opportunità di rispondere al fabbisogno in un’ottica globale. «L’Oms ha iniziato un percorso che non coinvolge Ema e Aifa», dice Pregliasco, «Questo secondo vaccino cinese sembra possedere caratteristiche un po’ inferiori rispetto a quelli con mRna e funziona similmente a quello antinfluenzale, con un’efficacia dichiarata del 50-60 per cento. Ciò che è certo è l’approccio globale in un contesto di sovranismo vaccinale. Bisogna chiedersi», conclude Pregliasco, «se è giusto vaccinare i giovani e non le persone fragili e i medici nel terzo mondo. In quest’ottica di fabbisogno globale, devono essere utilizzati tutti i vaccini possibili».

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