Hong Kong, arresti attorno al consolato Usa

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Tre arrestati attorno al consolato americano di Hong Kong, che ha aperto momentaneamente le porte a quattro studenti. Intrighi attorno al delicatissimo avamposto diplomatico statunitense in uno dei centri di tensione per Pechino

Questa mattina Tony Chung, diciannovenne esponente di un gruppo indipendentista hongkonghese, era nel Pacific Coffee davanti al consolato americano quando tre agenti di un’unità speciale lo hanno preso e portato via. Avevano avuto una soffiata: Chung – già arresto a luglio per aver violato la nuova legge sulla sicurezza nazionale imposta dalla Cina – sarebbe stato in attesa di una richiesta di asilo politico. Con lui altri due ragazzi del gruppo Studentlocalism sono stati arrestati. Poco più tardi, nel pomeriggio, altri quatto ragazzi sono stati filmati mentre di corsa entravano nel consolato statunitense. Le guardie di servizio alla porta li hanno fatti entrare, ma poi sono stati visti uscire.

Gli Stati Uniti è evidente che non possano permettersi di dare spazio a certe forme istintive. Il consolato è già attenzionato dalla Cina, che l’ha già usato all’inizio delle proteste dello scorso anno per spingere una narrativa: le manifestazioni non sono spontanea, ma bensì organizzate dalla Cia – ossia dagli Usa – per creare destabilizzazione all’interno di una delle Cine, dice il Partito/Stato. Un modo per delegittimare le richieste dei cittadini di Hong Kong – che sentono in realtà il cappio della cinesizzazione stringerli alla gola – e per contrattaccare il rivale strategico in un momento di difficoltà. Oltretutto, il rischio è che un’eventuale apertura si poteva portar dietro rischi di rappresaglie sui quasi centomila cittadini americani che vivono e lavorano nel Porto Profumato.

(Foto: Tony Chung, Hong Kong Free Press)