Gli operatori europei: “L’assenza di Huawei e ZTE nel 5G è un problema”

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Gli operatori del gruppo ECTA, Associazione Europea per la
Competitività delle Telecomunicazioni, hanno scelto di manifestare
in modo chiaro il proprio dissenso nei confronti delle restrizioni a
carico dei fornitori cinesi di infrastrutture 5G (Huawei e ZTE in primis) promulgato da alcuni
Paesi europei. 

Tramite un
comunicato ufficiale, l’ECTA ha messo in guardia i governatori europei sulle
conseguenze negative che l’eliminazione di fornitori specifici potrà
esercitare nell’ambito degli interessi di consumatori e imprese
e
per ciò che concerne la coesione del mercato interno.

Le eventuali
restrizioni dovranno essere attivate, secondo il gruppo, solo sulla
base di prove consolidate e non per motivi geopolitici.

Il caso Huawei

Tra i membri dell’alleanza ECTA ci sono Eolo, Fastweb, Iliad,
Masmovil e Huawei Technologies. Proprio su Huawei pendono le accuse
più gravi partite dagli USA, territorio in cui la società è stata
bollata come poco sicura in quanto “individuata come una costola
del Partito Comunista Cinese
”.

Sul versante europeo, Regno Unito e
Francia hanno deciso di non rinnovare con Huawei le licenze in
scadenza rispettivamente nel 2027 e 2028, a cui si è aggiunta anche
l’esclusione da parte di Vodafone; operazioni che di fatto
estromettono la società dalla rete 5G del Vecchio Continente.

All’elenco dei non ammessi si aggiunge anche ZTE – per gli stessi
motivi di Huawei – lasciando quindi come unici attori in Europa Nokia, Ericsson e Samsung.

L’appello del gruppo ECTA all’Europa

Una riduzione del
numero di fornitori in tutto il mondo da 5 a 3 avrà un
impatto sul settore delle telecomunicazioni in termini di aumento dei costi
,
influendo negativamente sulle prestazioni della rete, ritardando
l’implementazione del 5G e limitando il potenziale di
innovazione dell’intero Paese
” si legge nel comunicato ECTA.

Secondo il gruppo, una tale condotta avrà inoltre importanti conseguenze socioeconomiche tra cui la riduzione della
capacità delle imprese, delle istituzioni pubbliche, della società
civile e dei singoli utenti di usufruire dei nuovi servizi digitali e
guidare con successo la crescita e la ripresa dell’economia.

Tali divieti
rischiano di falsare la concorrenza
, continua il gruppo. “Un
approccio a prova di futuro sulla sicurezza delle reti europee
dovrebbe rimanere basato su prove commercialmente tangibili,
coinvolgere la comunità degli operatori ed evitare ogni pregiudizio
competitivo
”.

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