Giudice in udienza con la tuta anticovid: “Non è una protesta ma un’auto-tutela”

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Il caso

Redazione — 28 Ottobre 2020

Giudice in udienza con la tuta anticovid: “Non è una protesta ma un’auto-tutela”

L’aumento dei contagi sta stimolando nelle persone le più svariate soluzioni per proteggersi dai contagi. È successo anche in tribunale a Napoli. Il giudice Michele Caccese svolge da qualche giorno le udienze alla sezione locazioni del tribunale di Napoli, indossando la tuta antiepidemica, mascherina e occhialini protettivi. Caccese svolge la sua attività trattando 90-120 procedimenti al giorno, almeno due giorni la settimana e per questo motivo ha deciso di proteggersi al meglio.

Così Caccese è stato immortalato in una foto durante un’ udienza, e poi circolata sulle chat degli avvocati napoletani. Il magistrato, contattato dall’ANSA, spiega che il suo non è stato un gesto provocatorio: “A marzo, nelle fase iniziali dell’epidemia, sono stato ricoverato un mese in condizioni piuttosto gravi al Cotugno. Ora la mia carica degli anticorpi è precipitata e le udienze per la convalida prevedono la possibilità di venire in aula. Ho ritenuto di utilizzare tale presidio perchè nella situazione attuale degli ospedali se ci si ammala si muore. E io ritengo che tenere questi procedimenti senza misure adeguate, nell’impossibilità di razionalizzare l’afflusso, comporti un serio rischio di contagio”.

L’immagine del giudice bardato è emblematica di una situazione critica e dei rischi cui va incontro chi lavora a contatto con il pubblico. Caccese infatti è convinto di essersi contagiato la prima volta mentre era a lavoro nella sua attività giudiziaria e non vuole riammalarsi. “La sezione locazioni, così come ad esempio quella che si occupa delle richieste di protezione umanitaria per i migranti, non può beneficiare della trattazione scritta con il processo telematico – spiega il presidente dell’Anm Napoli, Marcello Amura – È una polveriera”. Ma il discorso, aggiunge, può essere esteso all’adeguatezza del palazzo di giustizia di Napoli. “Tre grattacieli, che non consentano l’areazione perchè oltre alla finestra, all’esterno ci sono pannelli di plexiglass. E questo ha scatenato il malcontento. La trattazione scritta ha migliorato la situazione ma non l’ha risolta del tutto”. In questi giorni negli uffici giudiziari napoletani si sta tenendo uno screening con i tamponi molecolari: “Numeri elevati – aggiunge Amura – per lo più di asintomatici, ma in procura ci sono stati e ci sono casi delicati sfociati in ricovero”.

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