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Lorenzo Guerini, Claudio Graziano, Luciano Carta, Giancarlo Giorgetti, Guido Crosetto e il vice ambasciatore Usa Thomas Smitham. Sono stati loro i protagonisti dell’evento (web) del Centro studi americani di Roma, da cui è arrivata la ferma posizione dell’Italia sulla Difesa comune dell’Ue: dovrà rafforzare il pilastro europeo nella Nato

L’Italia si smarca definitivamente da ogni ambiguità sulla Difesa comune europea: dovrà rafforzare la Nato (senza sovrapporsi) e contribuire a rinsaldare l’asse transatlantico. È quanto emerso dall’evento web organizzato dal Centro studi americani (Csa) di Roma, che ha riunito ieri esperti e addetti ai lavori su “Difesa europea e dialogo transatlantico”. Tra gli interventi, il rifiuto dell’interpretazione radicale di “autonomia strategica” del Vecchio continente targata Emmanuel Macron, quella che vorrebbe un’Europa indipendente dagli Stati Uniti.

L’EVENTO

Dopo i saluti iniziali dell’ambasciatore Ferdinando Salleo, membro del board del Csa, l’introduzione è stata affidata a Vincenzo Manfredi, consigliere nazionale della Ferpi, la Federazione relazioni pubbliche italiana. Sono seguiti gli interventi di Benedetta Berti, a capo del Policy Planning presso l’ufficio del segretario generale della Nato, del presidente di Leonardo Luciano Carta, del presidente dell’Aiad Guido Crosetto, del deputato della Lega Giancarlo Giorgetti, del generale Claudio Graziano, presidente del Comitato militare dell’Ue, e dell’ambasciatore Thomas D. Smitham, vice capo missione all’ambasciata Usa in Italia. Conclusioni affidate dal titolare della Difesa, il ministro Lorenzo Guerini.

IL DIBATTITO “URGENTE”

Il dibattito è piuttosto storico, ma non ancora esaurito, “urgente e importante” secondo l’ambasciatore Salleo. Lo dimostra il recente botta-e-risposta tra Emmanuel Macron e la ministra tedesca Annegret Kramp-Karrenbauer, con il primo a promuovere una Difesa europea indipendente dall’alleato d’oltreoceano, e la seconda definire tale ambizione “un’illusione”. Lo ha ricordato proprio il ministro Guerini, che ha colto la “positività del dibattito”, definito “un passaggio che può sembrare controverso, ma è in realtà fondamentale, atteso e non procrastinabile”. Riguarda proprio la definizione dell’autonomia che l’Europa vuole costruire, e il suo inserimento nel contesto transatlantico.

QUALE AUTONOMIA STRATEGICA?

Anche il generale Graziano ha fatto riferimento “a un dibattito comunque positivo”. Nel confronto, ha spiegato “possiamo trovare slanci di vigore per l’autonomia dell’Ue”. Qui però bisogna intendersi: “Con autonomia strategica non intendiamo l’autonomia da qualcuno o da qualcosa, ma la capacità di agire da soli, se necessario, e con partner e alleati, quando possibile”. Chiaro anche il ministro Guerini: “Autonomia strategica non significa assecondare una pulsione identitaria di affrancamento, ma piuttosto rafforzare il pilastro europeo della struttura di sicurezza occidentale, fondata sul Patto atlantico”. Il ministro ha rivendicato in tal senso l’attivismo italiano in sede europea, volto a sostenere tutte le iniziative di Bruxelles (dall’Edf alla Pesco), ma sempre nell’idea di un’autonomia “per” e non di un’autonomia “da”.

“NON TUTTE ROSE E FIORI”

“Non sono tutte rose e fiori”, ha chiosato sul tema Giancarlo Giorgetti. Il dibattito recente sul concetto di autonomia ha fatto emergere “diverse percezioni e aspettative” nel Vecchio continente. “Sono d’accordo che si debba andare verso l’autonomia dell’Europa e la capacità di intervenire nei teatri d’interesse, ma la strada mi sembra ancora abbastanza lunga”. In chiaro scuro il quadro del leghista anche sui finanziamenti della Difesa, il cui aumento è stato rivendicato da Guerini. “Questa fase di bonaccia – ha detto Giorgetti – non credo possa ripetersi nel giro di uno due anni, quando si tornerà alla disciplina di bilancio e l’atmosfera populista e demagogica tornerà a colpire le spese per la Difesa”. Bipartisan invece l’approccio all’euro-atlantismo: “Il mondo si divide tra chi crede nella democrazia e nella libertà, e chi pensa che sia un optional”. È per questo che Giorgetti concorda “sulla necessità di rafforzare il pilastro europeo nella Nato, da corroborare in termini di impegno e finanziamenti” per far fronte “alle sfide poste al cuore del nostro sistema democratico liberale”, con un riferimento non troppo velato all’ascesa del Dragone d’Oriente.

LA COLLABORAZIONE TRA NATO E UE

Condivisa senza dubbio l’impegno a evitare qualsiasi duplicazione tra Difesa europea e Nato, tanto meno l’indipendenza dagli Usa. Per questo, ha spiegato da Bruxelles il generale Graziano, “nel quadro delle nostre storiche alleanze occorre rafforzare la cooperazione tra Unione europea e Nato, per cui ci sono ottimi presupposti, ma che ha indiscutibilmente bisogno di maggiori attività sullo sviluppo di tattica e operatività”. Una convinzione rilanciato dal lato Nato da Benedetta Berti , a capo della pianificazione politica nell’ufficio del segretario generale: “Occorre trovare piena sinergia; non possiamo permetterci duplicazioni, competizioni, né due liste di requisiti diversi”.

LA PROSPETTIVA INDUSTRIALE

Una prospettiva che trova condivisione anche in ambito industriale, come spiegato dal generale Luciano Carta, presidente di Leonardo: “Non esiste alcuna contraddizione tra le iniziative europee nell’ambito della difesa e la relazione transatlantica; ogni euro investito nella Difesa europea è un euro investito nella Nato”. Certo, il contesto attuale impone anche un rilancio dei rapporti tra le due sponde dell’Atlantico. “Ci auguriamo un approccio sempre più collaborativo e di scambio tra i nostri due Paesi”, ha detto Carta ricordando i numerosi programmi di cooperazione nel campo dell’aerospazio e difesa. Per questo, il presidente di Leonardo ha auspicato una maggiore apertura del mercato Usa alle industrie europee, notando le proposte di legge a Capitol Hill che rischiano di alzare dal 50% al 75% (“se non al 100%”) la quota di “buy American” nel procurement della Difesa a stelle e strisce. Per questo, ha aggiunto, “il sostegno del governo è per noi fondamentale al fine di garantire una partecipazione industriale adeguata sui programmi comuni”. E con Joe Biden “non sappiamo quale approccio avrà, ma ci aspettiamo un approccio sempre più collaborativo”.

LA DIFFICOLTÀ EUROPEA

Sulla Difesa europea è sembrato meno ottimista Guido Crosetto: “Un conto è dove ci porta il cuore, un altro è la fotografia della realtà”. Secondo il presidente dell’Aiad c’è “grande difficoltà in Europa a costruire intenti comuni, ben prima di arrivare alla Difesa”. Il riferimento è alle divergenze di interessi su Libia, Turchia e Mediterraneo, ma anche agli allunghi francesi e tedeschi su programmi bilaterali, dal caccia di sesta generazione al carro armato del futuro. “Io credo che la Difesa europea sia un percorso necessario per l’esistenza stessa di ogni Stato dell’Ue – ha detto Crosetto – ma come è possibile pensarla se a monte non c’è alcuna condivisione di politica estera e se c’è invece forte competizione industriale”. Di base, resta l’idea che “la sovranità resta nazionale”. Per questo, l’invito di Crosetto è all’adesione all’euro-atlantismo “nelle scelte quotidiane”, come sul 5G. “Non esiste una Nato militare se non esiste un’Alleanza di visione politica”.

LA PROSPETTIVA DAGLI USA

Il dibattito non può prescindere dalle inclinazioni dell’alleato d’oltreoceano, per altro nella transizione tra Donald Trump e Joe Biden. Lo sguardo “dall’altra sponda dell’Atlantico” è stato offerto dall’ambasciatore Smitham. “Gli Stati Uniti – ha spiegato – considerano la Nato e l’Unione europea essenziali per mantenere la pace e la stabilità in Europa e prevenire un conflitto tra potenze”. Convinzione che “va oltre ogni cambio di amministrazione”. Ancora di più nel mondo di oggi, complicato dalla pandemia e denso di minacce nuove “come quelle ibride e la disinformazione”, nonché l’ascesa della Cina. Tutto ciò “richiede un rapporto transatlantico molto forte”, ha detto il vice capo missione in Italia, per cui i rapporti industriali sono “una grande occasione per aumentare la cooperazione”. Certo, anche gli Usa puntano a una Difesa europea aperta agli attori americani: “Non possono esserci politiche industriali differenti”.

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