D’Aloia (OPI Milano): “ecco come immagino il futuro degli Infermieri Italiani”.

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Intervista a Pasqualino D’Aloia, presidente Ordine delle Professioni Infermieristiche di Milano – Lodi – Monza – Brianza. Ecco come immagina il futuro della categoria.

Continuano le interviste di AssoCareNews.it ai presidente degli Ordini delle Professioni Infermieristiche. Questa volta diamo spazio a Pasqualino D’Aloia, presidente dell’OPI di Milano – Lodi – Monza – Brianza. Lui è lombardo di adozione, ma pugliese di origini (nato a Carlantino, piccolo centro in provincia di Foggia).

A 63 anni guida uno degli Enti ordinistici più grandi ed influenti d’Italia. Ecco cosa e come ha risposto alle nostre domande.

Come vedi l’infermiere tra 10 anni?

Vedo un professionista con competenze avanzate nei diversi contesti assistenziali, sia sul territorio che negli ospedali per acuti e reparti interi a gestione infermieristica.

L’infermiere di domani passa inevitabilmente dall’infermieristica di oggi. Quali pensi siano i punti essenziali da affrontare?

Riconoscimento per le competenze già dimostrate e contestuale adeguamento degli stipendi. Sono due punti fondamentali su cui non si può più transigere.

A tuo avviso come si potrebbe migliorare il rapporto tra immagine infermieristica e cittadinanza?

Facendo un lavoro sinergico sugli organi di informazione. Ieri sera, ad esempio, ho sentito a Rete 4 che l’OSS è un Super-Infermiere. Credo che la confusione venga generata in assenza di conoscenza delle diverse professionalità. Dovremmo cominciare a presidiare in maniera attenta gli organi di stampa, soprattutto quelli generalisti. Quando i cittadini entrano in contatto con gli Infermieri devono aver chiari il suo ruolo e le sue competenze.

Infermieri protagonisti in corsia ma non soltanto: quale sarà il ruolo delle società scientifiche nello sviluppo dell’infermieristica?

Dipende dalle società scientifiche. Credo che la ricerca sia fondamentale per la crescita professionale. Mi piacerebbe avere un Infermiere di ricerca in ogni setting assistenziale, ma non ci sono le risorse.

La formazione infermieristica soffre di mancanza di risorse. Quanto reputi che questo influisca sulla professione e sui professionisti?

Come ho già precisato nelle risposte precedenti la formazione è fondamentale per la crescita professionale.

Alcune gestioni sembrano prediligere gli infermieri delle grandi realtà ospedaliere cittadine: quale ricetta per impedire che ci siano periferie nella professione?

Una rotazione programmata dei Professionisti nei diversi ambiti, in modo da omogenizzare le risposte da dare agli assistiti; i problemi e i bisogni non cambiano se i contesti sono cittadini o periferici.

A livello nazionale sta nascendo una cordata di presidenti e dirigenti Opi in vista del Congresso Nazionale della Federazione degli Infermieri. Il gruppo dovrebbe proporsi in alternativa all’attuale comitato centrale. Come mai questa scelta secondo lei?

Non siete informati correttamente.

Ovviamente siamo informati bene sull’argomento, ma il nostro interlocutore ha preferito glissare su questa domanda. E’ obiettivamente ancora presto per capire come si coalizzeranno gli schieramenti a livello nazionale per l’elezione del nuovo presidente e del nuovo comitato centrale della FNOPI.

Leggi le altre interviste ai Presidenti OPI: LINK.

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