Covid, ora le Regioni chiedono a Speranza di riorganizzare il tracciamento. Il bando per nuovi operatori pubblicato solo il 24 ottobre

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La curva dei contagi supera quota 21mila casi in un giorno e la gestione dei contatti sfugge al controllo delle autorità sanitarie. La lettera inviata al ministro della Salute: “Laddove risulti impossibile il completo contact tracing, le regioni potranno riorganizzare le attività”. Priorità all’isolamento dei familiari e all’esecuzione dei tampone ai sintomatici. Intanto il governo prova a reclutare altre 2mila persone

| 25 Ottobre 2020

Riorganizzare l’attività di tracciamento, per riuscire almeno a isolare i familiari dei positivi ed eseguire i tamponi ai sintomatici. Mentre la curva dei contagi supera quota 21mila casi in un giorno e il coronavirus sfugge al controllo delle autorità sanitarie, le regioni si rivolgono al ministro della Salute, Roberto Speranza, chiedendo di fissare delle priorità nella ricerca dei contatti. “Laddove risulti impossibile il completo contact tracing, le regioni potranno riorganizzare le attività di tracciamento e screening individuando priorità di intervento tempestivo“, come ad esempio “isolare i componenti del nucleo famigliare presso il quale si è registrato il caso positivo” e l’esecuzione del tampone in primo luogo ai sintomatici, si legge nella lettera inviata dal presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini. Di fronte a numeri così elevati, infatti, il tracciamento ha mostrato le sue debolezze e carenze. Lo ha ammesso lo stesso premier Giuseppe Conte: “Il sistema di tracciamento funziona bene ma se arriviamo a 20mila casi al giorno diventa complesso“. Il governo ora sta provando a correre a ripari: ieri, il 24 ottobre, è stato pubblicato il bando per reclutare 2mila operatori. Di questi, 1.500 saranno personale medico e sanitario impiegati per effettuare i tamponi, mentre ci saranno 500 addetti amministrativi a supporto delle strutture sanitarie impegnate nella gestione del contact tracing.

La distribuzione degli operatori che si occuperanno di tracciare le relazioni tra un positivo e i suoi contatti era stata concordata dal ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia in occasione dell’incontro con le Regioni avvenuto il 22 ottobre. Ma i governatori già sanno che questo reclutamento non basterà a risolvere il problema, almeno di fronte a un numero di contagi così elevato. “In molte regioni, a causa dei numeri giornalieri sulle nuove positività è oggettivamente difficile tracciare e raggiungere tutti i potenziali contatti e andranno comunque fissate delle priorità all’interno di strategie più efficaci”, si legge nella lettera inviata al ministro Speranza. Nell’ambito di tali priorità, scrive Bonaccini, “si dovrà innanzitutto aver riguardo che siano isolati i componenti del nucleo famigliare presso il quale si è registrato il caso positivo. Se questi ultimi dovessero risultare sintomatici, si dovrà eseguire il tampone rapido antigenico o quello molecolare mentre nel caso permanessero asintomatici il tampone rapido o quello molecolare si eseguirà allo scadere del decimo giorno di isolamento”. Ai contatti stretti asintomatici, “una volta provveduto alla loro identificazione ed al loro isolamento, non sarà necessariamente effettuato il tampone, tranne in casi particolari che saranno valutati dai servizi di sanità pubblica. E’ chiaro che in caso di comparsa dei sintomi, andrà loro invece tempestivamente eseguito il tampone molecolare”, si legge ancora nella lettera.

Una nuova strategia per evitare di perdere definitivamente il controllo della curva. Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma sull’andamento del Covid-19 in Italia, nell’ultima settimana solo 1 positivo su 4 è stato scoperto grazie al tracciamento. Gli altri sono stati accertati dopo la comparsa dei sintomi. Segno che il peggioramento dell’epidemia si riflette su un carico di lavoro non più sostenibile dai servizi sanitari territoriali e che il tracciamento in alcuni territori non è più in grado di tenere sotto controllo la diffusione del contagio. Dalla scuola arriva la testimonianza dei presidi costretti a prendere in autonomia la decisione di mettere le classi in quarantena, per via dei ritardi delle Asl. Il governo aveva fissato a maggio l’obiettivo di avere almeno un tracciatore ogni 10mila abitanti: a metà ottobre però erano solo 9mila in tutto il Paese. Le regioni non sono riuscite a reclutarli, in parte perché i bandi sono andati deserti per mancanza di personale.

Il bando – Sarà possibile partecipare alla selezione compilando il form, già disponibile sul sito del Dipartimento della Protezione Civile, fino alle ore 19 del 26 ottobre 2020. Alla selezione per i 1.500 posti del personale medico potranno partecipare medici, infermieri, assistenti sanitari, tecnici della prevenzione e studenti universitari in discipline infermieristiche e sanitarie. Le 500 persone che saranno impiegate per il supporto amministrativo delle attività di contact tracing, saranno invece scelte tra soggetti di età compresa tra i 18 e i 30 anni, in possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado e di patente europea Ecdl. La partecipazione per entrambe le procedure è consentita solo per la Regione di residenza o dimora. Al termine della procedura selettiva, il Dipartimento stilerà un elenco su base regionale che sarà pubblicato sul sito dipartimentale. Sarà poi compito delle Regioni e della Province autonome provvedere al conferimento degli incarichi.

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