Così la Cdu si prepara alla sfida Trump-Biden

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Kramp-Karrenbauer rilancia il legame con gli Usa, i candidati alla presidenza Cdu sperano in un nuovo inizio. E con Biden presidente anche Merkel potrebbe riflettere sul suo passo indietro

La Cdu continua a confrontarsi sul futuro dei rapporti tra Germania e Stati Uniti a poco più di una settimana dalle elezioni presidenziali che vedono sfidarsi l’uscente Donald Trump e l’ex vicepresidente Joe Biden. Nel fine settimana ha preso la parola il ministro della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer, l’ex “delfina” della cancelliera Angela Merkel le cui dimissioni da presidente della Cdu a febbraio hanno innescato il processo per la successione che è stato rallentato però dalla pandemia. Il congresso, infatti, avrebbe dovuto inizialmente tenersi a Berlino il 25 aprile ma era stato rinviato a Stoccarda a dicembre: ora anche quell’appuntamento sembra destinato a saltare.

IL DISCORSO DI AKK…

In un discorso in occasione del Steuben Schurz Media Award, il ministro ha ribadito il forte impegno della Germania verso l’“Occidente come sistema di valori”, che però “è a rischio nella sua interezza”. Salvarlo richiederà riconoscere alcune scomode verità scomode, ha detto ancora: tra queste, il fatto che l’Europa ha bisogno degli Stati Uniti per la sua sicurezza e che qualsiasi presidente americano continuerà a spingere per un maggior impegno europeo (e tedesco). “Solo l’America e l’Europa insieme possono mantenere forte l’Occidente, difendendolo dall’inequivocabile sete di potere russa e dalle ambizioni cinesi di supremazia globale”, ha detto Kramp-Karrenbauer. La Germania “continua a dipendere dalla protezione strategica dell’America. Non possiamo fornirci la nostra deterrenza nucleare, né vogliamo…  Allo stesso tempo, noi europei dovremo fare da soli gran parte di ciò che l’America ha in gran parte fatto per noi finora, con mezzi diplomatici e militari convenzionali”. E ha aggiunto: “Sia il dare che il ricevere non sono sempre facili da accettare”.

E GLI ALTRI CDU

Il discorso di Kramp-Karrenbauer è istituzionale, certo. Ma rivela la richiesta di Berlino a Washington di un maggiore impegno reciproco. Più diretto è stato Friedrich Merz, candidato alla presidenza della Cdu, da molti definito l’anti-Merkel. Intervistato da Der Spiegel, ha evidenziato che “le divisioni già esistenti negli Stati Uniti si sono ulteriormente approfondite” durante l’amministrazione Trump. Al Paese “manca un consenso sociopolitico di base”. Merz ha poi aggiunto: “Come amico degli Stati Uniti, non posso che dispiacermi per questo sviluppo”. Al tempo stesso, Merz si è detto “convinto che nel lungo periodo l’ottimismo degli Stati Uniti e il noto dinamismo del Paese riprenderanno il sopravvento”. Anche un altro candidato alla guida della Cdu ha espresso critiche contro Trump: Norbert Röttgen, presidente della commissione Affari esteri del Bundestag, ha dichiarato che la cooperazione tra Stati Uniti ed Europa sarebbe in pericolo se il presidente si riconfermasse e ha definito “un’opportunità per un nuovo inizio” l’eventuale vittoria di Biden. Il terzo (e ultimo) candidato, Armin Laschet, ministro presidente del Nord Reno-Vestfalia sostenuto dalla cancelliera Merkel, è stato sempre più diplomatico pur riconoscendo in un’intervista con Politico Europe le difficoltà nei rapporti transatlantici e la necessità di lavorare con chi “rimane impegnato” nell’alleanza. Una frecciatina al disimpegno trumpiano dall’Europa, in particolare dalla Germania.

SINISTRA E VERDI, INVECE…

Mentre il Partito socialdemocratico tedesco tifa dichiaratamente per Joe Biden (“Osservo gli Usa con uno sguardo molto triste”, ha dichiarato una delle figure di spicco del partito, Sigmar Gabriel auspicando la vittoria dello sfidante dem), la posizione dei Verdi (che molti vedono come prossimo partner di governo della Cdu) è più complessa. Juergen Trittin, deputato dei Verdi e membro della commissione Affari esteri del Bundestag, intervistato dal settimanale Der Spiegel ha criticato durante Trump ma ha anche spiegato che anche non dovesse essere rieletto, “è improbabile che tutto ciò cambi di molto”. L’attuale inquilino della Casa Bianca è, infatti, “un sintomo e non il fattore scatenante della crisi transatlantica”: le relazioni tra Stati Uniti ed Europa sono “cambiate in maniera radicale”, ha aggiunto Trittin, convinto però che con Biden sarà possibile almeno lavorare “in maniera più civile” sui contrasti tra Stati Uniti ed Europa.

VERSO UN MERKEL V?

La pandemia, i ritardi del congresso della Cdu, il rapporto con gli Stati Uniti e il nuovo approccio verso la Cina che Berlino sta cercando di forgiare nell’Unione europea. Tutti questi elementi renderebbero impervia la strada per qualsiasi nuovo cancelliere tedesco dopo le elezioni in programma a settembre. Tanto che c’è chi ipotizza un ripensamento (ma soltanto con un mandato di unità nazionale e a termine per superare la crisi da coronavirus) di Angela Merkel, che fino a fine dicembre è anche presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea. In particolare, se il 3 novembre dovesse vincere Biden, l’ex vice di Barack Obama, con cui i rapporti erano ben più che cordiali.

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