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Un contratto per gestire i rapporti fra Movimento Cinque Stelle e Rousseau. E un patto di maggioranza per presentarsi tutti interi alla sfida del Next generation Eu. Francesco D’Uva, deputato e già capogruppo alla Camera del M5S, spiega come il governo arriverà al traguardo. E su Conte…

La nuova configurazione del Movimento a margine degli Stati Generali, l’affaire Mes e gli equilibri del Governo. Le scelte del premier Giuseppe Conte e l’affaccio europeo sulle risorse del Recovery Fund. Francesco D’Uva, deputato questore M5S, conferma il “pieno appoggio al capo del Governo, le cui decisioni ci permetteranno di uscire dalla grave crisi che attanaglia il nostro Paese”.

Onorevole D’Uva, lei parla di piena fiducia. Ma gli strappi nella maggioranza, specie sul voto al Mes, non sono mancati.

Abbiamo votato a favore della risoluzione sulla relazione del premier in vista dell’ultimo Consiglio europeo, siamo consapevoli del momento delicato che l’Italia sta attraversando. In qualche modo si tratta di una presa di coscienza, un atto di responsabilità. Nella maggioranza ci sono discussioni in atto, è innegabile. Ma quello che conta, in definitiva, è trovare la quadra in Aula. Un punto di convergenza che fino a oggi non è mai mancato. Siamo uniti e convinti che l’obiettivo in questo momento sia gestire al meglio i 209 miliardi in arrivo dall’Europa.

Che idee avete da questo punto di vista?

L’intendimento è quello di investire questo denaro nel modo migliore e il più funzionale possibile all’intero sistema Paese. La cosa certa è che abbiamo piena fiducia nel premier Conte il quale, proprio per via del fatto che è stato legittimato dalla maggioranza anche in aula, riscuote una grande credibilità nell’ambito delle istituzioni europee. L’Ue sa che quando interloquisce con Conte, parla con tutta Italia.

A proposito di unità del Governo. Italia Viva è forza incardinata nelle file della maggioranza. Eppure Renzi ha dato l’ultimatum a Conte rispetto la governance del Recovery Fund. Come giudica l’atteggiamento di Iv?

Premetto che le forze di governo sono tutte importanti per la stabilità dell’Esecutivo. Detto questo, confesso che non mi piacciono queste prese di posizioni così trancianti, fermo restando che comunque anche con Italia Viva fino ad oggi siamo riusciti a trovare una linea di compromesso in Aula.

Ecco, i compromessi. Quale sarà la nuova configurazione del Movimento Cinque Stelle a seguito degli Stati Generali? Ma, soprattutto, il ruolo di Davide Casaleggio in che modo verrà inquadrato?

Facendo un parallelo con le reazioni chimiche, posso dire che il Movimento è in una fase di transizione. Non nego che sia una cosa che pesa. Ma d’altro canto sono fermamente convinto del fatto che essere un esponente pentastellato in un certo senso sia più complesso che rappresentare altri partiti. Occorre rispettare un codice etico piuttosto definito e rinunciare a una parte dell’emolumento, restituendolo. Oltre al limite dei due mandati. Su Casaleggio, o meglio sulla piattaforma Rousseau mi sento di dire che gli Stati Generali sono serviti senza dubbio a fare chiarezza. Nel senso che verrà stabilito un preciso alveo nel quale operare. Il Movimento da un lato e Rousseau dall’altro.

Una sorta di contratto.

Esattamente. Un contratto che stabilisce i rapporti tra una piattaforma che eroga servizi e un Movimento che svolge il suo ruolo. Anche per evitare fraintendimenti e contrapposizioni.

Tornando alla governance sul Recovery Fund. Lei pensa che il modello individuato da Conte sia vincente?

Per quanto ci riguarda, ribadisco, abbiamo piena fiducia nell’operato del premier. Se lui ritiene che il metodo debba essere quello della cabina di regia, a noi va anche bene. Il Parlamento in ogni caso è, e resterà, centrale.

Probabilmente, pochi giorni prima di Natale, la Manovra approderà alla Camera. Si ritiene soddisfatto del lavoro che state portando avanti?

Direi proprio di sì. Sono molto contento in particolare per le misure economiche che sono state immaginate per il Sud Italia. Al di là della mia provenienza, investire nella parte più fragile del Paese significa credere nel futuro. Una misura che a mio giudizio si muove in questa direzione è rappresentata dagli sgravi al 100% per coloro che assumono donne disoccupate o giovani sotto i 35 anni. In più, sul fronte della digitalizzazione devo dire che stiamo facendo importanti passi avanti, a partire proprio dalla Camera. Basti pensare al fatto che la presentazione degli emendamenti alla legge di Bilancio in via telematica ha permesso di comporre il fascicolo in un’ora e mezza a dispetto dei due giorni che venivano impiegati prima. Questo anche grazie ad un impegno encomiabile profuso dai tecnici della Camera.

Siamo consapevoli che sia prematuro parlarne. Ma lei che scenario politico si immagina dopo il Governo guidato da Giuseppe Conte?

Convengo sia presto. Intanto sui territori c’è la possibilità che la maggioranza possa ripresentarsi così come attualmente è composta, come è già avvenuto. Il Movimento sta già stringendo accordi con altre forze politiche e civiche in questa direzione.

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