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Caso Di Fazio, ora la difesa si gioca la carta della perizia psichiatrica: «Non è in grado di intendere e di volere»

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«Difficoltà nel controllo degli impulsi, in particolare nella gestione della rabbia nelle situazioni di intensa sollecitazione emotiva con il rischio di perdita di controllo e di agiti aggressivi». Si legge così in una delle perizie psichiatriche eseguite su Antonio Di Fazio anni fa durante il fitto scambio di denunce tra lui e l’ex moglie. L’imprenditore farmaceutico, finito in carcere con l’accusa di violenza sessuale, sequestro di persona e abusi su una studentessa della Bocconi e denunciato da altre ragazze, sarebbe stato definito dagli esperti in passato come «infantile, superficiale, che si mostra compiacente, si maschera e enfatizza i racconti con un’adesione stretta al gruppo familiare d’origine, quale gruppo unico». Un profilo su cui ora la difesa tenta di giocarsi il tutto per tutto, puntando sulla richiesta di una perizia psichiatrica per stabilire la lucidità del soggetto o le eventuali condizioni mentali compromesse. Nel secondo caso il quadro clinico dell’imputato sarebbe tale da scongiurare per Di Fazio l’azione penale. Per l’imprenditore scatterebbe un iter alternativo a quello della reclusione, con il ricovero in strutture specializzate e la sottrazione al giudizio dei giudici.


Lo psichiatra Frongillo: «Un millantatore sì, ma lucido»

La decisione è evidentemente centrale. Gli psichiatri si troveranno davanti «un uomo che si mostra potente, onnipotente, un miles gloriosus che in realtà è un millantatore, espressione di una sottocultura e violenza», dice lo psichiatra Marco Frongillo al quale nel 2015 venne chiesto un parere proprio sul manager milanese . «Sono passati diversi anni» continua, «ma ancora ho ben in mente i suoi racconti di operazioni segrete, di esser stato ferito in servizio quale appartenente alla Guardia di Finanza, quando non era vero».


Incapace di intendere e di volere? Non secondo Frongillo: «Ho in mente tutti i suoi racconti ma da qui a essere un matto, perdonatemi, ce ne corre. Non emersero psicopatologie di rango tali da inficiare la capacità di intendere e volere». Sull’abitudine di raccogliere e conservare foto delle vittime e dei loro indumenti lo psichiatra spiega: «Il collezionismo va a rafforzare e amplificare quella sensazione di supremazia di cui ha bisogno. Deve ricorrere all’arma mostrata al figlio, a sbandierare successi inesistenti pur di affermare la propria identità. Quando sfoglia l’album delle vittime, quando riesce a soffermarsi silente sulle foto del suo gregge, si sviluppa un piacere sì momentaneo ma che alimenta quell’identità di cui è carente». Intanto alle vittime dell’imprenditore si è aggiunta anche una nota cantautrice italiana che accusa Di Fazio di stalking. Durante un Festival di Sanremo l’avrebbe seguita presentandosi all’Ariston come suo fidanzato.

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