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Caso Ciro Grillo, due indagati rinunciano all’interrogatorio: si avvicina la richiesta di rinvio a giudizio

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Arrivano importanti sviluppi sul caso di Ciro Grillo. Due dei quattro ragazzi accusati di violenza sessuale, Vittorio Lauria ed Edoardo Capitta, hanno rinunciato all’interrogatorio. Interrogatorio che avevano chiesto dopo la seconda chiusura delle indagini sul presunto stupro dell’estate di due anni fa ai danni di Silvia, una ragazza italo-norvegese che ha denunciato i quattro. Volevano essere riascoltati dai magistrati, ma il procuratore di Tempio Pausania, Gregorio Capasso, ha scelto di delegare il passaggio ai carabinieri di Genova. Da qui la rinuncia di Lauria e Capitta. Al momento, non è nota la decisione in merito di Ciro Grillo. Alla luce delle rinunce, si accorciano i tempi ed è sempre più plausibile la richiesta di rinvio a giudizio.


La strategia della difesa

Secondo La Verità, intanto, la difesa dei ragazzi punterebbe a fare testimoniare David Enrique Bye Obando, 21enne di origini nicaraguense residente in Norvegia, figlio di Vergard Bye, giornalista ed ex parlamentare del Paese scandinavo dal 1993 al 1997 col partito della Sinistra socialista. Il nome del ragazzo, che non è mai stato denunciato, è stato fatto dalla ragazza durante i colloqui coi magistrati. «Macché stupro, Silvia mi ha già chiesto scusa per le false accuse», ha detto il ragazzo a La Verità. Obando è cresciuto nel barrio Managua e si è trasferito a Oslo nel 2017 per studiare e vivere insieme al padre, che negli anni ha rappresentato anche l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani in Angola e Bolivia.


Le accuse di Silvia

Nel 2017 Silvia lascia Milano insieme al padre per andare in Norvegia. Rimane in Nord Europa per due anni, dove conclude gli studi superiori e dove subirebbe la prima violenza sessuale proprio da David. Si confida a riguardo con una sua amica, che riferirà la cosa ai carabinieri già impegnati sulla ricostruzioni dei racconti su Ciro Grillo. «Le ho raccontato la vicenda», racconta Silvia il 17 febbraio dell’anno scorso alla pm Laura Bassani e al procuratore Capasso, spiegando quanto riferito alla sua amica quando si trovava in Norvegia. Nel momento più delicato della testimonianza, quando i pm chiedono alla ragazza di svelare i dettagli della presunta aggressione subita in Sardegna, lei risponde «Ho visto nero». «Ti reggevi con le mani oppure con le mani facevi altro?», chiede la giudice Bassani alla giovane, che però risponde di essere «spenta» e di non ricordare. «Io sono sicura di aver visto nero, non ci vedevo più», esclama chiedendo di non rivedere i video di quei momenti a disposizione degli inquirenti.

In chiusura di verbale, il procuratore chiede a Silvia se abbia mai subito altre violenze. «Sì, quando ero in Norvegia, con il mio migliore amico, ma è stato diverso», risponde la ragazza cercando di ricostruire quanto affermato su David. «C’era stato un corteggiamento ed eravamo nella stessa tenda. Lui non sapeva che stessi dormendo. Avevo messo in chiaro che non volevo fare nulla. Io sono crollata dal sonno e lui ha iniziato a fare, aprendo la tuta e mi sono svegliata che lui stava venendo», continua. «Io in quel momento stavo dormendo. «Quando è successa questa storia?», chiede Capasso: «A maggio di due anni fa, nel 2018». «Questo ragazzo è ancora tuo amico?», «No», risponde la ragazza. «Era italiano?», continua Capasso, «No, del Nicaragua», risponde Silvia.

Il procuratore chiede: «E stavate in Norvegia, in tenda?». «Era tipo un campeggio organizzato dalla scuola», racconta Silvia a Capasso prima di dirgli che i due erano amici in comune grazie ai rispettivi fidanzati dell’epoca. «Quando ho visto che stava venendo in quel modo», prosegue la giovane ricostruendo la reazione alla presunta violenza subita da David in tenda, «sono uscita dalla tenda e scappata nel bosco. Sono andata fuori dal bagno a piangere, poi sono tornata al camping e c’era la mia amica che si era svegliata. Ho preso le mie cose e sono andata a casa. Arrivata mi sono messa sotto la doccia e l’ho chiamato, però non l’ho denunciato perché avevo paura: si trattava del mio migliore amico».

Silvia dice a Capasso di non aver più rivisto David e di aver parlato ad alcune sue amiche, Sharia, May e Isabel della vicenda. Capasso cerca di capire chi fosse a conoscenza dei racconti di Silvia, sapendo che un insegnante di kitesurf, tale Marco, aveva dichiarato ai carabinieri di aver ricevuto la confidenza dalla ragazza. Che conferma di avergli raccontato del presunto stupro subito da Ciro Grillo. «Ti ha detto qualcosa?», chiede il pm. «Di prendere la pillola del giorno dopo», risponde Silvia, dichiarando che Grillo era andato dalla sua amica May per sostenere che «non sapeva che stessi dormendo».

La replica

Contattato da La Verità, il padre di David risponde: «Ho appena parlato con lui e dice di aver sentito Silvia, che si scusa per la diffusione di una falsa accusa. Ho insistito affinché parlasse di nuovo con lei per ottenere una dichiarazione formale. Lui nega, questo è ciò che posso dirvi». Nell’articolo, inoltre, viene riferito che David aveva inviato un sms al giornale «esprimendo giudizi severi su Silvia» ma che poi «ha cancellato il messaggio», scrivendo successivamente: «Ne ho discusso con mio padre. Non ho nulla da aggiungere al suo messaggio: chiederà a Silvia di fare una dichiarazione formale per confermare le scuse che mi ha fatto già nel 2019. Non so perché l’anno dopo ha ripetuto ai giudici le accuse nei miei confronti, io quei ragazzi italiani non li conosco, non sapevo nulla della loro vicenda giudiziaria fino a quando non ne ha parlato lei», conclude David. «Se la magistratura italiana chiederà la mia deposizione, lo farò».

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