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Sessant’anni di storia, una Coppa dei Campioni, uno scudetto e tanti cestisti di primissimo livello che ne hanno vestito la canotta e calcato il parquet. Sei decenni di passione – in tutti i sensi – spazzati via in una notte, dopo una lunga agonia e un bonifico da 35mila euro mai emesso. La Pallacanestro Virtus Roma non esiste più. Almeno non la società che poteva esporre con orgoglio i sette stendardi che ogni fine settimana venivano calati giù dal tetto del PalaEur. Il presidente giallorossoblu, il costruttore romano Claudio Toti, non ha pagato la rata da accordata dalla Federbasket per la permanenza in Serie A/1 e l’ha ritirata dal campionato. Autoescludendo definitivamente la compagine capitolina dalla massima serie e dal basket professionistico. Un torneo al quale la Virtus si era iscritta con fatica in estate, arrivando a occupare in questa stagione il penultimo posto con soli 4 punti.

La crisi virtussina durava almeno da un decennio, nascosta solo dall’impresa sfiorata nel 2013, con la squadra romana trascinata da Luigi Datome (già in odore di Nba) fino alla finale contro la Mens Sana Montepaschi Siena. Qualche anno dopo lo scudetto dei toscani verrà revocato dalla Fip per i noti illeciti della proprietà, per non essere però riassegnato. Ennesima beffa della tormentata storia del basket capitolino. I nodi vengono al pettine due anni dopo, nella stagione 2014-2015, al termine della quale i giallorossoblu retrocedono in A/2, dopo 35 anni. La crisi del mattone a Roma fa il resto: gli affari del gruppo Toti non sono più quelli del decennio precedente e l’“ingegnere” non riesce a sostenere i costi del club, non suffragati nemmeno dalla possibilità di gestire un impianto in autonomia. Non aiuta l’inchiesta giudiziaria scattata nel 2018 sullo stadio da calcio dell’As Roma, incentrata sul costruttore Luca Parnasi, indagine in cui finisce coinvolto anche Claudio Toti assieme a un fantomatico progetto di realizzazione del PalaVirtus all’ex Fiera di Roma.

Negli ultimi anni la proprietà, va detto, le aveva provate tutte per disimpegnarsi senza gettare al vento la società capitolina. Numerosi ma vani i tentativi di convincere le ultime due proprietà americane dell’As Roma ad inglobare anche il basket – sebbene la tifoseria dura e pura abbia sempre tenuto a tenere distinte le questioni sportive e la Virtus sia seguita anche da molti sostenitori laziali – ma l’accordo con James Pallotta prima e con Dan Friedkin poi non è mai stato trovato. Di questi mesi la trattativa con un non meglio specificato trust americano in grado di investire nel basket a Roma, che aveva tenuto accese le (flebili) speranze. Tutte manovre mai andate a buon fine. Difficile ora capire quale sarà il futuro immediato. Il marchio Virtus è inscindibile dalla società e dunque per il momento resterà nelle mani di Claudio Toti, che potrà farlo ripartire da un campionato regionale, impegnarsi solo nel settore giovanile, regalarlo al Comune di Roma oppure lasciarlo fallire insieme alla società.

Comunque vada, sarà complicato evitare la cancellazione del codice federale. Un numero di sei cifre che racchiude al suo interno tutto il palmares e i 60 anni di storia sportiva della Virtus Roma. I trofei come lo scudetto del 1983 o la Coppa dei Campioni del 1984 vinta sotto il marchio Banco Roma e la guida in campo di Larry Wright – poche settimane dopo la Roma del calcio fallì il bis europeo nella sfida all’Olimpico con il Liverpool – ma anche le sfide play-off perdute negli anni 2000 (con l’ex sindaco Walter Veltroni sempre a bordo campo) contro la Fortitudo Bologna di Gianmarco Pozzecco e Gianluca Basile o la Mens Sana Siena di Simone Pianigiani.

In quegli anni sono passati al PalaEur e al PalaTiziano giocatori come Tony Parker, Carlton Myers, Dejan Bodiroga, Brandon Jennings e Gregor Fucka, in grado di spingere la Virtus Roma fino alle Top 16 di Eurolega. Proprio le lacrime di Bodiroga, nella sua partita d’addio, il 15 giugno 2007, sono uno dei ricordi agrodolci più importanti per i tifosi della Virtus. In attesa di sapere se mai la Virtus Roma rinascerà mai dalle sue ceneri, il testimone di prima squadra del basket capitolino passa alla Eurobasket Roma, società nata nel 2000, colori bianco-blu, attualmente impegnata nel campionato di Serie A/2 con la guida del coach 36enne Andrea Crosariol, ex cestista virtussino. Per i fedelissimi della curva Ancilotto non sarà la stessa cosa, ma da qualche parte bisognerà pur ripartire.

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