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Biden vuol sospendere i brevetti dei vaccini, ma deve prima sbloccare le esportazioni: così l’Europa si compatta sulla linea Merkel

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Tra le foto di rito e gli interventi sull’agenda dei diritti sociali, i leader dell’Unione europea presenti al vertice di Oporto hanno discusso del coordinamento nella lotta alla pandemia e della deroga ai diritti sui brevetti dei vaccini da Covid-19, proposta a ottobre 2020 da India e Sudafrica e ora sostenuta dagli Stati Uniti. L’argomento è stato trattato per ore durante la cena di ieri, in via informale e con riservatezza. L’umore generale dei leader europei è che il presidente Joe Biden ha ottenuto una vittoria di facciata sventolando una proposta suggestiva, ma senza fare azioni concrete, mentre l’Europa resta l’unica democrazia che esporta in maniera massiccia vaccini. 


Il premier Mario Draghi è d’accordo ma invita a considerare con attenzione la proposta americana, chiedendo agli Usa di sbloccare le esportazioni. A fare la differenza però è la grande assente del vertice, la Cancelliera tedesca Angela Merkel, che si oppone fermamente. Allargando l’osservazione al contesto delle relazioni internazionali, l’incidente dimostra che i rapporti Usa-Germania sono tesi come lo erano durante la presidenza Trump, con Merkel e Biden in disaccordo praticamente su tutto, dalla Russia e il gasdotto Nord Stream 2 all’interdipendenza commerciale con la Cina. 

Durante la presidenza Trump gran parte dei commentatori statunitensi hanno elogiato Merkel come la nuova «leader del mondo libero», in contrapposizione a un presidente guardato come un abusivo alla Casa Bianca. Adesso che quel periodo è superato, gli Usa pensano ai prossimi quattro anni. Quegli stessi osservatori hanno trovato nella leader dei Verdi in ascesa, Annalena Baerbock, una figura più interessante capace di fare la sintesi del nuovo corso delle relazioni transatlantiche in vista delle elezioni di settembre che segneranno la fine dei 16 anni dell’era Merkel. 

La lotta globale al Covid-19 è ancora tutta da scrivere

Tornando alla deroga sui brevetti però, non ci sono campioni morali. Gli Usa chiedono cooperazione ma non hanno informato gli alleati dell’annuncio, cosa che avrebbero potuto fare al vertice del G-7 di questa settimana. La presidente Ursula von der Leyen ha ragione a sottolineare che l’Ue è l’unica regione al mondo che esporta vaccini su larga scala, le aziende farmaceutiche presenti nell’Ue hanno esportato molti più vaccini di Usa e Regno Unito. Tuttavia, bisogna anche ricordare che fino a poco tempo fa alcuni leader europei – e Draghi era tra questi – desideravano bloccare le esportazioni seguendo lo stesso modello.

Von der Leyen ha fine vertice ha detto: «Invitiamo tutti coloro che partecipano al dibattito sulla rinuncia ai diritti di proprietà sui brevetti ad unirsi a noi nell’esportazione di gran parte di quanto si produce in quella regione», riferendosi ovviamente agli Usa, ma cosa intende davvero? Non è sufficiente rifornire di (pochi) vaccini il programma Covax. La Pfizer conta di fornire circa 40 milioni di dosi all’iniziativa che si propone di far arrivare vaccini ai paesi poveri, ma a conti fatti si tratta di appena il 2% dei 2,5 miliardi di dosi che Pfizer e BioNTech produrranno nel 2021.

Dosi che saranno destinate in gran parte all’Ue, che proprio oggi ha chiuso il contratto per la fornitura di 1,8 miliardi di dosi di vaccino Pfizer/BioNTech per fare i richiami e combattere le nuove varianti, con le prime 900 milioni di dosi in consegna per quest’anno: quante di queste andranno al Covax? La pandemia non finirà a breve termine e le varianti la rendono una minaccia globale, se le materie prime e il know-how sono un problema, Europa e Usa dovrebbero lavorare per rimuovere questi ostacoli. La storia della lotta globale al Covid-19 è ancora tutta da scrivere.

Alla fine il Sudafrica e l’India avranno materiali e competenze di cui hanno bisogno per promuovere la produzione nazionale, quando quel giorno arriverà, i brevetti non dovrebbero essere un ostacolo. Due mesi fa il premier sudafricano, Cyril Ramaphosa, ha definito quello in corso «un apartheid dei vaccini che deve finire», la percezione al di fuori del mondo occidentale è questa, dare una risposta molto più efficiente è un imperativo geopolitico. Usa, Regno Unito e Ue dovranno tenerne conto.

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