Bergamo, l’Oms invoca l’immunità diplomatica per i ricercatori convocati dai pm come persone informate sui fatti

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| 30 Novembre 2020

Convocati come persone informate sui fatti, non si sono presentati davanti ai pm della procura di Bergamo. Il motivo? L’Organizzazione Mondiale della sanità ha invocato l’immunità diplomatica per i suoi ricercatori che i magistrati volevano sentire come testimoni. A raccontarlo è una puntata di Report in onda stasera, lunedì 30 novembre: l’Oms, infatti, ha spedito da Copenaghen, sede europea, una nota alla Procura e ai ministri degli Esteri e della Salute, Luigi Di Maio e Roberto Speranza, in cui afferma che i suoi ricercatori non sono tenuti a rispondere alle domande dei magistrati per via del loro speciale status. L’organizzazione ha pure invitato i suoi ricercatori a non presentarsi davanti ai pubblici ministeri, cosa che però alcuni di loro non hanno fatto recandosi in procura e rispondendo pure alle domande dei pm.

“Il nostro interesse è accertare l’esistenza o meno di un piano pandemico e quando sarebbe stato redatto. Questo è importante per le valutazioni che la procura sta facendo nell’ambito dell’indagine sull’ospedale di Alzano e sulla gestione dell’epidemia nella Bergamasca”, spiega il procuratore di Bergamo, Antonio Chiappani. Che ci tiene a specificare: “Non c’è alcun braccio di ferro o scontro in corso con chicchessia. Non c’è alcuna indagine sull’Oms o sulle strutture tecnico-scientifiche o politiche oppure su politici italiani”. In merito alla immunità diplomatica invocata dall’Oms per i suoi ricercatori, la procura ha inviato una lettera al Ministero degli esteri per avere chiarimenti. In sostanza i magistrati hanno illustrato alla Farnesina la situazione, spiegando la necessità di sentire i testimoni – tra cui Francesco Zambon, alla guida dell’ufficio europeo per i piccoli Stati dell’Oms – la cui audizione, fissata per la scorsa settimana, non si è tenuta. Quindi al ministero è stato chiesto se i funzionari Oms siano o meno coperti da immunità diplomatica oppure se in qualità di testi ritenuti importanti per gli accertamenti, in questo caso sul piano pandemico italiano, sono obbligati a presentarsi.

Gli investigatori hanno deciso di sentire i tecnici dopo che lo scorso maggio sul sito dell’Oms è stato pubblicato un documento dal titolo “Una sfida senza precedenti: la prima risposta dell’Italia al Covid-19”. Un rapporto poi rimosso nel giro di 24 ore. Nella ricerca – recuperata dal comitato Noi Denunceremo, nato per chiedere giustizia per i morti di Covid nella Bergamasca – si sosteneva che “nel 2006, dopo l’epidemia da Sars, il ministero italiano della salute e le Regioni hanno approvato un piano pandemico, riconfermato nel 2017″. Per questo motivo il 5 novembre scorso era stato sentito come persona informata sui fatti Ranieri Guerra, direttore vicario dell’Oms e membro del Cts, a cui avrebbe dovuto fare seguito la deposizione dei ricercatori. L’obiettivo dei pm è capire se sia esistito o meno un piano pandemico aggiornato, un tassello fondamentale che ha effetti sui comportamenti tenuti dai medici e dagli operatori sanitari in provincia di Bergamo nell’affrontare, durante la prima ondata dell’epidemia, l’emergenza Covid.

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