Battisti in cella con terroristi islamici, in Francia fu minacciato per aver manifestato contro il velo…

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Trasferito nella sezione alta sicurezza

Tiziana Maiolo — 20 Ottobre 2020

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Un anno e mezzo da detenuto modello nel carcere di Oristano, con la conquista di novanta giorni di liberazione anticipata e due provvedimenti positivi del giudice di sorveglianza che attestano il suo comportamento esemplare. Questo il passato prossimo. Ma, da quando Cesare Battisti è stato trasferito in Calabria, a Rossano, la sua vita è diventata un inferno. Sarà il suo brutto carattere o sarà la sua capacità di fare valere i propri diritti. O non sarà invece la nuova linea Petralia-Tartaglia, i dirigenti del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che stanno portando nelle carceri la logica della loro cultura “antimafia”?

Fatto sta che quel che è successo nelle ultime due settimane all’ex dirigente dei Proletari Armati per il comunismo ha dell’incredibile. Sembra che non possa più muoversi senza beccarsi una punizione, come se fosse stato preso di mira. Nel carcere di Oristano, dove pure gli hanno fatto scontare un anno e mezzo di isolamento, di cui dodici mesi illegittimi in quanto non previsti dalla sua sentenza di condanna, Battisti non ha mai avuto problemi di conflittualità con la direzione né con gli agenti di polizia penitenziaria. Ha fatto denunce alla magistratura per l’isolamento illegittimo, si è lamentato per un’alimentazione non consona alle sue condizioni di salute e poi uno sciopero della fame per far valere i propri diritti. Ma senza che i suoi comportamenti fossero considerati degni di punizione. Non si è lamentato per la classificazione della sua detenzione, anche se lo ha fatto per lui il suo legale, l’avvocato Davide Steccanella.

Anche nell’ultima ordinanza della corte d’appello di Milano, quella che in maggio aveva rigettato la richiesta di tramutare la pena dell’ergastolo con quella a trenta anni di carcere, l’autorità giudiziaria aveva ribadito che Cesare Battisti deve avere un percorso carcerario assolutamente normale e può godere di ogni beneficio, come gli altri detenuti. Non è un prigioniero “ostativo”, insomma, di quelli che subiscono il regime dell’art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario. Il Dap del nuovo corso Petralia-Tartaglia (o Tartaglia-Petralia) però si ostina a considerare Cesare Battisti la stessa persona che era quarant’anni fa, quando era un giovane rivoluzionario che ha rapinato, ferito e ucciso. Gli ha scattato una fotografia allora e quell’immagine gli è rimasta appiccicata addosso. Così lo classifica AS2, cioè alta sicurezza riservata, nella situazione di oggi, ai terroristi islamici o a qualche anarchico in vena di sovversione. Cui si aggiungono i terroristi di ieri, cioè quegli degli anni settanta del secolo scorso, i quali però non sono in carcere. Con l’eccezione di Cesare Battisti.

Sono classificazioni ormai desuete, come ha denunciato il garante nazionale dei detenuti Mauro Palma, che proprio ieri è andato in visita al carcere di Rossano e ha incontrato Battisti. Lui gli ha raccontatole sue disavventure delle ultime ore: i 15 giorni di sospensione dalle attività comuni dopo che un ispettore si è sentito oltraggiato dalle sue proteste. Poi altri 15 giorni di punizione perché lui si rifiutava di allontanarsi dal reparto “Covid” dove era stato collocato in arrivo dalla Sardegna. E infine ancora sette giorni di “pena” perché, mentre era al telefono con il fratello (il permesso era stato accordato solo per un colloquio con il congiunto) si era fatto passare al telefono un’altra persona, di sesso femminile.

Piccole cose, grandi cose nel regime carcerario. L’insofferenza da una parte, il puntiglio punitivo dall’altra. In carcere, si sa, quando sei preso di mira, la tua vita può diventare veramente difficile. Mauro Palma, che ha iniziato nella sua veste di garante un giro nelle uniche quattro sezioni di Alta Sicurezza 2 (Ferrara, Terni, Rossano e Rebibbia femminile) esistenti, ha preso nota di tutto e ha emesso un comunicato preciso e severo. Ha ricordato innanzi tutto che nessuna norma ha mai istituito queste sezioni antiterrorismo, frutto di decisioni di tipo amministrativo, che non tengono in conto la disparità di situazioni che sono state messe insieme. Che cosa può avere a che fare Cesare Battisti con i terroristi islamici, da cui peraltro ha anche ricevuto minacce di morte quando aveva manifestato insieme ad altri intellettuali in Francia contro il velo?

Va a finire, dice ancora Mauro Palma -e la sua è una denuncia molto forte- che alcuni di questi detenuti finiscano con l’essere discriminati rispetto a tutti gli altri, oltre a correre qualche pericolo per la propria sicurezza. Questo sistema va ripensato e lo suggeriremo in una nostra relazione al Dap- conclude il garante-, perché non garantisce il percorso di reinserimento dei detenuti. Ma l’impressione è invece che il nuovo corso della dirigenza del Dap stia andando nella direzione opposta. Perché se tutto è mafia, come pare pensino i nuovi dirigenti dell’amministrazione penitenziaria, il carcere va trattato come una grande indistinta Cosa Nostra. Un atteggiamento contrario all’applicazione dell’articolo 27 della Costituzione, che ha più il sapore della vendetta che non quello della rieducazione. Cesare Battisti è oggi vittima di questo tipo di sub-cultura.

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