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La lettera

Luana Di Tuoro — 10 Dicembre 2020

Alberghi e musei asset strategici, ma la politica li ignora

Caro Riformista,


lo stanziamento di soli tre miliardi e cento milioni di euro per il rilancio del turismo e della cultura nazionali è sicuramente inadeguato rispetto alle esigenze di due settori che più di ogni altro hanno subìto i devastanti effetti della pandemia e delle conseguenti restrizioni della mobilità. A destare le maggiori preoccupazioni, però, è la sostanziale indifferenza che le istituzioni stanno dimostrando nei confronti di quelli che rappresentano due asset strategici tanto per l’economia nazionale quanto per quella della Campania. Basti pensare che, prima della pandemia, il solo turismo produceva circa il 15% del prodotto interno lordo italiano e regionale caratterizzandosi, tra l’altro, per la possibilità di un’ulteriore espansione.

Eppure, da marzo a oggi, per i settori dell’ospitalità e della cultura sono stati messi in campo solo ed esclusivamente interventi tampone che si sono rivelati tardivi e inadeguati. A proposito è il caso di ricordare come molti lavoratori del turismo e della cultura stiano percependo soltanto adesso i bonus previsti dal Governo nazionale ormai nove mesi fa. Anche per questo le associazioni datoriali e le sigle sindacali, riunite nell’Ente Bilaterale Turismo Campania, hanno sentito il dovere di fare la propria parte e hanno quindi aperto un bando finalizzato all’assegnazione di bonus una tantum destinati ai lavoratori stagionali e a quelli che si sono trovati in Cassa integrazione in deroga o hanno beneficiato del Fondo di integrazione salariale tra il primo marzo e il 31 agosto di quest’anno a causa del Covid, senza dimenticare i contributi per il sostegno allo studio degli stessi lavoratori e dei loro figli. All’orizzonte, purtroppo, non si vede alcuna inversione di tendenza da parte del Governo. Anzi, l’esiguità delle somme che il Piano nazionale di ripresa e resilienza destina al turismo e alla cultura testimonia l’incapacità – o, addirittura, la mancanza di volontà – dei nostri governanti di rilanciare due settori ai quali sono legate le sorti di migliaia di imprese, di lavoratori e di famiglie campane.

Fino al 2019, nella nostra regione, il turismo e la cultura erano stati protagonisti di uno sviluppo senza precedenti che aveva indotto le sigle sindacali e le associazioni datoriali a intensificare quell’impegno sinergico finalizzato ad allungare la stagione e a consolidare i posti di lavoro per migliaia di persone. La pandemia ha vanificato questi sforzi, tanto è vero che oggi siamo costretti ad assistere alla chiusura di centinaia tra strutture ricettive, ristoranti, teatri e musei. Ciò significa che il turismo e la cultura dovranno ripartire da zero, non potendo beneficiare nemmeno di quella stagionalità che per anni ha alimentato e scandito il lavoro di imprese, dipendenti e collaboratori.

Al momento, però, nessuno sembra volersi fare carico di questo “vuoto” che ha già avuto e continuerà ad avere ricadute pesantissime sul tessuto socio-economico della Campania. Né si ha la sensazione che il Governo sia pronto a mettere in campo un’azione strategica volta a risolvere i problemi strutturali e a porre le basi per uno sviluppo duraturo del settore turistico e di quello della cultura. Il che equivale a impoverire quello stesso tessuto socio-economico cui ho appena fatto riferimento. La politica ne è consapevole?

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