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Afghanistan, la comunità Lgbtq+ lancia l’allarme: «Gli omosessuali verranno lapidati o uccisi»

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Dopo il ritiro delle forze armate occidentali dall’Afghanistan il paese assediato dai talebani tornerà ad essere governato dalla Sharia, la legge islamica che potrebbe essere applicata nella sua lettura più integralista e sfociare di nuovo in un regime oppressivo. La paura più grande emersa in quelle ore è per il futuro delle donne, che rischiano di vedere i loro diritti conquistati in decenni, sgretolati: quelle single rischiano di essere date in moglie ai talebani, mentre quelle sposate potrebbero non poter più uscire senza un accompagnatore uomo al proprio fianco. Ma anche gli omosessuali e tutta la comunità Lgbtq dell’Afghanistan è in serio pericolo. In Italia la denuncia arriva tramite un post su Instagram di Pietro Turano, portavoce di Gay Center: «Poche settimane fa il giudice talebano Gul Rahim raccontava alla testata tedesca Bild che le donne potranno uscire di casa solo con il permesso per le faccende familiari e domestiche, mentre quelle single verranno perseguitate. Gli omosessuali saranno lapidati, oppure schiacciati sotto il crollo di un muro alto tre metri», scrive.


L’omosessualità è un crimine

Le persone Lgbtq in Afghanistan devono scontrarsi con il codice penale. L’articolo 130 della costituzione consente l’attuazione della legge della sharia, che vieta l’attività sessuale tra persone dello stesso sesso: la pena massima è la morte ed è applicabile sia nei casi di sesso tra uomini che tra donne. Il sito Advocate racconta la storia di un ragazzo di Dublino che sta organizzando una raccolta fondi online su GoFoundMe per il suo amico Amid, ragazzo omosessuale di 25 anni di Kabul, «così che possa viaggiare in modo sicuro e legale in Turchia e iniziare il suo viaggio lontano dalla persecuzione e dal rischio di essere ucciso per il solo motivo di essere se stesso». In tempi di guerra o di gravi crisi come quella che sta affrontando la popolazione afghana, le persone Lgbt ,insieme alle donne e ai bambini, sono quelle più vulnerabili. Quella dell’Aghanistan non è solo una crisi umanitaria. Ciò che possiamo fare da lontano, scrive Advocate, è contribuire alle organizzazioni che sostengono gli sfollati e i rifugiati Lgbtq per offrire loro strumenti che gli permettano di uscire da questa condizione di grave pericolo.

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