A Nizza fallisce la Francia (e i suoi musulmani). Scrive Khalid Chaouki

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La strage di Nizza è un fallimento della politica, ma anche delle leadership islamiche di Francia. Occorre innovare con coraggio e maggiore convinzione nelle modalità di dialogo e coinvolgimento dei giovani musulmani dentro e fuori dalla moschea. Il commento di Khalid Chaouki

A Nizza una strage (purtroppo) annunciata. Ha fallito la Francia insieme ai suoi musulmani.

Brahim, 23 anni. È questo l’identikit del terrorista che ha fatto irruzione nella Cattedrale di Notre Dame a Nizza uccidendo barbaramente 3 persone inermi urlando “Allah Akbar”. Brahim, 23 anni. È  l’emblema del fallimento della Francia, politica e comunità islamiche insieme.

Un crimine commesso in un luogo sacro, alla luce del giorno, con l’uccisione di tre fedeli cristiani è sintomo di un allarme sociale profondo, evidentemente sfuggito all’imponente macchina di sorveglianza e monitoraggio messa in piedi dalle istituzioni francesi in questi ultimi anni.

Ed è da qui che occorre aprire a caldo una seria riflessione. La reazione al fenomeno del fanatismo e della radicalizzazione di matrice islamista non può essere relegata solo ai classici paradigmi securitari.

Un giovane francese, apparentemente integrato nel tessuto sociale e culturale locale, senza particolari connessioni con le gerarchi classiche delle organizzazioni terroristiche. Nessuna polizia al mondo sarà mai in grado di fermare in tempo la sua follia omicida. Serve e serviva una nuova strategia di prevenzione e contrasto alla radicalizzazione che evidentemente è mancata o che ha mancato di centrare alcuni obiettivi.

Il primo limite dell’azione francese dopo la stagione delle sanguinose stragi a partire da Charlie Hebdo è stato la ricerca di un’interlocuzione selettiva tra lo Stato e le organizzazioni islamiche, trascurando l’enorme evidenza che la stragrande maggioranza dei nuovi radicalizzati non proveniva dalle moschee, ma faceva riferimento ai canali youtube, alle chat su Telegram o ai forum online transnazionali sapientemente gestiti da alcuni gruppi foraggiati dal famigerato Daesh.

In moltissimi casi, per l’appunto, l’azione e i proclami degli imam “ufficiali” sono assolutamente ignorati da questa nuova generazione di radicalizzati e potenziali terroristi.

Il secondo limite francese e aggiungerei europeo è stata finora la mancata implementazione di politiche tra loro complementari per il contrasto e la prevenzione del cosiddetto radicalismo violento.

Sono state scritte centinaia di pagine, effettuate decine di ricerche, organizzate numerose conferenze e seminari sulla necessità di contrastare la radicalizzazione violenta come viene definita dagli esperti attraverso una serie di azioni che partono certamente dalla scuola, coinvolgono le famiglie, i quartieri, i leaders delle comunità islamiche fino all’implementazione di innovative campagne di contronarrativa sui social network.

Purtroppo con la “sparizione” dai radar dell’informazione della minaccia targata Daesh, l’Europa e la Francia in primis, Paese tra i maggiori esportatori di militanti tra le fila di Daesh negli anni passati, la questione della promozione di politiche di prevenzione della radicalizzazione è stata declassata dalle priorità nazionali come se le condizioni precedenti al dramma delle stragi in Francia fossero magicamente sparite.

Il fallimento è certamente della politica, ma è un fallimento anche delle leadership islamiche di Francia. Non possiamo ignorare le forti prese di posizione degli imam francesi anche dopo questa ennesima tragedia.

“Condanniamo fermamente l’attacco terroristico avvenuto nella basilica di Notre-Dame a Nizza. In segno di lutto e solidarietà con le vittime e i loro parenti, chiediamo ai musulmani di Francia di cancellare tutti i festeggiamenti della festa di Mawlid (che nell’Islam commemora la nascita del Profeta Muhammad, ndr)”.

A dichiararlo il Cfcm, Consiglio Francese per il culto musulmano. Ma purtroppo i comunicati stampa non bastano più. Occorre innovare con coraggio e maggiore convinzione nelle modalità di dialogo e coinvolgimento dei giovani musulmani dentro e fuori dalla moschea.

Andrebbero investiti milioni di euro non solo nella costruzione di moschee come è stato fatto negli anni passati, ma nella promozione di una nuova generazione di comunicatori e mediatori sociali formati sia nelle discipline umanistiche cosi come nelle discipline religiose e in grado di offrire una risposta “convincente” a una generazione in cui abitano migliaia di “disintegrati”.

Se non vogliamo fermarci alla sola condanna solenne di questi crimini, è ora di proteggere sul serio il nostro futuro comune con una nuova impostazione culturale e politica. Dove è responsabilità di tutti noi proteggere il nostro presente e futuro comune.

(Foto: Nizza, Basilica di Notre-Dame. Wikipedia)